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Stop al finto Made in Italy alimentare Vittoria Coldiretti

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L’apertura del ministro Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, alla richiesta di Coldiretti di rendere pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero, rende finalmente concreta la possibilità di conoscere esattamente la provenienza di tanti prodotti dell’industria agroalimentare spacciati per made in Italy, ma realizzati con materie prime non italiane. Una contraddizione soprattutto in una provincia a spiccata vocazione agricola che tuttavia importa gran parte delle materie prime e dei semilavorati alla base della propria industria alimentare. Senza però che nessuna legge obblighi il produttore finale a dichiarare la provenienze.

L’antefatto: la scorsa settimana il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha accolto la richiesta presentata dal Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo di togliere il “segreto di Stato” sui dati inerenti agli scambi per sostenere la ripresa economica, in una situazione in cui il 33% della produzione complessiva dei prodotti alimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio “made in Italy” contiene ancora oggi materie prime straniere all’insaputa dei consumatori.  A tal fine, il Ministro della salute ha disposto l’immediata costituzione di un comitato presso il Ministero della Salute composto da esperti della materia, incaricato di definire, in tempi brevi, le modalità attraverso cui saranno rese disponibili le informazioni relative alla provenienza dei prodotti agro-alimentari a soggetti che dimostrino un legittimo interesse all’utilizzo di tali dati.

La sola provincia di Cremona, dove i nostri allevamenti mungono il 10% del latte prodotto in Italia (vale a dire oltre un milione di tonnellate l’anno), ha importato nell’anno 2013 ben 63.853.000 euro di “prodotti delle industrie lattiero-casearie”. Sempre la nostra provincia, culla della suinicoltura d’eccellenza destinata alle grandi dop, nell’anno 2013 ha importato 33.024.000 euro alla voce “carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne”. Questi i dati evidenziati da Coldiretti Cremona, fonte Istat e CCIAA. “Con il venir meno del “segreto di Stato” sui flussi commerciali dei cibi che arrivano alle frontiere italiane, sarà finalmente possibile capire, a Cremona come in tutto il resto d’Italia, quali sono le industrie che importano prodotti dall’estero, per poi metterli in vendita con il bollino made in Italy” sottolinea Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona. “L’annuncio del Ministro della Salute è una grande vittoria – riprende Voltini –. E’ una scelta di trasparenza, frutto della tenacia di Coldiretti, che ha dato vita ad azioni che hanno unito agricoltori e cittadini, a partire dai presidi al Brennero nei quali abbiamo dimostrato quanti prodotti arrivano dall’estero anonimi per poi essere spacciati come italiani”. Finora una complessa normativa doganale ha impedito l’accessibilità dei dati. “Sì è così alimentata una concorrenza sleale che ha pesato come un macigno sulla nostra economia e sulle nostre imprese – sottolinea Tino Arosio, Direttore di Coldiretti Cremona –. Oggi due prosciutti su tre venduti come italiani in realtà provengono dall’estero. Tre cartoni di latte a lunga conservazione su 4 sono stranieri, senza indicazione in etichetta. Ad essere importanti sono anche semilavorati come cagliate, polvere di latte, caseine e caseinati, che vengono utilizzati per produrre formaggi di fatto senza latte, all’insaputa del consumatore e a danno delle aziende agricole”. Intanto – evidenzia Coldiretti Cremona – le nostre imprese chiudono, schiacciate dall’impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni dall’estero di prodotti di bassa qualità, poi spacciati come Made in Italy grazie al fatto che per metà della nostra spesa alimentare non è ancora previsto l’obbligo di indicare in modo chiaro in etichetta la provenienza.

Bastino i dati del patrimonio zootecnico della provincia di Cremona: in tre anni il numero dei bovini è sceso dai 293.885 del 2010 ai 288.795 del 2013. La nostra suinicoltura nell’anno 2010 allevava 1.032.211 suini, ma a fine 2013 si era già scesi a 923.937 capi. I dati InfoCamere relativi alle imprese agricole attive in provincia di Cremona mostrano che, dal 2010 al 2013, si sono perse più di 300 imprese agricole: erano 4.575 nel 2010, sono diventate 4.258 a fine 2013.

“Quella che contestiamo è l’importazione di prodotti che arrivano anonimi, e poi vengono spacciati per Made in Italy – conclude Coldiretti Cremona –. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza, e lo stop al segreto sui flussi commerciali, con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, è un primo passo, che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”.

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