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Profughi: dalle Acli solidarietà alla Caritas contro gli attacchi leghisti

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Arriva anche dalle Acli di Cremona un messaggio di solidarietà per la Caritas per gli attacchi ricevuti nelle scorse settimane sulla questione dell’accoglienza dei profughi. L’associazione dichiara quindi che sarà presente alla manifestazione conviviale che si terrà mercoledì presso la Casa dell’Accoglienza, dalle 19 alle 22.

“Le Acli conoscono da vicino il dramma di chi è costretto a lasciare il proprio paese per la povertà,la fame o  la guerra sono migliaia gli stranieri che ogni anno frequentano gli sportelli Acli per chiedere aiuto e tutele – evidenzia l’associazione -. Le Acli sono pertanto già al loro fianco  e lo sono ancor di più  in questo momento in cui si ripresentano gli arrivi dei barconi e le morti dei naufraghi nel Mediterraneo.

Come insegna papa Francesco dovremmo solo vergognarci e piangere di fronte a queste tragedie! E se fossimo noi al loro posto? Se toccasse a noi, ai nostri figli buttarci per la disperazione su un barcone e nelle mani di scafisti senza scrupolo? E se una volta sbarcati per miracolo su una spiaggia, ci sentissimo dire: “questa è casa nostra, andatevene!  Siete troppi, non c’è posto!  Prima pensiamo ai nostri! Voi siete clandestini!” Se siamo uomini poniamoci queste domande. Se poi siamo cittadini che sanno leggere la storia dovremmo sapere che le guerre in corso sono alimentate dalle armi fornite dai paesi industrializzati (anche l’Italia) solo a scopo di lucro. Che dietro i conflitti ci sono giochi geostrategici di potenze internazionali. Che se la diplomazia è inerte o incapace di fermare le guerre è perché gli interessi in causa depongono a favore della guerra e non della pace.

Il vero bersaglio da colpire, sono allora i governi, gli organismi internazionali, i vari signori della guerra che direttamente o indirettamente hanno interesse a uccidere e bombardare e non i poveri cristi che si buttano in mare per scappare dai genocidi o dalle bombe intelligenti. Occorre manifestare contro chi fa la guerra, non contro quelli che scappano e tanto meno contro chi li accoglie. Da credenti poi siamo chiamati a riconoscerci in un’unica famiglia umana e a vedere in ogni uomo, un fratello. Da questo principio nasce la pratica della giustizia e della solidarietà. La dottrina sociale ci insegna a rimuovere le strutture economiche e finanziarie che fabbricano la miseria di miliardi di persone e le costringono a fuggire dal loro paese in cerca di una vita migliore. Papa Francesco esorta in continuazione ad andare oltre la globalizzazione che produce scarti umani. “Aiutarli a casa loro”come dice uno slogan, richiede che si facciano solide politiche di cooperazione, di sviluppo e di partenariato a partire dalla nostra città fino all’Onu. Siccome non si sta operando in tale direzione allora si nasconde l’inadempienza sotto lo slogan.

Sentirsi fratelli significa riconoscere all’altro la mia pari dignità di uomo e i miei stessi diritti.  La nostra costituzione e il Diritto Internazionale dei Diritti Umani affidano anche ad ogni cittadino la responsabilità della difesa dei diritti umani.

Riconoscere l’altro come persona, volere che abbia i mezzi necessari per svilupparsi, lottare contro ogni forma di discriminazione e violenza è un dovere che ci configura come persone, comunità  famiglia umana. Se il nostro impegno personale per motivi vari non va in questa direzione, stiamo almeno dalla parte delle realtà che difendono i diritti, quando queste sono attaccate ingiustamente come nel caso della Caritas”.

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