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Case popolari, Amore: "Entro due anni tutte piene. Urge accordo con privati"

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Entro due anni potrebbero  non esserci più alloggi di edilizia residenziale pubblica disponibili a far fronte alle innumerevoli richieste. A lanciare l’allarme è l’assessore ai servizi sociali Luigi Amore, che evidenzia la necessità di “correre ai ripari”. E’ vero, attualmente vi sono 115 abitazioni popolari sfitte, in città – spiega l’assessore -. Ma 70 verranno rimessi a nuovo, e quindi assegnati, entro il 2014, mentre i restanti 45 saranno  ristrutturati e assegnati entro il 2015. Dopodiché saremo saturi. E anche nella rosea ipotesi che dalla Regione arrivassero finanziamenti per costruire nuovi complessi residenziali, non sarebbe comunque possibile realizzarli in tempi brevi. Questo significa che bisogna tentare altre strade”. L’idea di Amore è quella di mettere in campo degli accordi con i tanti privati che hanno appartamenti sfitti. “In città sono tantissimi, e se si riuscisse a trovare degli accordi per l’utilizzo di queste case come alloggi popolari, avremmo risolto il problema. L’idea è di valutare, insieme alla Regione, delle forme di detassazione sull’Imu per coloro che metteranno la propria casa a disposizione per il progetto”.

Intanto una dozzina di appartamenti degli anni 80-90 verranno consegnati al Comune dal Demanio, entro qualche mese, per essere utilizzati come case ‘alloggi ponte’. “Useremo questi appartamenti per collocarvi famiglie che sono attualmente in attesa di un’assegnazione, e in particolare i casi più urgenti. Vi resteranno alcuni mesi, il tempo necessario perché si liberino altri alloggi” spiega l’assessore.

Non manca però una nota polemica, legata in primis alla burocrazia eccessiva che circonda il settore dell’abitare. “Vi sono delle tempistiche spesso assurde, che non ci permettono di agire velocemente come vorremmo” si lamenta Amore. Il problema maggiore riguarda però la questione “fondi”. “Nelle nostre normative (legge 27) c’è una grande lacuna: i soldi che vengono raccolti nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica vanno a finire nel calderone del Comune, mentre invece sarebbe opportuno che tali fondi restassero a disposizione del settore interessato. Se quanto arriva dalla casa, restasse nella casa, magari con un bilancio a sè stante in carico ai servizi sociali, avremmo la possibilità di fare più investimenti, anche dal punto di vista delle riqualificazioni delle abitazioni, ma anche per il sostegno al pagamento delle utenze”.

Laura Bosio
redazione@cremonaoggi.it

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Commenti
  • Frank Simpson

    Iniziate a darle solo agli italiani….

  • luciano

    Sono tutte abitate dai “migranti”, quindi che senso ha costruirne delle nuove?