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Prof derubata, la lettera del padre del portinaio 'Solo una mia deduzione'

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“Quella lettera ? E’ solo il frutto di una mia deduzione, sono fuori di testa per quel che è accaduto”. Ha fatto un passo indietro il padre del portinaio chiamato a testimoniare in aula sulle dichiarazioni rese in tribunale dal figlio in merito al processo contro Domenico Bevilacqua, 39 anni, residente a Cremona, e la 53enne ucraina Mariya Martsinovska, accusati di furto, falsità in scrittura privata e falsificazione di titoli di credito. Cinque assegni bancari che cinque anni fa, secondo l’accusa, sarebbero stati rubati dall’abitazione  di Esterina Bertani, 92 anni all’epoca dei fatti, nel frattempo deceduta.
Per la procura, l’anziana, insegnante di Stenografia e vedova del senatore Dc Giovanni Lombardi, sarebbe stata derubata nella sua abitazione di via Ruggero Manna per un ammontare di 100.630 euro proprio da Maria, che faceva la badante in casa della Bertani, e dal suo complice.

A sorpresa, a scagionare gli imputati ci aveva provato il portinaio di palazzo Manna, che in aula aveva affermato che il denaro era il frutto di una donazione della signora Bertani. “I soldi li ha dati a me, io non volevo, ma lei ha insistito”, aveva detto.
A mettere in dubbio la storia della donazione, però, è  una lettera scritta da suo padre e prodotta in aula dalla parte civile nella quale l’uomo afferma che la deposizione del figlio è il frutto di una forzatura. Tutto per paura di una persona che avrebbe minacciato suo figlio dicendogli che se avesse cambiato quanto dichiarato avrebbe dovuto allontanarsi da Cremona.

Oggi, sentito in aula, il testimone ha fatto un passo indietro: “Mio figlio mi ha detto di stare tranquillo e la mia mente è andata oltre. La lettera è una mia deduzione, è il frutto della mia disperazione”. “Io sono limpido e tranquillo”, ha aggiunto, rispondendo alle domande del pm onorario Silvia Manfredi e delle parti, “non ho paura di nessuno e nessuno mi ha contattato. Sono morto moralmente dopo aver letto la deposizione di mio figlio, ma io non ho mai accusato nessuno. La sua deposizione costretta con forzatura? Io non l’ho mai detto, piuttosto mi è sembrata pilotata, ma sono mie deduzioni. Quella lettera l’ho scritta in buona fede”.

Sempre oggi in aula il giudice ha nominato il suo perito grafico Patrizia Zenzolo che dovrà pronunciarsi sull’autenticità o meno delle firme sugli assegni.
Il processo è stato aggiornato per la sentenza al prossimo 22 ottobre per la sentenza.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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