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Supertruffa alle aziende Ultimi testimoni in collegamento via Skype

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Si è conclusa la sfilata di testimoni del processo sulla maxi truffa ai danni di aziende di mezza Italia che secondo la procura sarebbe stata messa in atto da Domenico Currà, di Vibo Valentia, da Giuseppe Fogliaro e dai due figli Francesco, nato a Crema, ed Enzo Pietro, nato in provincia di Reggio Calabria.
Currà è accusato di aver promosso l’associazione a delinquere in qualità di titolare della ditta Edil Cer di Castelleone che si occupava della compravendita di materiali edili. Per l’accusa, si sarebbe avvalso della “stabile collaborazione” dei Fogliaro, che avrebbero mantenuto i contatti con  i fornitori ed occultato la merce. I quattro avrebbero carpito la fiducia delle ditte fornitrici, ed agendo in nome e per conto della Edil Cer si sarebbero procurati un profitto di 435.820 euro, acquistando dalle società ingenti quantitativi di beni che erano stati stoccati in un deposito nel cremonese di proprietà della Edil Cer per poi essere trasferiti in un magazzino di Soresina. Si parla di articoli di rubinetteria, materiale igienico sanitario, materiale ceramico, climatizzatori, una piscina ordinata a Vescovato, vasche da bagno, cucine e mobili.

Anche oggi il giudice Pierpaolo Beluzzi, presidente del collegio con a latere i giudici Giulio Borella e Cristina Pavarani, si è avvalso delle testimonianze online degli imprenditori truffati (nessuno di loro si è costituito parte civile). Per vedere e sentire i testi, che a loro volta su un monitor vedevano l’aula del tribunale, sono stati sufficienti una webcam e un microfono. Tutto questo grazie al progetto Digit e al collegamento via Skype che ha permesso al collegio, al pm Francesco Messina e alla difesa (gli avvocati Lino Ciaccio, di Perugia, Angelo Spasari, di Vibo Valentia e Marilena Gigliotti, di Cremona) di fare domande agli imprenditori che si sono collegati direttamente dai loro uffici di Milano, Novara, Reggio Emilia, Firenze, Venezia e Treviso senza la necessità di essere presenti a Cremona.

I fatti contestati agli imputati, accusati di associazione per delinquere e truffa per aver commesso una serie di raggiri nel settore edile, risalgono al periodo che va dal novembre del 2005 all’ottobre del 2006.

Nelle testimonianze on line un imprenditore della provincia di Milano ha detto di aver avuto rapporti commerciali con la Edil Cer nel 2006. “Abbiamo fornito materiale all’azienda per 23.000 euro che non ci sono stati versati, mentre in una fornitura precedente ci erano stati regolarmente pagati i mille euro di spesa. Poi abbiamo saputo che i carabinieri hanno ritrovato parte del materiale, così siamo riusciti a recuperare merce per 16.000 euro”. Un altro imprenditore di Novara ha dichiarato di aver trattato la vendita di accessori di rubinetteria con la Edil Cer attraverso agenti di commercio. “Ho due fatture del 2006 per un importo di 3.900 euro, somma che non è mai stata pagata. Non sono riuscito a recuperare la merce”. Un altro ha ricordato di aver fornito ceramiche alla Edil Cer. “Una fornitura è stata saldata, mentre la seconda no. L’importo delle fatture insolute è di 14.000 euro”. Anche questo testimone ha dichiarato di aver trattato la vendita tramite un agente di zona. La legale rappresentante di una ditta di pavimenti di Firenze ha detto di aver fatto forniture nel 2006 per Currà per un importo di 5.100 euro. “Abbiamo trattato telefonicamente, il materiale non è stato pagato. Poi ho saputo che i carabinieri hanno ritrovato parte della merce. La nostra è marcata, ma non l’abbiamo recuperata tutta, e comunque il resto non era in condizioni per poter essere rivenduto”. Un imprenditore di Venezia attivo nel campo dell’arredo bagno ha confermato di aver venduto a Currà, tramite un rappresentante di zona, merce per 1.245 euro. Denaro mai visto e merce non recuperata. Sentito direttamente in aula, infine, un imprenditore di Treviso, legale rappresentante di un’azienda di condizionatori. “Tramite un agente ho fornito alla Edil Cer materiale nel 2006 per forniture per 30.000 euro. Nessuna di queste è mai stata pagata e la merce non l’ho mai recuperata”.

Si torna in aula per la sentenza il prossimo 13 gennaio.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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