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Addio vecchi ospedali Ecco come cambia la sanità lombarda

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Centrodestra al governo della Regione e Pd si fanno ‘concorrenza’ sul tema della riforma sanitaria che la Giunta Maroni vorrebbe portare a termine entro quest’anno. Due presentazioni su come dovrebbe essere la sanità del futuro, sono arrivate in giornata, a Cremona, dal Pd (in mattinata, in sala Zanoni, con il consigliere Agostino Alloni e altri membri del gruppo consigliare regionale e nel pomeriggio (presso la sede della Regione), con il consigliere regionale di Ncd Carlo Malvezzi.  La proposta dei Democratici parte dalla sottolineatura delle criticità dell’attuale sistema: poca sinergia ospedale -territorio, assenza di efficaci politiche per la prevenzione; assenza di integrazione tra sociale, sociosanitario, sanitario; assenza di accompagnamento del paziente da un percorso all’altro; scarso riconoscimento del ruolo dei Comuni; assenza di strutture per le cure intermedie e assenza di risposte adeguate per la cronicità.

LA PROPOSTA PD – Nell’ipotesi Pd, una prima importante modifica è l’integrazione dei servizi sociali e sanitari, con una modifica della governance. Si fonderanno, gli assessorati alla Sanità e al Welfare. Implicitamente connesso è il principio secondo cui si addiverrà ad un’unica Direzione ed un’unica governance. E, naturalmente, un unico bilancio. Sarà l’occasione per riformare anche le Asl, che diverranno Aziende Socio-Sanitarie Territoriali. Alle Asst verrà demandata la gestione diretta delle aziende ospedaliere. Non solo. Potranno erogare servizi quali le cure primarie, intermedie e le prestazioni specialistiche ed ambulatoriali, oltreché i servizi territoriali, definendo gli ambiti d’intesa con i Comuni, la città metropolitana e le aree vaste. A queste strutture, inoltre, viene trasferita la tutela sociosanitaria delle persone affette da patologie psichiatriche.  Ai Comuni e alle Conferenze dei sindaci delle Asst verranno  riconosciuti ruoli importanti, tra cui la programmazione, le scelte strategiche e l’individuazione degli ambiti territoriali ottimali. Altro punto fondamentale è il principio per cui “chi ha meno deve pagare meno”. La proposta piddina alla compartecipazione degli utenti alla spesa sanitaria mira ad acquisire un accento di equità. In sostanza, dal pagamento dei ticket sui farmaci e dei superticket su visite ed esami ambulatoriali verranno esclusi tutti i cittadini lombardi con reddito familiare inferiore ai 30mila euro annui. Sopra tale soglia, la compartecipazione economica viene stabilita secondo criteri di progressività.

IL LIBRO BIANCO SULLA SANITA‘ – La proposta della maggioranza alla guida della Regione (presentata nel pomeriggio dal consigliere Ncd Carlo Malvezzi) prevede l’individuazione di 5 o 6 AIS  (Aree Integrate di Salute) di grandi dimensioni, di cui una relativa all’area metropolitana milanese. Ciascuna di esse dovrebbe coprire un bacino di circa1 milione di abitanti.  L’idea di base è che una programmazione centralizzata diventa per sua natura troppo rigida e inadeguata ad adattarsi alle specificità dei diversi territori, mentre l’attuale articolazione su ASL provinciali appare eccessivamente frammentata e inadeguata a perseguire contemporaneamente economie di scopo (tutelare nel migliore dei modi i differenti bisogni di salute), di scala (perseguire riduzione di costi in rapporto al corretto dimensionamento delle attività) e di specializzazione (consentire di seguire sul piano della ricerca, formazione, assistenza l’evoluzione deibisogni della popolazione). Per ogni AIS va costituita un’azienda sanitaria (ASL) che ha responsabilità di programmazione e governo del sistema e non di erogazione di servizi. Per ognuna di esse è prevista la figura del Direttore Generale che insieme ai Direttori Generali della Direzione Generale Salute e al Direttore Generale Famiglia, Solidarietà sociale e Volontariato costituiscono l’organo di Direzione strategica regionale che riferisce ai rispettivi assessori e alla giunta regionale.

La governance delle aziende-ASL potrebbe essere articolata funzionalmente in: comitato dei direttori sanitari amministrativi dei presidi ospedalieri della ASL di competenza (se previsti); un comitato di integrazione tra ASL e enti locali del territorio.

I nuovi ospedali. La rete ospedaliera della regione Lombardia potrebbe svilupparsi attorno a tre tipologie di ospedali:

1.Ospedali focalizzati su ambiti di alta complessità riconosciuti a livello regionale, nazionale e in alcuni casi internazionale (in linea di massima ospedali universitari e IRCCS a vocazione mono o plurispecialistica) che hanno la funzione di diagnosi e cura di patologie particolarmente complesse e di sviluppare e applicare tempestivamente i progressi diagnostici e terapeutici della ricerca. Hanno anche funzioni di second referral o di accesso diretto per patologie particolarmente complesse per le necessità della ricerca. Inoltre, ad essi dovrà accedere anche una parte di pazienti con patologie acute non complesse e non rare per consentire a medici, infermieri, tecnici e altre professioni sanitarie di avere una visione complessiva delle patologie acute che caratterizzano la popolazione. Occorre infatti evitare che la cultura professionale di questi presidi sia di tipo eccessivamente specialistico e determini difficoltà di dialogo e interazione con gli altri professionisti del sistema di tutela della salute. Essi richiedono elevati investimenti in tecnologie e attrezzature, ricerca scientifica, formazione avanzata di equipe mediche, infermieristiche e di altri professionisti. Il numero relativamente basso di pazienti con tale complessità e il costo elevato dei presidi impongono di evitare che si generi una competizione antieconomica per il sistema regionale a causa di duplicazioni e/o induzione di una domanda inappropriata o comunque non necessaria, oltre a mettere a rischio la qualità delle cure erogate.

2. Ospedali plurispecialistici per acuti che hanno un bacino di riferimento prevalentemente territoriale, ma che potrebbero avere per alcune specialità anche un bacino di riferimento regionale ed interregionale o nazionale. Sono dotati di specialità mediche e chirurgiche e di tutti i servizi di supporto per il trattamento dipatologie acute, non necessariamente di alta complessità. Ai presidi ospedalieri plurispecialistici per acuti dovranno affluire pazienti con situazioni di salute abbastanza diffuse e frequenti sul territorio ma che richiedono investimenti tecnologici, ricerca e formazione di adeguate professionalità meno complesse rispetto ai presidi focalizzati su ambiti di eccellenza, sempre rispettando soglie minime di attività individuate per garantire la sicurezza dei pazienti e la qualità dell’assistenza. Con riferimento a tali ospedali dovrà essere attivata una razionalizzazione con lo scopo di eliminare duplicazioni che comportano rischi per i pazienti (es.mancato rispetto di standard minimi per le diverse specialità, dotazione insufficiente di apparecchiature/attrezzature o obsolescenza delle stesse e assenza di professionisti con le competenze richieste da un’assistenza di qualità), che si dimostrino non economiche. Si tratta di ospedali che possono essere anche di grandi dimensioni in aree ad elevata densità dipopolazione o di ospedali di medie dimensioni in aree con popolazione più dispersa. La Commissione si riserva di approfondire in un ulteriore documento il tema della dimensione ottimalee minima di tali presidi.

3. Ospedali di prossimità territoriale: questi ospedali, configurabili come presidi ospedalieri territoriali (POT), saranno punti di primo intervento collegati a distanza con gli ospedali diriferimento. Si tratta di strutture che eseguono una casistica di base in regimi assistenziali di degenzasolo di medicina, DH o ambulatoriali compresa piccola chirurgia. Faranno riferimento a questi ospedali pazienti con DRG non chirurgici, semplici, pazienti sub-acuti che devono essere monitoraticon continuità in regime di ricovero dopo trattamenti di fasi acute (funzioni di dimissioni controllateo con letti di sollievo per i presidi dei primi due tipi), pazienti cronici, pazienti sottoposti atrattamenti riabilitativi. Quindi, in generale pazienti che si trovano in una condizione intermedia traquella che richiede l’ospedalizzazione in un centro di alto o medio livello di complessità e quella che consente tranquillamente la gestione domiciliare.

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