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Trovò cranio di rinoceronte, lo scopritore patteggia un anno

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Nella foto, Ennio Mondoni

L'avvocato Antonioli

Ha patteggiato un anno e 800 euro di multa con la sospensione condizionale della pena, Ennio Mondoni, 62 anni, il pensionato finito nei guai per ricettazione di reperti archeologici e per la mancata denuncia del suo ritrovamento alle autorità competenti. Nell’estate del 2013 l’uomo, residente a Sesto, cuoco in pensione, aveva scoperto un cranio di un rinoceronte preistorico mentre passeggiava lungo le rive del Po a Spinadesco. L’incredibile scoperta ha però portato al pensionato cremonese anche guai con la giustizia. La procura gli ha contestato la violazione del codice dei beni culturali: in sostanza di non aver denunciato alle autorità competenti il reperto entro 24 ore dal suo ritrovamento. Poco importa se lo scopritore del cranio di rinoceronte ignorasse l’esistenza di questo decreto legislativo. Se l’avesse fatto, avrebbe anche ottenuto un lauto compenso. L’accusa del pm Fabio Saponara era anche quella di ricettazione del ritrovamento, provento di scavi o di ricerche clandestine lungo le sponde del Po. La difesa del pensionato, assistito dall’avvocato Franco Antonioli, ha puntato sulla buona fede, ma alla fine si è deciso di patteggiare. ”Una scelta di tranquillità”, ha detto l’avvocato Antonioli, “il mio assistito ignorava l’esistenza di queste normative molto particolari. Se lo avesse saputo, ovviamente avrebbe denunciato il ritrovamento entro le 24 ore. Se poi è anche vero che quel cranio di rinoceronte ha un valore inestimabile e che ci sarebbe stato anche un compenso, a maggior ragione avebbe contattato le autorità”. Attualmente il fossile, ben conservato, si trova al museo paleoantropologico di San Daniele Po.

LE DICHIARAZIONI DELLO SCOPRITORE

“Spero che ora sia finita”, ha detto oggi Mondoni in tribunale, riferendosi alle sue vicissitudini giudiziarie che evidentemente non si sarebbe mai aspettato di avere. Lui, il suo prezioso ritrovamento che gli appassionati tedeschi hanno definito ‘La Gioconda dell’osso’, vorrebbe donarlo a qualche altro museo, “possibilmente a Cremona”, perché “a San Daniele è un po’ sprecato”. “Ma questa possibilità ce l’avrò?”, si è chiesto, “la legge me lo permette?”. Mondoni se la prende con i responsabili del  museo di San Daniele. “Sono venuti a casa mia il direttore, un paleontologo e un avvocato. Mi hanno detto che non lo potevo tenere perché era patrimonio dello Stato, ma potevano anche dirmi che dovevo denunciare il ritrovamento entro 24 ore”. Lui, di professione cuoco, in pensione dal 2010 – “so fare solo roast beef, cotoletta e tanta beneficenza” – si sente trattato male. “Ho dato il cranio al museo di San Daniele per ragioni di studio e loro se lo se lo sono fatto proprio”. Mondoni non ha smesso di fare lunghe passeggiate lungo il Po. “Quando ho trovato il cranio”, ha ricordato, “all’inizio pensavo fosse un cammello. Aveva tutti i denti tranne un molare. Poi un amico è andato a vedere al computer e ha visto che si trattava di un animale preistorico”. “Se penso che mi sarebbe spettato il 25% del suo valore”, ha continuato Mondoni, “anche se in realtà non è mai stato stimato il reale valore”. “Comunque”, ha concluso, “rifarei tutto quello che ho fatto, compreso il ritrovamento della ‘Gioconda dell’osso’. Datemi la possibilità di donarlo ad un museo, almeno come risarcimento morale per me. Lo donerei a Cremona perché sono cremonese”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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