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Emergenza sanitaria, il Sap chiede più tutela per i poliziotti

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La discussione sull’emergenza sanitaria, a seguito dell’epidemia di Ebola, approda anche a Cremona. A richiamare l’attenzione è il Sap (Sindacato autonomo di polizia) del territorio, che chiede al Questore, “di concerto con tutte le autorità preposte, anche relativamente alle procedure di accompagnamento e fotosegnalamento dei cittadini stranieri nella nostra provincia, di porre in essere tutte le iniziative possibili per la tutela della salute degli operatori delle forze dell’ordine e della collettività”. Una richiesta per scongiurare eventuali problemi, in quanto sinora, nonostante i numerosi arrivi di questi mesi, non sono stati registrati casi di patologie infettive. In particolare si richiama l’attenzione sul fatto che gli agenti, che entrano in contatto con profughi provenienti dai più disparati luoghi del mondo, sono costantemente a rischio di contrarre infezioni.

“Spesso coloro che devono garantire la sicurezza nel nostro Paese, non sono neppure nelle condizioni di garantire la propria. Non hanno le dotazioni per difendersi dalla malattia, né possono applicare particolari protocolli per prevenire il contagio a livello nazionale – evidenzia Gianluca Epicoco, segretario provinciale del Sap -. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha fatto sapere che il mese scorso è partita la richiesta di uno stanziamento aggiuntivo per potenziare i dispositivi di protezione individuali per gli operatori, quali termometri a distanza, e diversi tipi di guanti e mascherine, e siamo in attesa di verificare la loro effettiva distribuzione, sia nelle zone di arrivo che in quelle periferiche.

Diventa difficile porre in essere controlli sanitari forzati e non si possono trattenere le persone se non per il tempo strettamente necessario alla loro identificazione e collocamento nelle strutture d’accoglienza. L’emergenza umanitaria va trattata di par passo a quella sanitaria che, senza inutili allarmismi, non va tuttavia sottovalutata”.

Non si può sottovalutare il fatto, secondo il Sap, “che ogni provincia accoglie poi i profughi sbarcati sulle coste Italiane per cui, se gli arrivi continueranno, è necessario rapportarsi al fenomeno migratorio in maniera differente da come è stato fatto finora perché ci sono stati già operatori di Polizia contagiati dalla Tbc.

Ora il rischio Ebola è elevato e ancora più pericoloso per cui bisogna anche pensare a preservare i poliziotti, altrimenti, se dovesse succedere il peggio, chiederemo, ovviamente, l’accertamento di eventuali responsabilità”.

Il nodo da sciogliere è quello delle dotazioni insufficienti e delle procedure superficiali che vengono messe in atto durante le operazioni. Quando le forze dell’ordine quotidianamente salvano la gente dai barconi non sanno né chi siano né da dove vengano, vengono fatti salire a centinaia su una nave dove ci sono alcuni medici che effettuano un esame sommario. Questo tipo di controllo sanitario è utile solo per alcuni tipi di patologie come ad esempio la lebbra e la scabbia, non certo per l’Ebola o altre malattie più gravi. Intanto, però, gli operatori stanno a stretto contatto con loro, senza particolari dotazioni se non mascherine leggere e guanti in lattice e senza strumenti di anticontaminazione. L’eventuale portatore di malattie gravi, una volta toccata terra, viene fatto salire su un pullman o sull’aereo e smistato in diverse regioni Italiane per poi, giustamente, andare dove vuole, perché, lo ricordiamo, secondo le normative vigenti i profughi non possono certo essere trattenuti con la forza non essendo sottoposti ad alcun tipo di restrizioni dal punto di vista del movimento.

Questo è il vero rischio per la collettività, non esiste una quarantena, né per gli sbarchi né negli aeroporti e crediamo che sia necessaria una maggiore attenzione senza per questo voler essere tacciati di razzismo e ben sapendo che chiunque quotidianamente, per la strada, potrebbe in astratto essere infettato da qualsiasi tipo di virus e ben sapendo che per il nostro tipo di lavoro siamo ovviamente maggiormente esposti”.

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