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Tamoil: filone Stanga C'è stata gestione illecita di rifiuti, una condanna

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Processo Tamoil, filone Stanga. Dei tre manager finiti a processo, solo Enrico Gilberti, gestore della raffineria, è stato condannato per uno solo dei quattro capi di imputazione contestati dalla procura. A Gilberti, il giudice Francesco Sora ha inflitto 7 mesi di arresto e 6 mila euro di ammenda per illecita  gestione di rifiuti che sarebbe avvenuta tra il 26 novembre e il 4 dicembre del 2009. L’accusa era quella di aver stoccato e depositato in modo incontrollato, in più zone dell’azienda, rifiuti pericolosi derivanti dalle attività di raffinazione. Da questo stesso reato sono invece stati assolti “per non aver commesso il fatto” gli altri due imputati, Livio Ernesto Tregattini, delegato del settore ambiente e sicurezza, e il libico Mohamed Abulaiha Saleh. I tre sono stati assolti da tutti gli altri capi di imputazione che riguardavano il getto pericoloso di cose, reati in materia edilizia e per lo sversamento nel fiume Po di acque reflue industriali tossiche e pericolose.
Sversamento nel fiume Po: per il giudice, perché “il fatto non sussiste” e parte “perché non è previsto come reato”. L’episodio risale all’8 settembre del 2009, quando, per l’accusa, i tre imputati avrebbero sversato nel fiume Po acque reflue industriali tossiche e pericolose per la presenza, visiva e olfattiva, di idrocarburi liquidi e di sostanze derivate dalla lavorazione del petrolio.
Reati in materia edilizia (l’accusa era quella di aver realizzato senza permessi 12 edifici utilizzati per lo stoccaggio dei rifiuti): il giudice ha dichiarato il non doversi procedere per avvenuta prescrizione del reato.
Assolti “perché il fatto non costituisce reato”, infine, per il getto pericoloso di cose inerente i due episodi sul forte odore di idrocarburi che secondo l’accusa si era sprigionato dalla raffineria il 24 e il 26 novembre del 2009. L’odore aveva raggiunto il confinante istituto Stanga, provocando malori in alcuni dipendenti della scuola.
Per tutti gli imputati, il pm onorario Silvia Manfredi aveva chiesto una pena di dieci mesi di arresto e 60.000 euro di ammenda.
Nel procedimento, la difesa Tamoil ha puntato sulla genericita’ del capo di imputazione, ritenendolo “confuso” in quanto “non individuava gli autori materiali delle condotte”.
La motivazione della sentenza sarà depositata entro novanta giorni. L’avvocato Carlo Melzi d’Eril, che difende Gilberti, farà appello. Mohamed Abulaiha Saleh era invece difeso dall’avvocato Simone Lonati, mentre Livio Tregattini dall’avvocato Isabella Cantalupo.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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