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Maxi evasione, Spagnuolo patteggia tre anni e cinque mesi

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Davanti al giudice per l’udienza preliminare Letizia Platè, Luigi Spagnuolo, 53 anni, ex macellatore di Spino d’Adda, accusato di aver organizzato e gestito per oltre dieci anni un’ingente frode fiscale accumulando uno smisurato patrimonio, ha patteggiato una pena di tre anni e cinque mesi. Il primo caso, quello di Spagnuolo, in cui un evasore fiscale viene ritenuto socialmente pericoloso e condannato a tre anni di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Insieme a Spagnuolo hanno patteggiato altre 14 persone, tra cui la moglie (due anni e due mesi), il figlio (due anni, pena sospesa) e lo zio della moglie (un anno e dieci mesi, pena sospesa). Otto i rinvii a giudizio. Per loro il processo si aprirà il prossimo 9 dicembre. Tutto nasce dall’indagine “Odisseo” del nucleo di polizia tributaria di Cremona che ha smantellato un’organizzazione criminale che in poco più di dieci anni ha sottratto al fisco decine di milioni di euro di Iva. Le indagini, avviate alla fine del 2010 e culminate con il sequestro di beni per circa 25 milioni di euro, hanno convinto i giudici che Spagnuolo, a capo di un’organizzazione che da Lodi affittava la manodopera di circa 800 lavoratori per un giro d’affari di 200 milioni di euro, da tempo viveva con i proventi del reato di frode fiscale. Lo scorso 17 gennaio la prima sezione penale della corte d’appello di Brescia aveva confermato la sentenza emessa in primo grado dal tribunale di Cremona nel gennaio del 2013 nei confronti di Spagnuolo, confermando la misura dei tre anni di sorveglianza speciale e la confisca di tutti i suoi beni per un valore di 25 milioni di euro. Tra essi, un’azienda agricola con 17 terreni e vigneti del valore di 7,5 milioni di euro, un allevamento di cavalli, 7 immobili, tre lussuosi bar nel centro di Lodi, una collezione d’auto d’epoca, diverse autovetture di lusso, tra le quali Ferrari e Porsche, uno yacht Riva di 28 metri di lunghezza del valore di quasi 5 milioni di euro, 3 posti-barca nel porto di Genova del valore di 1,2 milioni di euro. La sentenza di Cremona aveva colpito anche i beni acquisiti in leasing poichè le società finanziarie non hanno dimostrato di aver stipulato i contratti verificando adeguatamente le possibilità economiche del cliente.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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