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A Milano ristorante per bisognosi intitolato a Ruben, un contadino Cremonese

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C’è tanto, tantissimo di Cremona nella storia del ristorante per i bisognosi inaugurato a Milano nelle scorse settimane, in via Gonin 52, su iniziativa dell’ex presidente dell’Inter (prima di Moratti), Ernesto Pellegrini. A partire dal nome, Ruben, un omaggio a un contadino cremonese che, come migliaia di altri, si era trasferito a Milano in cerca di un po’ di fortuna e di lavoro, nell’immediato dopoguerra. Di lui ha parlato anche domenica Giovanni Serra sulla sua rubrica ‘Sette giorni di cattivi pensieri’, su Repubblica.

Lavorava in una cascina di via Bonfadini, Ruben. Dormiva nella paglia, e leggeva libri di storia e geografia, per poi interrogare i ragazzi della cascina su quello che studiavano a scuola. Poi però la cascina venne espropriata e Ruben si trovò in mezzo a una strada, senza alternative se non quelle di peregrinare tra rifugi notturni e panchine, finché un giorno venne trovato privo di vita, morto dal freddo. Uno dei ragazzi della cascina, che all’epoca lavorava come contabile alla Bianchi, era proprio Pellegrini. Che ora, a 50 anni di distanza, ha voluto rendere omaggio a quel contadino, che lui ha definito “Grande lavoratore e bravissima persona, vittima della crisi”.

Il ristorante Ruben vuole quindi essere l’offerta dignitosa di un pasto caldo al prezzo simbolico di un solo euro per le persone bisognose, per tutte quelle persone che come il contadino cremonese Ruben si sono trovate in difficoltà con la vita, loro malgrado. Una struttura che contiene ben 500 coperti in due turni giornalieri dal lunedì al sabato. Chi vi potrà accedere? Il locale è aperto per tutte quelle persone che si trovano in condizioni economiche difficili: dai padri divorziati che non sanno più come tirare a fine ese agli uomini di mezza età ritrovatisi improvvisamente senza lavoro ai profughi fuggiti dalle zone di guerra, agli esodati, ai disoccupati.

Parte degli avventori saranno segnalati dalle associazioni del terzo settore, dalle parrocchie e dai centri d’ascolto. Il servizio potrà durare, per ciascuno, un massimo di due mesi continuativi.

“La fondazione è un modo per ringraziare il buon Dio del tanto che ho avuto dalla vita – ha dichiarato Pellegrini in un’intervista al Corriere -. E ho voluto farlo partendo da quello che so fare meglio: ristorare le persone. Ruben ha lavorato per tre generazioni nella mia famiglia. Ruben non sono riuscito ad aiutarlo. Oggi però vorrei aiutare qualcuno dei tanti Ruben che vivono il loro momento di difficoltà e di disagio. Io ho sempre conservato nel mio cuore il ricordo di quell’uomo buono e lavoratore“.

Laura Bosio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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