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Travolse e uccise una donna sorda: per l'imputata un anno e quattro mesi

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L'avvocato Cesari

Nella foto sotto, al centro la figlia della vittima con i suoi parenti e amici

Un anno e quattro mesi di reclusione, pena sospesa e non menzione, più la sospensione della patente per sei mesi. Questo è il patteggiamento deciso davanti al gup Letizia Platè in merito all’accusa di omicidio colposo di cui doveva rispondere Stefania, una ragazza di 27 anni che poco dopo le 2 di notte del primo dell’anno del 2012 in via Massarotti aveva investito e ucciso con la sua Bmw Marinella Guarneri, una donna sorda di 59 anni residente a Cremona. Al momento dell’incidente, l’imputata, che come la vittima stava rincasando dopo i festeggiamenti di capodanno, aveva un tasso alcolico di 0,62, valore di poco superiore al limite consentito e procedeva nei limiti di velocità: 48 chilometri all’ora.

“Una pena congrua”, secondo il giudice. Non così per Chiara, 35 anni, figlia della vittima, anche lei sorda: l’interprete ha tradotto per lei la lingua dei segni: “ridicolo 6 mesi di sospensione della patente per aver perso mia madre per tutta la vita, e poi come si fa a calcolare la vita di una persona a un anno e quattro mesi, il mondo giudiziario italiano ha qualcosa che non funziona”. Anche oggi Chiara si è presentata in tribunale accompagnata da familiari e amici. La figlia di Marinella era parte civile insieme a Rosalia, madre della vittima, al fratello gemello Walter e  all’Associazione italiana familiari e vittime della strada, tutti rappresentati dall’avvocato Gianmarco Cesari, del foro di Roma.

“Le richieste di pena a Cremona come in Italia sono sempre indicate vicine al minimo di due anni per far sì che di fatto comportino sempre la sospensione condizionale della pena in virtù dello stato di incensuratezza e della giovane età. L’avvenuto risarcimento danni da parte dell’Assicurazione e il tasso alcolemico ritenuto normale per la notte di capodanno costituiscono una mancanza di deterrente per fermare la strage stradale, comunicando alla collettività che ci si può distrarre alla guida e disgraziatamente si può uccidere, ma che alla fine la pena sarà mite e comporterà pochissimi mesi di sospensione della patente”. “Questa prassi forense”, ha continuato il legale, “sta portando il legislatore e il Governo ad innalzare le pene per l’omicidio stradale anche per colpa lieve. Di certo questa pena mite costringerà l’Associazione a rappresentare l’urgenza di una riforma che preveda l’inasprimento delle pene al fine di garantire quella riconciliazione del reo con le vittime superstiti che in questo caso purtroppo non ci sarà mai più”. “In questo caso”, ha comunque riconosciuto l’avvocato, “c’è stata anche colpa da parte del pedone che non ha attraversato sulle strisce, ma l’automobilista, a sua volta, visto anche il tasso alcolico riportato, avrebbe dovuto procedere  a 20/30 chilometri orari.

L'avvocato Curatti

“Ho preso atto della sentenza pronunciata dal giudice e la ritengo del tutto congrua, giusta, e rapportata al caso concreto”, ha invece commentato l’avvocato Luca Curatti, legale dell’automobilista. “Non si tratta infatti di discutere in questo processo di aspetti generali etici e morali relativi agli incidenti stradali e alla riforma del codice penale in tal senso, ma piuttosto di valutare il caso concreto della mia assistita che incolpevolmente si è ritrovata protagonista di una tragica vicenda che pure non ha potuto evitare con l’ordinaria diligenza. Nei fatti Stefania si è trovata la notte di capodanno a condurre l’auto del fidanzato che aveva bevuto e si è apprestata sino alla via Massarotti mantenendo la vettura ad una velocità ben al di sotto del limite previsto in quel tratto di strada. La vittima, che indossava abiti scuri, ha invece attraversato la strada all’improvviso, con direzione diagonale verso via della Luna e fuori dalle strisce, e questa è senza alcun dubbio una causa concorrente nell’incidente stradale. Questo non lo dico io, ma i testimoni presenti che hanno potuto verificare la repentinità dell’attraversamento e la velocità regolare di Stefania. Peraltro in quel tratto vi era pure l’illuminazione scarsa e un lampione mal funzionante. Lo stesso perito incaricato dalla procura ha evidenziato una corresponsabilità della vittima per la violazione dell’articolo 190 del codice della strada. In questo caso lo stato di ebbrezza è stato riscontrato solo minimamente al di sopra della più bassa soglia di tolleranza. Con questo non voglio escludere da responsabilità di Stefania, che ha fatto tutto il possibile per evitare l’urto, e sono ben lieto che a livello nazionale si cerchi di provvedere ad una miglior tutela delle vittime della strada, ma invito tutti a tenere gli occhi su quello che è accaduto a Cremona e su questo caso concreto. Quanto discusso oggi a Cremona rimane a Cremona per quelli che sono i fatti per i quali il giudice ha ritenuto di decidere con la sentenza che oggi è stata pronunciata”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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