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Stop ai veicoli pesanti sul ponte di Po, la protesta della Fita-Cna

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Foto Sessa

La chiusura del Ponte di Po ai mezzi pesanti non va giù agli autotrasportatori cremonesi. La questione emerge da una lettera inviata in queste ore al sindaco e al prefetto di Cremona dalla Fita Cna, a firma del presidente provinciale di Cna, Giovanni Bozzini, del responsabile provinciale di Fita Cna, Adriano Bruneri e del presidente provinciale di Fita Cna, Francesco Ferruggia.

“Non possiamo fare a meno di manifestare sgomento e stupore per il modo con cui sono state prese le decisioni soprattutto se si considera che nessuna delle proposte che a suo tempo la scrivente associazione fece , non è stata presa in considerazione al fine di mantenere il regime di sicurezza richiesta al manufatto – si legge nella missiva, in cui si chiede al più presto in incontro tra istituzioni e associazione di categoria -. Abbiamo più volte espresso la nostra contrarietà alla chiusura del ponte almeno fino alla costruzione della nuova infrastruttura di attraversamento progettata più nota come “ terzo ponte”. Non viene proposta alcuna alternativa valida alle imprese ma, semplicemente si assumono atteggiamenti dettati da interessi a senso unico come se le autorità Cremonesi ed i cittadini Cremonesi non siano toccati dai problemi di sicurezza e di salvaguardia della salute”.

Fita Cna lamenta il fatto che gli ingenti investimenti fatti negli ultimi anni per la messa in sicurezza del ponte non sono serviti a migliorarne la situazione. “Il provvedimento in sé non trova giustificazione alla luce degli ingenti investimenti effettuati per la messa in sicurezza del ponte ed inoltre porterà ulteriore complicazione al traffico del Comune in termini di sicurezza fino a creare veri e propri problemi sociali di stabilità imprenditoriale. Ci domandiamo se le nostre proposte siano state prese in considerazione e se no le riproponiamo”. Perché, si chiede la Cna, non sono state fatte rispettare le regole, nè sono stati multati i trasgressori del divieto di transito ai veicoli superiodi alle 20 tonnelate. “Se infatti è vero ciò che emerge dai dati pubblicati relativi alle infrazioni commesse, ci viene spontaneo chiederci perché non sono state contestate? Perché come avevamo chiesto non sono stati messi i dissuasori? perché non sono stati installati gli autovelox ? perché non sono state installate le telecamere? Il conto è presto fatto: 12.000 infrazioni al giorno per la media 50 euro ciascuna (al minimo degli importi) moltiplicata per 300 giorni moltiplicata per 8 anni. Il conto è fatto: 1.440.000.000 di euro. Quanti nuovi ponti si sarebbero potuti costruire? Quale è il comportamento più colpevole?. Questo chiedevamo noi autotrasportatori! Il rispetto della legge che vietava il transito ai veicoli sup. alle 20 t. Colpevole negligenza o semplicemente ignavia?”.

La richiesta è quindi di un tavolo in cui poter parlare della situazione e per chiedere il ritiro del provvedimento adottato dalla provincia di Piacenza e dal Comune di Castelvetro Piacentino, ma soprattutto per trovare la risposta alle domande degli autotrasportatori: “il provvedimento del comune di Castelvetro e della Provincia di Piacenza , tiene conto delle norme che prevedono la ricerca di una alternativa in sede comunale qualora una strada sia interdetta alla circolazione? La delibera della provincia di Piacenza e del comune di Castelvetro , che potrebbe aumentare in modo esponenziale i già noti problemi di traffico e di sicurezza imponendo il rientro in Cremona , non potrebbero avere ripercussioni in termini di ordine pubblico data la peculiarità della viabilità interessata?”.

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