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Viale Trento e Trieste, pista ciclabile inadeguata, troppe interruzioni

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Viale Trento e Trieste continua ad essere una minaccia per i ciclisti e non è la sola zona pericolosa della città. A dispetto dei chilometri di piste ciclabili esistenti sulle mappe comunali, il pericolo maggiore resta la mancanza di continuità tra i vari tratti, come più volte segnalato dalla Fiab cremonese (federazione italiana Amici della bicicletta). “Quello della mancanza di continuità tra i vari segmenti delle ciclabili è un problema di tutte le città e viale Trento e Trieste, come pure altre zone urbane, ne è un esempio”, dichiara Piercarlo Bertolotti presidente della sezione locale – Il Comune a suo tempo ha voluto rimediare alla scelta di non procedere al completamento dei due viali paralleli (per motivi economici) introducendo una pista ciclabile  fortemente inadeguata per Viale Trento e Trieste. Innanzi tutto non hanno potuto tracciare una linea gialla continua perchè questo avrebbe impedito l’accesso delle auto ai parcheggi posti sulla destra. Altro elemento di discontinuità della pista è dato dalle fermate degli autobus, con situazioni pericolose visibili ad esempio appena prima della Casa dell’Accoglienza. Qui il ciclista ha due scelte: o andare in mezzo alla strada se si trova l’autobus in sosta; o attendere che questo riparta. Certamente non si può parlare di strada a misura di ciclista”. La ciclabile poi, termina improvvisamente proprio nel punto in cui sarebbe necessaria una maggior tutela del ciclista: quando cioè, in prossimità, di Piazza Libertà, diventa da due a tre corsie per consentire alle auto la svolte nelle varie direzioni. Qui il ciclista non sa più dove andare e si trova in mezzo al traffico. La ciclabile poi termina restringendosi completamente in concomitanza con il primo riquadro blu per la sosta delle auto: volendo usare un paradosso, il ciclista finirebbe giusto giusto dentro il bagagliaio.

Queste ed altre criticità fanno parte di un monitoraggio costante che la Fiab cremonese (sede in via Speciano, presso il Forum del III Settore) sta portando avanti sulla rete ciclabile cittadina. L’apertura – su iniziativa dell’assessore all’Ambiente e alla Polizia Municipale Francesco Bordi –  dell’Ufficio biciclette nella ex casetta del custode dei giardini pubblici ha  fornito al popolo dei ciclisti cremonesi un valido punto d’appoggio, ma non basta a rendere più tranquilla la percorrenza della rete ciclabile cittadina.

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Commenti
  • palgar

    Si, ci sta la mancanza di continuità della pista ciclabile sul viale. Resta un fatto: sono davvero pochi i ciclisti che rispettano la segnaletica stradale, in primis i semafori dello stesso viale che non vengono assolutamente considerati dagli utenti della bicicletta, i quali pensano che chi sta loro dietro abbia la capacità di prevedere le loro mosse (leggasi: quando svoltano devono segnalare con la mano/braccio la direzione che prendono … La mano non serve solo per rispondere al cellulare mentre “guidano”!). E chi lo dice è un ciclista che rispetta le regole!!! Basta considerare i ciclisti delle vittime della prepotenza degli automobilisti quando i ciclisti sono loro stessi i primi prepotenti!!

    • Oscar Piacenza

      Attinenza con l’articolo che parla di un lavoro fatto con i piedi?

      • palgar

        certamente, perchè fatto con i piedi o no esistono comunque regole da rispettare. e qui chiudo.