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Povertà: a Cremona il 9,3% della popolazione chiede aiuto

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Provincia cremonese sotto la lente d’ingrandimento di Eupolis, istituto di ricerche sociali della Regione Lombardia, nel convegno svoltosi il 3 febbraio  a Milano. Il seminario dal titolo “Comprendere e agire sulla marginalità nei contesti urbani lombardi”, promosso dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Lombardia per la presentazione della ricerca “Aree periferiche in Lombardia: specificità e prospettive”, evidenzia che la Regione non è esente da problemi di disparità e marginalità territoriale e sociale. Negli ultimi anni, anche a seguito della crisi economica, tali disparità hanno assunto nuove vesti e in alcuni casi si sono acuite. Il rapporto ha delineato le mappe delle nuove periferie lombarde e ha preso come esempi di zone svantaggiate due province del sud regione, quella di Pavia e quella di Cremona. La pianura cremonese orientale appartiene anche al novero delle aree di marginalità demografica, insieme ad altre 7 quali l’Oltrepo pavese, la Lomellina occidentale e molte zone montane. Il criterio utilizzato per definire le zone critiche  è basato si asulla contiguità territoriale dei comuni sia l’entità dello spopolamento. In particolare: presenza di almeno cinque puccoli comuni confinanti con variazione negativa o nulla della popolazione (tra giugno 2006 e gennaio 2011), almeno due dei quali con variazione inferiore al -5%. 16 comuni cremonesi rientrano in questa categoria, per una popolazione totale di 13260 persone, una media per comune di 829 persene, con un saldo naturale medio del -5,8% e indice migratorio -2,2%.

DAL PUNTO DI VISTA FISCALE, e in particolare dei tributi locali, le due province di Pavia e Cremona vengono analizzate come casi emblematici di presenza di comuni “svantaggiati”: comuni con meno di 2000 abitanti in cui è sempre più faticoso erogare servizi a causa dei bassi gettiti fiscali.”Il livello delle entrate – si legge –  non consente una reale manovrabilità del bilancio, pregiudica l’erogazione dei servizi essenziali ed il finanziamento del programma triennale delle opere pubbliche. Il livello dei trasferimenti assegnati non sembra produrre un effetto perequativo”. “Come insegna l’esperienza francese – si legge inoltre nello studio – il rafforzamento della cooperazione intercomunale rappresentata la sola alternativa alla scelta ottima, al meno dal punto di vista economico, alla fusione dei comuni”. Una strada già segnata sulla quale si sono incamminati ad esempio i Comuni del Gal Oglio Po.

Rientrano tra i comuni cremonesi a svantaggio economico elevato, in base ai gettiti Irpef degli anni 2005-2010: Cà d’Andrea, Cappella de Picenardi, Casteldidone, Castelvisconti, Crotta d’Adda, Cumignano sul Naviglio, Formigara, Pessina cremonese, Scandolara Ripa d’Oglio, Torricella del Pizzo, Volongo, Voltido. Appartengono invece alla classe di svantaggio “medio”: Annicco, Azzanello, Calvatone, Cella Dati, Cingia de Botti, Corte de Cortesi, Drizzona, Gerre de Caprioli, Motta Baluffi, Olmeneta, san Daniele Po, Trigolo.

Per quanto riguarda i capoluoghi, la ricerca mostra che Cremona è tra le città con un tasso di povertà materiale superiore al 5%: “Per quanto riguarda – si legge – le possibili indicazioni provenienti dalla lettura dei contesti territoriali, si può notare come in ben 9 su 12 capoluoghi di provincia sia presente un’intensità della povertà materiale superiore al 5%: Varese (10,9%), Milano (10,3%), Cremona (9,3%), Pavia (9,1%), Bergamo (6,8%), Lecco (6,7%), Monza (6,1%), Como (5,7%) e Brescia (5,0%). Tale stima della povertà è ottenuta come media tra l’incidenza massima (rapporto tra il numero di assistiti e la popolazione residente in ciascun comune sede di almeno un Ente) e l’incidenza minima (rapporto tra il numero di assistiti e la popolazione residente nel grappolo di comuni costituito da ciascun comune sede di Enti e dai comuni ad esso confinanti, attribuiti secondo il criterio del “vicino più vicino”). Una conferma, se ve ne fosse stato bisogno,  di quanto gli enti assistenziali in prima linea sul fronte povertà, vanno dicendo da tempo.

L’INIZIATIVA DELLE ASSOCIAZIONI – Venerdì 14 febbraio alle ore 17 presso la sede delle Acli provinciali in via Cardinal Massaia, verrà presentato il documento nazionale “Alleanza contro la povertà”, sottoscritto da molte realtà del terzo settore, dalle stesse Acli all’Anci Lombardia, dall’Arci all’Azione Cattolica, al Banco Alimentare, Caritas, sindacati Cgil, Cisl e Uil, Cisvol ed altri.

I promotori dell’iniziativa intendono proporre un’occasione per affrontare in modo largamente condiviso il drammatico problema della povertà che sta aggredendo le famiglie e che chiede un grande impegno da parte delle istituzioni e di tutti i soggetti sociali. Nel corso dell’incontro del 14 febbraio, insieme ad alcuni ospiti, si cercherà di porre le condizioni per la costruzione di efficaci reti di territorio. Parleranno come relatori Cristiano Gori, docente di Politica sociale all’Università Cattolica di Milano e  Pietro Barbieri, portavoce del Forum Nazionale del III Settore.

g.b.

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Commenti
  • erisso

    E intanto si spenderanno due milioni di euro in due anni per una quarantina di rifugiati (di cui dieci minori). Ma…