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‘Strangolati dal patto di stabilità’ Per protesta il sindaco Donato Dolini si dimette

pandino

Un vero fulmine a ciel sereno: il sindaco di Pandino, Donato Dolini si è dimesso. Lo ha detto alla fine del consiglio comunale, teso anche a fronte della questione che sta tenendo banco da prima di Natale relativa allo sfratto degli Scout, cogliendo tutti di sorpresa. Forse gli unici ad aspettarselo, perchè probabilmente avvisati, erano i consiglieri di maggioranza, che non hanno potuto far altro che ‘accodarsi’ alla scelta del sindaco, dimettendosi di conseguenza. Un fulmine a ciel sereno che ha colto anche il Partito Democratico che fino all’ultimo, fanno sapere da via Bacchetta, ha cercato di trovare una soluzione e di convincere Dolini a demordere da questa decisione. Nulla da fare. In una lunga lettera, il sindaco spiega le sue ragioni, legate, dice a motivi personali e soprattutto all’impossibilità, visti i continui tagli, di governare in maniera efficiente ed efficace. Ora partirà la campagna elettorale inaspettata anche a Pandino, dove si voterà come per il resto dei comuni cremaschi ad elezione, il 24 e il 25 maggio prossimi. Pandino sarà il 30esimo comune cremasco ad elezione.

LA LUNGA LETTERA DEL SINDACO DOLINI AI CITTADINI

Vi comunico che ho deciso, in piena autonomia, di rimettere ai pandinesi il mio mandato. Per effetto di questa decisione, con la seduta del Consiglio Comunale di questa sera si conclude questa esperienza amministrativa.
Anche se può sembrare una decisione improvvisa, non lo è. Da tempo stavo considerando questa possibilità, per due ragioni.

La prima ragione è personale ed è lentamente maturata negli ultimi quattro anni come forma estrema di protesta verso la politica di smantellamento delle autonomie locali che è stata attuata da tutti i governi in carica, nessuno escluso.
Questi anni li abbiamo impiegati ad inseguire provvedimenti di legge sempre più numerosi e confusi: l’inasprimento del Patto di Stabilità che ha bloccato le nostre risorse impedendoci di spenderle, i tagli ai trasferimenti che ci hanno tolto ulteriori risorse e che oggi si sono ridotti quasi a zero, la continua e contraddittoria introduzione di vincoli che hanno fortemente limitato la nostra autonomia operativa, fin quasi a raggiungere la paralisi.
Invece di dedicarci ai progetti che avevamo in programma, dall’estate del 2010 abbiamo dovuto ripensare tutta la strategia degli interventi per salvare il salvabile, cambiando continuamente passo per seguire prescrizioni che si accavallavano tra loro, solo per evitare che la macchina comunale deragliasse, costretti ad adottare provvedimenti che non avremmo voluto adottare e commettendo anche degli errori, perché quando si lavora sotto pressione ad attività del tutto impreviste succede anche di sbagliare.

L’idea di lasciare è affiorata diverse volte, soprattutto nel 2012, quando siamo stati costretti, nostro malgrado, ad alzare le aliquote dei tributi locali. Dopo quel momento ho sempre sperato che si aprissero degli spiragli per recuperare, e invece siamo arrivati ad oggi con l’ennesima delusione.
Il 2014 era stato annunciato come l’anno della svolta. Anch’io ero più ottimista, l’ho anche detto in Consiglio quando abbiamo approvato l’assestamento di bilancio. E invece, se possibile, sta andando anche peggio: dopo un anno trascorso a farci prendere in giro tutti, comuni e cittadini, con la farsa dell’IMU, adesso abbiamo la IUC, nuova di zecca, che contiene un mostro giuridico che si chiama TASI, una colossale presa in giro, una patrimoniale iniqua e anticostituzionale camuffata da tassa sui servizi, che porterà ad un ulteriore innalzamento della pressione fiscale su famiglie e attività.
Qualche settimana fa ho scritto al senatore Pizzetti chiedendogli di interessarsi al problema e, per come lo conosco, sono certo che lo sta facendo. Intanto però abbiamo saputo che Governo e ANCI hanno raggiunto un accordo proprio sulla TASI. Secondo questo accordo i sindaci, per poter avere nel 2014 le stesse entrate del 2013 sono stati autorizzati dal Governo ad aumentare le aliquote oltre il massimo consentito, cioè ad aumentare ancora le tasse ai propri cittadini.

Io non ci sto più. Non ci sto più a questo gioco osceno che vede i Sindaci ridotti al ruolo di grigi funzionari dello Stato, spogliati di ogni autonomia decisionale tranne quella di mettere la propria faccia davanti ai propri concittadini mentre gli aumentano le tasse per compensare buchi prodotti da altri, mentre le casse dei loro comuni sono piene di soldi che non possono spendere.
Io mi rifiuto di chiedere ai miei concittadini altri sacrifici per conto terzi. Però continuo ad avere grande rispetto per l’istituzione che ho l’onore di rappresentare e non potrei mai venir meno al mio dovere di Sindaco. Anche per questo ho deciso di dimettermi.
Dopo tante manifestazioni fatte insieme ai Sindaci di tutta Italia, dove abbiamo simbolicamente restituito la fascia al prefetto e minacciato le dimissioni in massa senza ottenere mai nulla, io mi dimetto sul serio, per protestare contro il metodo cinico e vigliacco con cui per anni siamo stati lasciati soli a spiegare ai nostri concittadini perché non possiamo fare quello che ci siamo impegnati a fare, pur avendo le risorse per farlo.
I comuni sono il luogo dove più di ogni altro le istituzioni e i cittadini vivono quotidianamente fianco a fianco, confrontandosi direttamente sui problemi spiccioli, quelli che riguardano la vita di tutti i giorni. Questa politica dissennata e stupida sta erodendo la fiducia che i cittadini hanno sempre avuto nelle istituzioni locali, e sta producendo guasti nel corpo stesso della nostra Società, guasti che sarà difficile riparare.
Certo, il mondo non cambierà solo perché il Sindaco di Pandino si è dimesso, probabilmente la maggior parte farà spallucce e continuerà come se nulla fosse accaduto.
Ma importa a me, e mi basta.

La seconda ragione è più pragmatica, riguarda l’agenda delle cose da fare ed è complementare alla prima. In questi anni, mentre cercavamo di portare avanti il nostro programma, abbiamo anche avviato un programma parallelo di modifiche strutturali, di razionalizzazione ed efficientamento della macchina del Comune, per migliorare la capacità di affrontare la nuova realtà. La scorsa estate, nel presentare il bilancio previsionale del 2013, ho informato dei progressi fatti e delle azioni compiute fino a quel momento.
Ma c’è ancora molto lavoro da fare, perché è chiaro che la situazione generale dei Comuni non migliorerà in futuro ed è quindi necessario, se vogliamo sopravvivere come ente, ripensare profondamente le modalità di erogazione di ogni singolo servizio, domandarci quali servizi siano veramente indispensabili e di quali si può fare a meno. Un lavoro difficile, delicato e lungo, molto più lungo del tempo rimasto a questa amministrazione. Ma è un lavoro che va fatto subito, perché non possiamo farci cogliere impreparati.
Noi non abbiamo più il tempo e, diciamolo pure, non abbiamo più neanche la forza necessaria per fare questo lavoro.
Questi quattro anni hanno logorato la nostra capacità di intervento. Leggo nei volti dei miei consiglieri la stanchezza per un compito che non è stato quasi mai facile e neppure motivante. Li ringrazio per avermi seguito fin qui, ma non ho intenzione di chiedere altro alla loro lealtà.
In questo ultimo anno non saremmo stati comunque in grado di fare quello che deve essere fatto e quindi è meglio lasciare che sia una nuova amministrazione, sicuramente più fresca, speriamo anche più brava, ad affrontare le sfide che ci aspettano, avendo cinque anni a disposizione per farlo.

La domanda che probabilmente qualcuno si sta facendo è: perché proprio adesso? Qual è stato l’elemento scatenante che mi ha fatto decidere?
In effetti, se avessi potuto scegliere, avrei molto preferito poter attendere ancora qualche mese, per portare a termine almeno parte delle cose a cui stiamo lavorando.
Ad esempio avrei preferito approvare prima la Variante al Piano di Governo del Territorio, che contiene alcuni degli interventi strutturali di cui parlavo qualche minuto fa, modifiche che non serviranno nell’immediato, ma che saranno utili per migliorare la competitività del “Sistema Pandino” e per dare all’Amministrazione e agli operatori economici del territorio qualche strumento in più per affrontare i prossimi anni.
Avrei anche preferito poter fare qualche passo in più sul difficile terreno delle Gestioni Associate, un tema a cui tengo molto, un passaggio indispensabile che tutti i sindaci dovranno convincersi a compiere per poter affrontare il prossimo futuro.
Nello stesso tempo avremmo anche potuto completare buona parte delle altre azioni a cui stiamo lavorando e che avrebbero portato qualche beneficio in più.

E invece tra pochi giorni si chiude la finestra elettorale di maggio. Dimettersi anche solo tra una settimana o due avrebbe voluto dire un lungo periodo di commissariamento, e io non voglio che questo accada. Per questo la mia decisione doveva obbligatoriamente essere presa adesso.
Nei prossimi mesi pubblicheremo un documento che darà conto di tutte le azioni in corso di realizzazione, in modo che le varie liste in competizione le possano valutare e possano cominciare ad assumersi le loro prime responsabilità verso la cittadinanza.

Tutti quelli che credono di avere qualcosa da offrire al servizio del loro paese, da questo momento hanno l’opportunità di farlo, raccogliendo il testimone che lascio sul tavolo. Se i pandinesi daranno loro fiducia, alla fine di maggio potranno cominciare a lavorare per il futuro del nostro paese. Io li seguirò con grande attenzione, da semplice cittadino.
Il Comune che consegno alla prossima Amministrazione è un Comune con i conti in ordine, l’indebitamento ai minimi storici e le potenzialità di investimento intatte.
Pandino è un comune virtuoso nei suoi tratti distintivi, e non lo dico io, lo dice Regione Lombardia da quando ha cominciato a misurare le performances dei comuni. L’ha detto e lo ha scritto recentemente la Lega Nord che siede nei banchi dell’opposizione, e lo ha certificato l’intero Consiglio Comunale quando un mese fa ha votato all’unanimità una mozione sul patto di stabilità.
Abbiamo le carte in regola per uscire da questa situazione non appena le condizioni generali lo consentiranno, speriamo tra non molto ma attenzione, questo non vuol dire che non ci siano problemi da affrontare e da risolvere, ce ne sono, ce ne saranno sempre, anche difficili.
Pur poggiando su basi solide, il percorso davanti a noi è molto accidentato e la raccomandazione che mi sento di fare alla prossima amministrazione è di non perdere di vista l’obiettivo di lungo periodo solo per realizzare obiettivi a breve. Sarebbe molto pericoloso.

Nei giorni scorsi ho sottoposto all’attenzione del mio Gruppo Consiliare le ragioni che ho appena spiegato. Le abbiamo discusse in modo approfondito e alla fine i Consiglieri hanno deciso all’unanimità di condividerle, sottoscrivendo questa dichiarazione. Ciascuno di loro ha anche deciso di sostenere individualmente la mia decisione di rimettere il mandato, firmando a sua volta la lettera di dimissioni dall’incarico di Consigliere Comunale. Con questo possiamo dire che, con il deposito al protocollo di queste lettere, questo Consiglio Comunale è decaduto.

Non mi rimane che ringraziarvi tutti per il contributo che in questi anni avete dato ai lavori di questa assemblea. Un ringraziamento particolare va ai consiglieri del Gruppo Civico, per aver sostenuto con lealtà le scelte che abbiamo fatto, anche quando, pur essendo necessarie, non erano quelle che avremmo voluto.
Un grazie ancora più grande ed affettuoso alla Giunta, persone straordinarie che hanno compiuto un lavoro straordinario, con passione e senza mai risparmiarsi, superando gli ostacoli, le frustrazioni e le critiche, spesso gratuite e ingenerose che sono un po’ il pane quotidiano di chi amministra oggi. Senza di loro non saremmo riusciti a fare tutte le cose che abbiamo fatto in questi quattro, difficili anni.
Lo stesso vale anche per i componenti del CdA della nostra Azienda Speciale, che hanno collaborato con impegno costante alla gestione di servizi importanti per il paese, operando nell’ambiente sempre più intricato delle aziende pubbliche.
Non posso inoltre dimenticare i CdA delle due fondazioni, che sono eletti da questo Consiglio Comunale, con cui abbiamo condiviso la definizione e anche l’attuazione di programmi molto importanti per la collettività.
L’ultimo mio ringraziamento va ai dipendenti del Comune e dell’Azienda Municipale, che mi hanno sopportato in tutti questi anni. Il loro contributo è stato indispensabile, pur lavorando in un contesto che in questi anni si è fatto sempre più difficile e complesso.
Infine, faccio i miei auguri a tutti i pandinesi, includendo anche me nel tutti. Auguro loro di saper prendere la decisione giusta quando si troveranno a scegliere chi dovrà guidare l’Amministrazione Comunale nel prossimo quinquennio, perché da questa decisione dipenderà il futuro del nostro Comune.

Per quanto mi riguarda, ringrazio i pandinesi per avermi concesso per due volte il privilegio di rappresentarli. Porterò per sempre con me il ricordo di questi anni intensi, fatti di momenti esaltanti e felici, ma anche di amarezze e di frustrazioni, come credo accada a tutti quelli che fanno questa bellissima esperienza.
Lascio con la soddisfazione per tutto quello che siamo riusciti a fare in questi anni ed il rammarico per quello che è rimasto nelle intenzioni.
In ogni caso con la tranquillità di aver fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità.
Quando ho aperto questa parentesi della mia vita sapevo che un giorno l’avrei chiusa. Quel giorno è arrivato. Torno ad occuparmi della mia famiglia e del mio lavoro, che ho entrambi molto trascurato negli ultimi dodici anni.
Con questo ho concluso davvero, vi ringrazio per l’attenzione e auguro la buonanotte a tutti.

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