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Più di mille reperti in casa, Gdf sequestra il “museo” privato

anfore

Un vero e proprio patrimonio storico, di altissimo valore. Questo è lo spettacolo che i finanzieri della Tenenza di Crema hanno trovato a Ricengo, nell’abitazione di un appassionato di storia militare nonché esperto d’armi antiche e moderne.

“Un autentico museo privato con reperti archeologici di epoca romana e storici risalenti alla Seconda Guerra d’Indipendenza”, collezionati in anni di ricerche personali. “Aveva accumulato – segnala il 117 di Crema- centinaia di reperti del I e II secolo a.C. e di età medioevale, oltre a numeroso materiale bellico e ad oggettistica varia riconducibili all’epoca napoleonica, alle battaglie risorgimentali di Solferino e San Martino e ai due conflitti mondiali, parte dei quali anche rivenduto sul web”.
Il guaio, tuttavia, è che l’attività di ricerca è stata condotta senza l’autorizzazione del Ministero dei Beni Culturali. La normativa nazionale, infatti, prevede che i reperti rinvenuti nel sottosuolo debbano essere denunciati entro 24 ore dalla scoperta al Soprintendente, al Sindaco e all’Autorità di Pubblica Sicurezza, in quanto considerati beni culturali appartenenti allo Stato.
I finanzieri cremaschi hanno catalogato un vero e proprio patrimonio: 800 monete antiche di epoca romana tardo- repubblicana (I e III sec a.C.) e 500 di età medioevale e contemporanea (19° secolo), più di 300 munizioni d’artiglieria a palla, circa 700 ogive, 160 bombe a mano e da lancio, 13 proietti d’artiglieria, oggettistica varia quali bottoni ed elmetti da guerra ed altri 500 oggetti (circa), di notevole interesse storico, databili tra la protostoria e l’età contemporanea. Tra questi, un piatto e due anfore provenienti da scavi effettuati nell’Italia meridionale e di produzione attica o magno-greca. Materiale, questo, immediatamente sequestrato dalle Forze dell’Ordine.
I reperti sono stati sottoposti al vaglio della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia che ne ha certificato l’autenticità e l’interesse storico-archeologico dello Stato. Il Comando Logistico Nord dell’Esercito ha esaminato i proietti e le ogive, certificandone l’inoffensività.
“Su proposta del Comando della Guardia di Finanza – segnalano questi ultimi – la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia ha dato il suo assenso a che, al termine della vicenda processuale, tutti i reperti archeologici e storici, compresi i residuati bellici, siano affidati al Museo Civico di Crema dove saranno esposti a beneficio dei cittadini. Il Museo ha già dato la sua disponibilità a riceverli”. Epilogo della vicenda meno positivo, invece, per il collezionista, che oltre alla denuncia, rischia la reclusione da uno a tre anni, per ricerche non autorizzate, omessa denuncia e impossessamento illecito.

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