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Jotta e il centrodestra in crisi: 'Bene i congressi, stop a scelte dall'alto'

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“I risultati dei ballottaggi parlano chiaro: gli elettori moderati sono rimasti a casa, ma non sono passati a sinistra. La sinistra vince grazie all’astensione record. I moderati attendono un progetto politico forte: una nuova alleanza di centrodestra che faccia politica rovesciando la piramide: spazio alla società, al territorio, a chi si rimbocca le maniche per migliorare la vita degli altri. Gli elettori si allontanano quando la politica si allontana da loro. Un nuovo centrodestra è oggi l’unica risposta liberale e moderna a una sinistra che dietro le gag di Renzi nasconde la solita vecchia musica: tasse, burocrazia, attacco costante al portafoglio degli italiani. Le misure economiche del Governo si sgonfiano ogni giorno di più, le riforme vengono rinviate, il PIL crolla. Il coordinamento lombardo di FI ha già iniziato a scrivere una pagina nuova: presto torneremo a conquistare il nostro elettorato. Serve un nuovo protagonismo liberale, contro il fisco e per il lavoro. La sinistra non conti sul nostro scoraggiamento: siamo orgogliosamente al lavoro, con il nostro popolo che ci ha avvisato, ma che rimane con noi e vuole un’Italia libera e nuova”. Le parole di Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia commenta così i risultati dei ballottaggi e le parole sono quasi le stesse di Mino Jotta, coordinatore provinciale.

A conti fatti, l’alleanza all’ultimo minuto con la Lega Nord è stata un boomerang per la coalizione Perri?. “Non sono abituato a rimpiangere la decisione presa. Una scelta va sempre contestualizzata, quando abbiamo fatto l’apparentamento c’erano tutte le condizioni per farlo. Ho grande stima per Alessandro Zagni, che ha percepito la voglia di unità del centrodestra. Io ho fatto un accordo su base programmatica, sulla necessità che c’era (e c’è) in quel momento di riflettere un’immagine unitaria del centrodestra. Che non sia stata una scelta sbagliata lo dimostrano il numero di voti presi nel loro valore assoluto: Perri al ballottaggio ne ha guadagnati, Galimberti ne ha persi. Perri è riuscito ad aumentare il consenso di circa 800 voti. Il resto poi lo ha fatto l’astensionismo, che come sempre gioca a sfavore del centrodestra”.

Crede che il necessario rinnovamento dei vertici di FI porterà a una nuova stagione di congressi? “Per quanto riguarda la mia persona, io sono sempre a disposizione per lavorare, anche come semplice militante che serve la birra alle feste. Detto questo, credo che il risultato elettorale a Cremona come altrove, sia un segnale forte che ci manda il nostro elettorato. C’è bisogno di un centrodestra unito in maniera non formale ma sostanziale, l’esempio di Bongiovanni a Casalmaggiore è lampante, una persona tenace, lungimirante e con capacità. La gente coglie segnali che spesso gli addetti ai lavori della politica non colgono. In questo contesto, FI ha la necessità di avere una condivisione dal basso delle scelte. E’ finito il tempo delle indicazioni extra-territoriali, soprattutto qui in questa provincia di frontiera, sempre utilizzata un po’ come sherpa. Ci si deve rendere conto che c’è un popolo che vuole essere rappresentato e  che la gente dà giudizi sui suoi futuri amministratori, chiedendo di poter contare nelle scelte”.

“Per quanto riguarda formule che non appartengono al centrodestra, come le primarie, io sono abbastanza refrattario. L’elettorato di sinistra ha mostrato di apprezzare questa formula trapiantata da altrove, ma non tutto l’elettorato comprende queste liturgie. Quindi meglio i congressi, purchè fatti bene e che presentino più mozioni. E’ finito il tempo dei congressi unitari. Quanto al futuro del centrodestra, il Pdl è stata una formula che non ha funzionato: preferisco il modello federativo, quello della Casa delle Libertà, dove le diverse identità restano distinte, con un obiettivo politico comune. Se questa situazione ha avuto un merito, è stato quello di costringerci a ripartire. Dal basso si può solo risalre”.

Un commento finale sulla vittoria di Galimberti? “Galimberti ha vinto non di misura, quindi il successo è pieno. A lui gli auguri, ma rimaniamo convinti che una buona parte del suo successo dipenda da motivi esterni. Non è certo per un giudizio negativo dell’elettorato sulle azioni amministrative, che Perri ha perso: guardiamo ai risultati in Lombardia, dove anche il sindaco più amato dagli italiani fino a qualche  mese fa, Cattaneo, ha ceduto il passo al candidato del centrosinistra”.

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