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Bissolati, scoperta sacca di metano Forse la perdita da vecchio tubo

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La bomba ecologica emersa nel 2007 sotto e intorno la Tamoil non ha ancora terminato di produrre i suoi effetti.  Sono stati gli stessi rappresentanti dell’azienda, giovedì mattina in conferenza dei servizi in Provincia, a parlare di una sacca di metano nel sottosuolo della canottieri Bissolati, dall’origine non ancora definita. La scoperta è stata fatta nel corso della procedura di aspirazione dei gas interstiziali in corso da un paio d’anni a cura di Tamoil nelle aree esterne. L’origine della sacca è ancora dubbia: potrebbe essere l’esito di un processo di decomposizione degli idrocarburi, ma anche una perdita accumulatasi negli anni da una delle vecchie tubature Tamoil che corrono nel sottosuolo. Lo ha spiegato l’assessore all’Ambiente Francesco Bordi intervenuto giovedì 20 marzo in commissione Vigilanza convocata da Giovanni Gagliardi (Pd) per capire le conseguenze all’atto pratico della costituzione di parte civile da parte di Gino Ruggeri, per conto del Comune stesso, nel processo in corso contro i dirigenti Tamoil. “Il problema dei gas interstiziali – ha aggiunto Bordi – era noto ai soci Bissolati fin da prima che emergesse il problema dell’inquinamento. Era noto che questi gas fuoriuscivano dai pozzetti a seconda dell’andamento della falda. Per quanto riguarda questa nuova sacca di metano rinvenuta, la società si sta adoperando per trovare una soluzione”. Sicuramente verrà utilizzato un nuovo catalizzatore per l’impianto di aspirazione dei gas interstiziali, ma la situazione è ancora in evoluzione.

La seconda notizia non positiva emersa in Commissione è quella del perdurare dei livelli fuori norma dell’acqua rilevata nei piezometri posizionati nel parcheggio della canottieri Flora. Stavolta Tamoil non c’entra, qui c’era una vecchia lanca rimpita nei decenni addietro con materiali di discarica, laterizi, oli esausti ed altro. “Se la situazione perdurerà – ha detto Bordi – anche la canottieri Flora dovrà mettere in atto un impianto di trattamento acque come quello fatto a suo tempo dalla Bissolati”.

Tra i convenuti in commissione, c’erano i due rappresentanti del partito Radicale Sergio Ravelli e Gino Ruggeri. Il primo ha potuto prendere la parola su richiesta di Alessia Manfredini, consigliere Pd: “Inviterei l’assessore Bordi a mantenere un atteggiamento di terzietà rispetto alle parti processuali. Mi pare invece che l’assessore e il Comune nel suo complesso abbiano preso per buona la ricostruzione storica dei luoghi e dell’evoluzione dei siti interni esterni alla raffineria, fatta da Tamoil. La perizia commissionata dal giudice dice altre cose e ricostruisce in maniera puntuale dove e da quando sia nato l’inquinamento. Purtroppo il procedimento con rito abbreviato per sua stessa natura non consente quella trasparenza degli atti che invece sarebbe stata necessaria e così non è emersa la qualità della perizia disposta dal giudice”. Ravelli ha parlato anche del danno gravissimo subìto dalla canottieri Bissolati nel corso degli ultimi sette anni: “150 soci se ne sono andati e nessuno è più voluto entrare; 330mila euro di spesa per gli allacci all’acquedotto e altre spese connesse all’inquinamento”. E ha annunciato per il 22 aprile la requisitoria della pubblica accusa nel processo, il pm Fabio Saponara. Il 2 aprile, invece, sarà ascoltato come testimone (chiamato dalla difesa Tamoil) l’assessore Bordi (“non vedo cosa ci sia di male”, ha affermato in risposta alle provocazioni di Ravelli). Una data che cade a tre anni esatti dalla firma a Roma dell’accordo presso il Ministero dello Sviluppo Economico allora guidato da Paolo Romani che mise i paletti per il risanamento ambientale delle aree e per il futuro dei lavoratori. Un accordo tuttora difeso da Bordi e dal Comune, in virtù del quale, ha ricordato Bordi, si è potuto procedere ad un ripristino ambientale (da nessuna parte nell’accordo si parla di bonifica) che altrimenti sarebbe andato molto più per le lunghe. “Oggi il surnatante nella falda è pressochè sparito”, ha ricordato Bordi riassumendo i dati illustrati nell’Osservatorio Tamoil il giorno prima. L’assessore ha anche ricordato come mai il Comune non abbia voluto costituirsi parte civile: una  legge europea del 6 aprile 2013 definisce molto chiaramente il danno ambientale e nel caso di Tamoil non lo si può imputare alla ditta, in quanto essa stessa sta mettendo in pratica le opere necessarie per riportare la falda entro i limiti di legge. “E il lavoro – ha detto Bordi – sta dando ottimi risultati, con un progressivo e continuo abbassamento  del surnatante.  Anche se questo non significa che nella falda non vi siano sostanze disciolte”.

Il tema politico  è stato sottolineato da Gagliardi: cosa farà il Comune se la sentenza penale (attesa per fine maggio) dovesse condannare Tamoil quantificando fin da subito l’entità del risarcimento? Come utilizzerebbe l’eventuale somma?  L’ente locale infatti sarebbe il beneficiario diretto di una eventuale sentenza di condanna, in un processo in cui non ha voluto costituirsi parte civile, ma di fatto lo è attraverso il cittadino Gino Ruggeri, mediante l’istituto dell'”azione popolare”. Difficile, ha spiegato il segretario comunale Pasquale Criscuolo, che il giudice penale abbia già gli strumenti per quantificare l’entità del risarcimento, anche nel caso di giudizio di condanna. Più probabile che questa quantificazione venga demandata a un nuovo procedimento di tipo civile. Potrebbe essere il Comune stesso, a quel punto, a farsi promotore dell’avvio della causa. “Il Comune sarà disposto a farlo, contraddicendo  il comportamento adottato finora?”, ha chiesto Gagliardi, senza ottenere risposta.

g.b.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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