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Bimbo conteso tra genitori libanesi Processo a Cremona

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Il procedimento sul caso del bambino di dieci anni conteso tra Cremona e il Libano resta a Cremona. Lo ha deciso il giudice Francesco Sora che ha sciolto la riserva, respingendo la richiesta di difetto di giurisdizione del difensore Paolo Carletti. Nel processo, imputato e’ il padre del bambino, accusato di sottrazione internazionale di minore. Il suo difensore, che in subordine aveva chiesto l’incompetenza territoriale, aveva puntato sul fatto che non era stato il suo assistito a portare il piccolo all’estero, semmai di averlo trattenuto. A suo tempo la richiesta della difesa era stata respinta anche dal gip Guido Salvini, secondo il quale “una parte dell’azione, sia sotto il profilo della sottrazione del minore, sia sotto il profilo del suo trattenimento in Libano, è stata ideata e quindi commessa in Italia”, e perche’ “la nuova fattispecie di reato, occupandosi di condotte che si realizzano avendo al centro proprio il trasferimento o il rapimento all’estero del minore, non può non avere come obiettivo anche situazioni di sottrazione che per loro natura avvengono sfruttando la presenza  della vittima in un altro paese”. Il giudice Sora ha anche respinto la richiesta di rito abbreviato, ritenendo necessaria l’audizione della madre del bambino, parte offesa nel procedimento.

Il bambino ‘conteso’  e’ nato in Italia da genitori libanesi divorziati dal 2007 davanti alla Corte islamica. Da nove anni vive con i nonni paterni in Libano. Amina, 29 anni, residente a Cremona, accusa l’ex marito di averglielo sottratto. Nel 2009 la donna, mediatrice culturale, aveva denunciato per sottrazione di minore l’ex marito, 39 anni, operaio con residenza a Forlì, diventato fondamentalista islamico. Non vuole che la mamma del bambino lo veda, né lo cresca. Nel settembre del 2011 i due ex coniugi avevano sottoscritto un accordo: lui si era impegnato a far trascorrere al figlio le feste di Natale con la madre, lei a ritirare la querela. Cosa che Amina ha fatto, mentre l’ex marito, fermamente convinto che le donne non debbano avere normale libertà di movimento, né in Libano, né in Italia, non ha rispettato i patti, e lei lo ha di nuovo querelato, questa volta per sottrazione internazionale di minore. L’ultima volta che Amina ha visto suo figlio è stato in Libano anni e mezzo fa solo per un’ora e mezza. Poi più nulla.

L’udienza e’ stata poi rinviata al prossimo 30 aprile per sentire i primi testi del pm.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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