Un commento

Corso Garibaldi, M5S: "Questo progetto è da centri commerciali. Si agisca su burocrazia, tasse e caro affitti"

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Sulle vicende di corso Garibaldi interviene anche il Movimento 5 Stelle di Cremona, attraverso un’interrogazione che la consigliera comunale Lucia Lanfredi ha depositato nei giorni scorsi. Nel documento si fa riferimento innanzitutto all’iniziativa posta in essere dall’amministrazione, denominata “C’è un fiume in corso Garibaldi”, indicandola come “un palliativo celato verso quelle irritazioni esacerbate dei commercianti delle cui richieste le amministrazioni nel tempo han solo mostrato una tragicomica incertezza di obiettivi sul futuro dell’area”. Secondo il Movimento, “Il progetto, più che proporre qualcosa di nuovo sembra non essere tanto diverso da quelle politiche di marketing, tipiche dei centri commerciali”.

Il documento presentato dal M5S pone l’accento su quelli che realmente sono i problemi del commercio locale: il compito della politica, secondo Lanfredi, è quello di agire su altre questioni, per favorire il commercio, come “non intralciare le attività con burocrazia o sistemi di nuova tassazione, compensando con un assistenzialismo clientelare di facciata che non aiuta i commercianti nella risoluzione dei loro problemi che hanno origini diverse: quali le numerose concessioni per i centri commerciali sul territorio, il costo del plateatico, il caro affitti, l’aumento continuo delle tasse in genere per lo svolgimento delle loro attività, con particolare riguardo la nuova tassa sui rifiuti. Il sindaco e la Giunta che genere di progetti vogliono mettere in campo affinché si possa agire concretamente su ognuno di questi aspetti?”.

IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE

Avendo osservato con attenzione quello che è divenuto Corso Garibaldi in questi giorni rimaniamo fortemente perplessi sull’utilità dell’ azione dimostrativa che, a quanto pare, dovrebbe attrarre più visitatori al fine di incrementare il commercio locale.

A nostro avviso questa iniziativa ha più l’aria di esprimere un palliativo celato verso quelle irritazioni esacerbate dei commercianti delle cui richieste le amministrazioni nel tempo han solo mostrato una tragicomica incertezza di obiettivi sul futuro dell’area.

La nostra perplessità è fortemente legata anche al senso culturale che il sindaco ha voluto imprimere con questa scelta.
Per questo chiediamo al Sindaco: che significato ha per Lei il termine cultura?
Perché, con questa azione dimostrativa, ci sembra che il “fare cultura” venga travisato in intrattenimento con cui più che suscitare riflessioni costruttive e stimolare le menti si limita a ricordare ai passanti che Cremona ha un fiume (come se già non lo sapessero): non pensa sia un po’ scarna di motivazioni questa scelta?

Il progetto, più che proporre qualcosa di nuovo sembra non essere tanto diverso da quelle politiche di marketing, tipiche dei centri commerciali, volte alla realizzazione di spazi attrezzati per lo svago dei bambini, di eventi per celebrare spettacoli da intrattenimento secondo l’idea di trattenere il più a lungo le persone per mantenerle potenziali acquirenti. Non pensa che ci sia bisogno di differenziarsi nelle proposte culturali da quei soggetti commerciali il cui scopo è ben altro che la promozione di un senso civico di appartenenza?

Siamo alle solite: l’attitudine comune di occupare il proprio tempo con azioni occasionali, fini a se stesse, nella pianura piatta della noia che ci circonda: le persone passano, si fermano, magari intrattenute dall’offerta di una banale merendina concessa per gentilezza (ma anche per marketing) dall’azienda locale di turno, lasciano i propri bambini al laboratorio di disegno che oggigiorno va di moda, e si spera intanto ne approfittino per assaltare le vetrine dei negozi circostanti facendo della solidarietà ai negozianti con l’acquisto della merce. Come sempre la politica al servizio del mercato, senza mai domandarsi che tipologia di mercato si intenda promuovere. Non pensa che la politica debba smetterla di sentirsi piegata ai voleri e alle pretese dell’imprenditoria locale e si concentri nel dettare, invece, una linea di indirizzo che veda al centro la persona con i suoi diritti ma anche i suoi doveri verso la comunità?

Il sindaco e la giunta devono ricordarsi che fino a prova contraria l’ apertura di un’attività commerciale è soggetta ai rischi di impresa per i quali il successo o il fallimento dipendono dalle scelte stesse che compie un imprenditore. La politica si deve limitare a non intralciare le suddette attività con burocrazia o sistemi di nuova tassazione, compensando con un assistenzialismo clientelare di facciata che non aiuta i commercianti nella risoluzione dei loro problemi che hanno origini diverse: quali le numerose concessioni per i centri commerciali sul territorio, il costo del plateatico, il caro affitti, l’aumento continuo delle tasse in genere per lo svolgimento delle loro attività, con particolare riguardo la nuova tassa sui rifiuti. Il Sindaco e la Giunta che genere di progetti vogliono mettere in campo affinché si possa agire concretamente su ognuno di questi aspetti?

Noi crediamo che la politica debba stimolare l’economia locale senza assoggettarsi ad essa, promuovendo attività artigianali, professionali e imprenditoriali che la possano arricchire anche culturalmente e non abbiano il solo taglio indiscriminatamente consumistico a cui abbiamo assistito sino ad oggi.

Quello che ci preoccupa, invece, come forme di promozione della cultura sono proprie queste azioni estemporanee, prive di contenuti, che lasciano, tra un evento e l’altro, vuoti di crescita collettiva.

L’azione intrapresa dal Sindaco pecca, secondo il nostro punto di vista, nella comunicazione che da essa ne emerge, e cioè che risulta pressoché unidirezionale. Le persone non sono state coinvolte nel progetto, rimangono spettatrici di un qualcosa che non gli appartiene e rispetto al quale riservano una certa disapprovazione. Per questo chiediamo al sindaco: ha in serbo l’idea di coinvolgere la cittadinanza nella creazione di progetti culturali per la città?
E se si, come intende stimolare questo coinvolgimento?

Facendo riferimento ad un recente articolo apparso su una testata locale, la scelta simile fatta a Copenaghen aveva previsto il coinvolgimento della popolazione locale nella progettazione “degli elementi artistici utili all’arredo urbano”, un atteggiamento di cui fu molto entusiasta la cittadinanza dimostrando al contempo grande partecipazione.

Quando le scelte calano dall’alto senza coinvolgere la comunità, invece, si crea una spaccatura che irrimediabilmente sfocia in un rifiuto giustificato (basato su argomentazioni differenti, alle volte criticabili, ma comunque comprensibili) verso quella che viene ritenuta un’imposizione, nonostante possa essere la stessa a fin di bene.

La collettività va coinvolta, ha bisogno di sentirsi partecipe perché è soltanto attraverso la partecipazione che si ricrea quel senso di comunità che gli atti individualistici delle amministrazioni, dell’associazionismo locale e delle persone in generale hanno costantemente degradato nel corso del tempo. Ci sono realtà importanti, specie negli ambienti scolastici, che lavorano affinché la città si arricchisca di idee e progetti innovativi ma su cui il provincialismo culturale di Cremona ha sempre mostrato una certa indifferenza trincerandosi, con scarsa lungimiranza, dietro la promozione del proprio passato storico-artistico, come se la città potesse permettersi di vivere solo di rendita senza avere uno sguardo sul proprio presente e futuro. Nei progetti che il Sindaco tiene in cassetto ci sono proposte utili a stimolare forme di creatività e idee valide che possano restituire uno sguardo nuovo sulla città?

Sarebbe troppo facile giudicare l’ammontare dell’importo speso per Corso Garibaldi. Riteniamo comunque che anche e soprattutto in un periodo di crisi la promozione della cultura è e deve essere uno dei canali prioritari che possono portare ad un miglioramento nella nostra società. Ma che dietro questo investimento ci sia un progetto culturale serio, per noi è di prioritaria importanza comprenderlo.
Per cui, nell’intento di stimolare un dibattito proficuo sul futuro culturale della nostra città, chiediamo al Sindaco: che progetti concreti tiene nel cassetto per promuovere la cultura a Cremona?

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Commenti
  • Corsaro Nero

    “un palliativo celato verso quelle irritazioni esacerbate dei
    commercianti delle cui richieste le amministrazioni nel tempo han solo
    mostrato una tragicomica incertezza di obiettivi sul futuro dell’area”………..ho capito chi ha scritto l’articolo……..