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Nella giustizia 'troppi tempi morti', intervista al giudice Francesco Beraglia

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Ha preso servizio in tribunale lo scorso 18 agosto, il giudice Francesco Beraglia, napoletano, classe ’65, e a Cremona dice di aver già trovato “un ambiente molto buono ed efficiente”. “Ho avuto un ottimo impatto”, ha spiegato nella nostra intervista, “un’ottima impressione. La presidente Marini è molto attiva, una vera manager, così come il presidente di sezione penale Massa. E poi ci sono tanti colleghi giovani che hanno voglia di fare, c’è linfa vitale. Il settore che mi sembra più in sofferenza è quello civile, e anche l’ufficio gip”. “Rispetto a Brescia”, ha aggiunto, “Cremona è una realtà più gestibile, a Cremona si può lavorare molto meglio”. Il giudice Beraglia, entrato in magistratura dal 1995, arriva infatti da Brescia, dove ha lavorato dal 1996 presso gli uffici della procura pretura, poi fino al 2006 presso la procura tribunale e dal 2006 assegnato al dibattimento penale. Dall’agosto di quest’anno è a Cremona impegnato nel settore penale. “Per ora mi hanno affidato un bel numero di fascicoli”, ha spiegato il magistrato, “si tratta di procedimenti mai trattati. 120/130 fascicoli di Crema e poi ho iniziato nuove udienze di Cremona”.
Come giudica l’accorpamento del tribunale di Crema a quello di Cremona ?
“Uno dei problemi che abbiamo è l’utilizzo di dispersivo delle risorse. Ci sono tanti piccoli tribunali che non hanno ragione di esistere, ma non basta accorpare semplicemente mettendo insieme due realtà. Nel momento in cui si sopprime, infatti, occorre fare una valutazione su come destinare le risorse umane. La situazione attuale è quella pensata 60 anni fa, mentre invece occorre fare una valutazione degli effettivi carichi di ciascun tribunale”.
Come ne pensa della riduzione delle ferie dei magistrati prevista dalla riforma della Giustizia ?
“Quella delle ferie non è una battaglia che si deve percorrere. Non si vuole certo proteggere il privilegio dei 45 giorni, anche se noi magistrati non svolgiamo un lavoro impiegatizio e posto che i tribunali sono comunque sempre aperti. La verità è che si tratta di un problema di minori garanzie per l’imputato: se ad esempio c’è un’udienza il 4 agosto, magari mancano gli avvocati, magari non ci sono i testimoni e quindi il processo deve essere rinviato. Effettivamente quello estivo è un periodo in cui è difficile lavorare. Il vero problema è quello di non intasare la procura, limitare l’area della rilevanza penale e cercare di trovare meccanismi che accorcino i processi. Ci sono troppi tempi morti: passano diversi mesi, ad esempio tra l’avviso di chiusura indagini e la prima udienza del processo in caso di rinvio a giudizio, così come passa troppo tempo dal processo penale, che in media dura sei mesi, ai successivi gradi di giudizio. Le procure si intasano e in questo modo il processo diventa elefantiaco, burocratico e poco efficiente”.
Sulla separazione delle carriere ?
“Il problema è che non bisogna fare interventi di facciata che non portano ad un reale miglioramento. Bisogna fare quello che davvero serve per il funzionamento vero della giustizia”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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