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Maxisequestro della finanza, calabrese indagato per legami con la mafia

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Sopra, la conferenza stampa al comando di Cremona di via Zara (foto Sessa)

AGGIORNAMENTO – Un calabrese 47enne residente a Palazzo Pignano sospettato di essere uno dei contabili del gruppo criminale facente capo alla famiglia siciliana dei Mangano: è indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso e, assieme al fratello, è stato colpito da un provvedimento di sequestro per beni, complessivamente, del valore di oltre 5 milioni di euro. L’operazione è stata coordinata alla Direzione distrettuale antimafia di Milano e si è avvalsa del lavoro condotto dalla guardia di finanza del comando provinciale di Cremona. L’uomo residente nella nostra provincia finito nei guai, Rocco Cristodaro, è – come il fratello Domenico, anche lui indagato ma stabile e con lavoro nel Milanese – un consulente contabile, con due società (finite sotto sequestro) nell’area cremasca. Proprio nell’area cremasca, nei dintorni di Palazzo Pignano in particolare, sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di un milione e 300mila euro circa (somma riportata dalle carte ufficiali, il valore effettivo potrebbe essere maggiore) fra cui una struttura con animali (tra i quali esemplari di zebra e cammello) che organizza, tra le altre cose, passeggiate a cavallo (arrivate rassicurazioni sulle condizioni in cui verranno tenuti gli animali in seguito al sequestro). L’operazione è stata delineata nella mattinata di martedì, attorno alle 11 al comando dei finanzieri di via Zara, in una conferenza stampa organizzata poche ore dopo l’applicazione del provvedimento di sequestro. A prendere la parola, il tenente colonnello Gianfranco Zarro, in rappresentanza del comando provinciale, e il tenente Naique Palla, che con il personale della sezione di Crema della guardia di finanza ha puntato la lente sul 47enne di Palazzo Pignano.

I militari del nostro territorio si sono occupati principalmente degli accertamenti di tipo finanziario e fiscale mentre, parallelamente, la squadra mobile di Milano ha indagato sui presunti legami con la criminalità organizzata. Le due piste sono confluite sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Un’inchiesta che ha origine diversi anni fa. E che negli ultimi mesi, soprattutto, ha puntato sulla stretta collaborazione tra guardia di finanza della provincia di Cremona e polizia milanese, collaborazione che ha portato nelle scorse ore al provvedimento di sequestro. Sigilli a oltre 120 immobili, 3 società e 81 conti correnti bancari: questo il bilancio dell’operazione, nel corso della quale sono stati sequestrati complessivamente beni per più di 5 milioni di euro riconducibili ai due fratelli calabresi, arrivati al Nord nel 1999 e ritenuti dalle forze dell’ordine, come accennato, legati alla criminalità organizzata siciliana.

Il sequestro, disposto dal tribunale di Milano, è stato eseguito – spiega una nota della Finanza – nel capoluogo lombardo e in vari comuni delle province di Cremona, Biella e Bergamo, dagli agenti della squadra mobile di Milano, dai finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Cremona e dai carabinieri della squadra misure di prevenzione della procura di Milano, che hanno operato congiuntamente con il coordinamento del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e del sostituto procuratore di Milano, Alessandra Dolci.

Il provvedimento – spiega ancora la nota della Finanza – è stato emesso nei confronti di due fratelli di origine calabrese titolari di due studi di consulenza contabile e sospettati di essere i reali proprietari del consistente patrimonio oggetto di sequestro, accumulato nel corso degli anni, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, grazie ad attività illegali e dissimulato mediante una fitta rete di prestanome. I due professionisti sono sospettati di essere i contabili del sodalizio criminale guidato dalla famiglia Mangano, decapitato lo scorso settembre dall’emissione di provvedimenti di cattura che sono stati eseguiti dalla squadra mobile di Milano a seguito di indagini condotte dalla Dda del capoluogo lombardo.

Gia in passato i due professionisti erano stati oggetto di indagini dello stesso tenore condotte da varie forze di polizia, tra le quali la tenenza della guardia di finanza di Crema, che recentemente ha individuato un fitto reticolo di società, ritenute utilizzate per una consistente frode fiscale (128 milioni di euro di base imponibile evasa e fatture false per oltre 94 milioni) e messe a disposizione dei sodalizi criminali per riciclare il denaro proveniente da attività delittuose. Il sequestro dei beni come misura di prevenzione ai sensi delle norme contenute nel nuovo Codice Antimafia, sottolinea la guardia di finanza, rappresenta un ulteriore sviluppo delle indagini precedentemente svolte dalla Dda di Milano nei confronti dei componenti del sodalizio Mangano e compendia mesi di accertamenti patrimoniali condotti sinergicamente da tre forze di polizia operanti sotto la direzione del sostituto procuratore Alessandra Dolci.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

FOTO SCATTATE DURANTE IL SEQUESTRO


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