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Chiusi in Prefettura i 74 quadri del Museo Rinnovato contratto

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Rinnovato il contratto tra il settore affari Museali del Comune e la Prefettura che consente la permanenza a tempo indeterminato di 74 quadri di proprietà del Comune, presso la sede del Palazzo del Governo, in corso Vittorio Emanuele II. Opere di indubbio valore artistico, firmate dai grandi della pittura novecentesca cremonese, tra cui Rizzi, Sartori, Gallesi, Camelli, Busini, Colombi Borde. Ritratti, vedute paesaggistiche, anche il celebre bozzetto di Antonio Rizzi per il sipario del teatro Ponchielli e il bozzetto per l’interno di palazzo Cittanova (nella foto). Opere che si trovano già nella sede della Prefettura, in parte visibili anche nei corridoi e nelle sale aperte al pubblico, che però hanno evidentemente una fruizione ben diversa da quella che potrebbero avere in una sala museale. E’ proprio dalle collezioni civiche che provengono queste opere, arrivate in prefettura in tempi diversi, a partire dal 2003 e nei mesi successivi, nell’imminenza della visita fatta da Carlo Azeglio Ciampi (allora presidente della Repubblica) nel dicembre 2005. Altre opere furono cedute dal Comune al palazzo del Governo come ‘compensazione’ per il progressivo spostamento dei quadri più antichi nelle sedi museali, ad esempio il dipinto del “San Martino” di Vincenzo Campi. Questo avvenne negli anni in cui Prefetto era Tancredi Bruno di Clarafond, tra 2008 e 2013. Opere antiche che tornavano al Museo e opere novecentesche che contestualmente lo hanno lasciato.

La determina dirigenziale che approva il contratto di comodato d’uso  sancisce una situazione di fatto ma pone anche degli interrogativi. Perché una collezione  tanto ricca deve restare confinata in un palazzo prevalentemente chiuso al pubblico? Ricordiamo che da quando la collezione storica dei violini è passata a Palazzo dell’Arte, le sale dell’ex cappella di palazzo Comunale sono rimaste vuote.  E le opere di Rizzi, tanto per citare uno degli artisti ospitati a Palazzo del Governo, sono la fotografia di un pezzo di storia istituzionale e sociale cremonese del primo Novecento. Eppure queste, come tutti gli altri dipinti inseriti nel catalogo della prefettura, vengono definite nella determina dirigenziale come “opere non fondamentali nel percorso espositivo del Museo”. Ovviamente il Comune si riserva il diritto di poterle ritirare, in parte o totalmente, anche su semplice richiesta.

g.b.

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