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Rapine alla Real Games, le ammissioni della 'talpa'

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Sopra, i due uomini arrestati giovedì mattina: Greco e Pascale

Per i colpi ai danni della sala giochi Real Games sono finiti in carcere Vito Greco, 28 anni, di Biancavilla, in provincia di Catania, e Carmine Pascale, 32 anni, di Crotone. Entrambi sono residenti a Castelverde. Nelle mire dei malviventi, la sala giochi Real Games di via Eridano e l’area di servizio IP di Bettenesco, frazione di Persico Dosimo. A disporre la misura cautelare è stato il gip Guido Salvini, che ha accolto la richiesta del pm Francesco Messina.

LE ACCUSE CONTENUTE NELL’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE

Il solo Greco è accusato di essersi impossessato di 4.100 euro, sottraendo il contante dal fondo cassa della sala giochi. La rapina risale al 13 agosto del 2012. Armato di coltello e con il volto coperto da un casco integrale, era entrato nel locale simulando una rapina, facendosi consegnare la somma che gli era stata indicata da Cantarini, suo complice  e dipendente dell’esercizio pubblico.
Il 18 settembre del 2012, Greco, questa volta insieme a Pascale, aveva messo a segno un’altra rapina all’area di servizio Ip di Bettenesco. Con il volto coperto da caschi integrali, sotto minaccia di una pistola, si erano impossessati di 2.500 euro in contanti sottratti dal cassetto della scrivania dell’ufficio.
Il 30 dicembre 2012, Greco e Pascale, sempre in concorso con Tiziano Cantarini, ci avevano riprovato alla sala giochi Real Games, rubando dalla cassaforte circa 10.000 euro. Dopo essere stati informati da Cantarini sul luogo dove solitamente venivano nascoste le chiavi della cassaforte, di notte, dopo aver scardinato una finestra, si erano introdotti all’interno dell’esercizio pubblico, e, prese le chiavi da sopra un armadio metallico, avevano aperto la cassaforte e preso i soldi.
L’ultimo colpo alla Real Games (rapina) i due malviventi, sempre in concorso col Cantarini, lo avevano portato a termine il 4 marzo dell’anno scorso. Questa volta il bottino era stato di 7.600 euro, denaro preso dalla sala giochi. A volto coperto e armati di pistola, si erano introdotti di notte all’interno del locale passando attraverso una finestra lasciata appositamente aperta da Cantarini. Dopo aver minacciato un dipendente della sala giochi, in quel momento in servizio insieme al complice Cantarini, si erano impossessati del denaro per poi fuggire indisturbati.

I due, insieme ad un altro complice, Ervin Dobra, detto ‘Kevin’, farebbero parte, secondo gli investigatori, di un “gruppo più ampio di soggetti pregiudicati, legati fra loro, da anni, da rapporti di amicizia e frequentazione, persone più volte coinvolte in risse, pestaggi ed episodi di violenza”.

Inoltre, nei confronti di Greco e Pacale sussistono indizi di colpevolezza anche con riferimento ad un’ulteriore rapina: quella commessa il 21 luglio del 2012 da due malviventi con il volto coperto da caschi e armati di fucile a canne mozze presso il supermercato Cash & Carry di Cremona. Nella perquisizione del 16 febbraio del 2013 nell’abitazione di Greco sono state trovate, fra le altre cose, 13 cartucce da caccia calibro 12, di cui 4 contenute in una cartucciera artigianale in cartone e nastro adesivo (cartucciera applicabile al manico di un fucile).

LE AMMISSIONI DEL DIPENDENTE INFEDELE

Il primo a finire in manette per i colpi alla sala giochi è stato Tiziano Cantarini, che l’11 ottobre del 2013 davanti al gip ha reso un’ampia confessione, anche sull’identità e sul ruolo dei complici. Per quanto riguarda la prima rapina, quella del 13 agosto del 2012, Cantarini ha spiegato di essersi accordato con un ragazzo albanese di nome Kevin (il vero nome è Ervin Dobra), che frequentava  la sala giochi. “Lui sarebbe venuto a fare la rapina e io non avrei opposto alcuna resistenza. Gli avevo detto che in cassa avrebbe trovato circa 6.000 euro e la mia ricompensa eravamo d’accordo che sarebbe stata di 1.500 euro”. Quando il rapinatore si è presentato, Cantarini si è accorto che non si trattava di Kevin, “sia per la corporatura che per la voce”. Era comunque stato al gioco. “Dopo la rapina ammetto che mi sono dato un pizzicotto sul collo per farlo arrossare e dire alle forze dell’ordine che quel rossore era dovuto alla lama del coltello con cui ero stato minacciato. In realtà il rapinatore non mi ha mai toccato con il coltello”.
Cantarini ha poi aggiunto che “il rapinatore ha portato via 2.100 euro e che 1.000 euro li avevo prelevati io in precedenza, trattenendoli per me, perché mi servivano e perché avevo messo in conto la possibilità di non rivedere più Kevin“.  Dopo qualche giorno, però, Kevin era tornato alla sala giochi. “Gli ho chiesto come mai non fosse venuto lui a fare la rapina”, ha detto Cantarini al gip, “e lui mi ha risposto che aveva preferito incaricare un altro. Con l’occasione ne ho approfittato per chiedergli la mia parte di 1.500 euro ma lui non me li ha dati perché dalla rapina aveva ricavato molto meno di quanto io gli avevo detto”.
Mesi dopo Kevin, in occasione di un’aggressione ad un ragazzo, aveva rivelato a Cantarini che un certo Vito era l’autore della rapina del 13 agosto. “Quella sera ho conosciuto e parlato con Vito che mi ha confermato il fatto”.
Proprio da Vito Greco e dal suo complice Carmine Pascale, Cantarelli sarà ancora chiamato in causa per una nuova rapina alla sala giochi.
“Io inizialmente ho rifiutato perchè avevo paura di essere scoperto e mi ritenevo già fortunato per averla passata liscia la prima volta, ma loro hanno insistito, facendomi pressioni e minacciandomi, dicendomi che ormai c’ero dentro, che loro avrebbero potuto coinvolgermi con delazioni alle forze di polizia”.
“Sempre per intimorirmi”, ha spiegato Cantarini al gip, “mi hanno raccontato che erano stati loro due a fare la rapina al Cash & Carry: ricordo che mi hanno detto che erano d’accordo con un dipendente e che erano andati dentro con un fucile a canne mozze”.
“Alla fine, su loro insistenza, gli ho dato delle informazioni che permettessero di fare un colpo alla sala giochi di notte, quando era chiusa. Avevo desideri contrastanti: da un lato mi auguravo che li arrestassero, così non mi avrebbero più importunato, dall’altro che il colpo riuscisse, perché comunque avevo bisogno di soldi. Dopo il colpo, il 30 dicembre 2012, è scattato l’allarme, tanto che Vito e Carmine non sono riusciti a prelevare tutti i soldi che c’erano in cassaforte. La mattina, all’apertura, ammetto di essermi impossessato di 850 euro che Vito e Carmine non erano riusciti a prelevare”.
A febbraio è arrivata la proposta di un ulteriore colpo alla sala giochi. “Il 4 marzo 2013, dopo la mezzanotte, ho aperto la finestra per consentir loro di entrare. Me li sono visti di fronte e mi sono trovato due pistole puntate contro. Io mi sono spaventato perché non avevamo mai parlato di pistole e così ho gridato per lo spavento e per avvertire il mio collega in modo che potesse rendersi conto di quanto stava accadendo. Questa mia reazione evidentemente li ha spiazzati ed allora Vito mi ha tenuto fermo sotto la minaccia della pistola e Carmine mi ha colpito alla testa col calcio della pistola. Voglio precisare che non si trattava di una messinscena e che mi ha colpito veramente. La mia iniziativa di gridare ha in parte fatto andare in aria i loro piani, perché hanno perso tempo e poi hanno dovuto sbrigarsi, e così alla fine hanno prelevato solo i soldi che erano su un carrello e non l’intera somma presente, parte della quale era in cassaforte. Si sono impossessati di circa 7.000 euro ma in quel momento, considerando anche i soldi in cassaforte, c’erano complessivamente circa 20.000 euro”.

Secondo il gip, “le dichiarazioni di Cantarini sono credibili perché provengono da una persona priva di ragioni di rancore o risentimento nei confronti dei chiamati in correità e per la loro coerenza e ricchezza di dettagli. Vi sono inoltre numerosi e importanti elementi di riscontro”.

LA RAPINA AL DISTRIBUTORE

Per quanto riguarda la rapina al distributore IP di Bettenesco, avvenuta alle 18,40 del 18 settembre del 2012, i due malviventi, a bordo di una motocicletta di grossa cilindrata, col volto coperto da caschi integrali, hanno minacciato con una pistola una dipendente, impossessandosi di circa 2.500 euro in contanti. Per gli inquirenti, Greco e Pascale sono gli autori del colpo.
La moto utilizzata dai rapinatori è una Yamaha R1 di coloro rosso, moto corrispondente per tipologia e colore a quella di proprietà di Greco; il malvivente alla guida indossava scarpe da ginnastica “Adidas” di colore bianco e nero, corrispondenti per marca e colore a quelle rinvenute nella disponibilità dello stesso Greco; il casco indossato dal rapinatore alla guida corrisponde, nei colori, nei disegni e nel modello, a quello indossato dal responsabile della rapina alla Real Games del 13 agosto, e cioè Vito Greco. Il rapinatore e il complice, Carmine Pascale, nei minuti immediatamente successivi alla rapina erano insieme in una località a brevissima distanza dal distributore IP di Bettenesco. Pascale, inoltre, è mancino, proprio come il rapinatore che si è introdotto all’interno dell’ufficio minacciando la dipendente e impugnando la pistola con la mano sinistra .

PER IL GIUDICE, “SUSSISTE UN CONCRETO PERICOLO DI COMMISSIONE DI ULTERIORI REATI”

Per il gip Salvini, sussiste “un concreto ed attuale pericolo di commissione di ulteriori reati della stessa specie, pericolo desumibile dalle modalità e circostanze dei fatti e dalla personalità dei soggetti sottoposti ad indagini; si consideri, in proposito, che non ci si trova al cospetto di un singolo episodio occasionale, bensì di condotte reiterate nel tempo e che i reati sono stati commessi con l’uso di armi (armi che, con tutta probabilità, si trovano ancora nella disponibilità dei due soggetti); da evidenziare, infine, che entrambi gli indagati possiedono una notevole caratura delinquenziale e sono gravati da numerosi precedenti giudiziari”.

Sara Pizzorni
redazione@cremonaoggi.it

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