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Segnaletica stradale, ogni Comune fa da sé (e spesso esagera)

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La segnalazione del limite di velocità dei 50 all’ora? Inutile. Il cartello che indica i gemellaggi tra comuni d’Europa? Di troppo.  La segnaletica stradale che accompagna l’ingresso dei centri abitati è stata passata al setaccio dall’amministrazione provinciale di Cremona, settore manutenzione strade e ne è scaturito un dossier che riporta le regole di base per indicare l’inizio e la fine dei centri abitati,  particolarmente utile  lungo una rete stradale disseminata di piccoli e picolissimi comuni. Si scopre così che buona parte della segnaletica esistente contiene  degli errori e sono proprio i Comuni a commetterli, anche se in buona fede.  Il dossier inizia con la definizione di ‘centro abitato’: “Insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine. Per insieme di edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada”. Una definizione, recita il codice della strada, utile perchè “è finalizzata ad individuare l’ambito territoriale in cui, per le interrelazioni esistenti tra le strade e l’ambiente circostante, è necessaria da parte dell’utente della strada, una particolare cautela nella guida, e sono imposte particolari norme di comportamento”.

Una delle norme che spesso vengono violate nella segnaletica cremonese e non solo riguarda le distanze dei cartelli: spesso l’inizio di un centro abitato viene segnalato troppo in anticipo e lontano dal primo agglomerato di case significativo. Ma soprattutto, “il segnale di inizio centro abitato ha valore anche per segnalare per i centri abitati il limite di velocità e il divieto dei segnali acustici, di cui rispettivamente agli articoli 142, comma 1, e 156, comma 3 del codice. Pertanto non è necessario aggiungere i due segnali di prescrizione di ‘limite di velocità’e di ‘divieto di segnalazioni acustiche’, come invece fanno molti comuni, ad esempio, nelle foto riportate dalle linee guida, Volongo o san Giovanni in Croce. “Non è consentito aggiungere al nome della località altre iscrizioni, né porre sotto il segnale altre scritte sia pure con pannello aggiuntivo”, precisa la Guida.

Più chiaro di così. E invece le violazioni sono parecchie. “Si è rilevata – si legge ancora – invece, la tendenza di taluni Comuni a considerare la circolazione nel proprio centro abitato come un caso speciale a cui far fronte con l’impiego di segnali stradali particolari, realizzati all’occorrenza e con propri autonomi significati. Siffatte situazioni hanno dato luogo ad una variegata casistica di pannelli integrativi, di lunghe iscrizioni accessorie, di deroghe ingiustificate o irregolari in quanto riferite a particolari utenti senza alcun fondato motivo. L’impiego di segnali in numero superiore a quello necessario è da evitare, non solo perché costituisce un maggior onere per apporli e mantenerli, ma anche perché tende a sminuirne l’efficacia od il valore cogente. Ciò si verifica specialmente quando si tratta di segnali di pericolo e di prescrizione”.

Insomma, aggiungere troppi altri segnali al cartello di inizio centro abitato non ha molto, senso, è inutile e sminusce l’importanza dell’avviso stesso. Anche se si tratta di comune  denuclearizzato, gemellato con altre località, appartenente alla Padania o si trova lunga la strada del vino.

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