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Truffa del pellets, decine di vittime anche in territorio cremonese

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Ci sono anche numerosi cremonesi tra le vittime della cosiddetta “truffa del pellets” di Castelli Calepio: migliaia di euro di pellets ordinati e pagati, che però non sono mai arrivati ai legittimi destinatari, in quanto nel frattempo l’azienda ha chiuso i battenti. L’allarme arriva dall’Unione bergamasca consumatori, che in queste settimane sta ricevendo numerose segnalazioni, diverse delle quali anche dal nostro territorio.

Apparentemente si trattava di un’offerta molto interessante, come spiega Giovanni Cotti, segretario dell’Unione consumatori di Bergamo, che continua a raccogliere le segnalazioni, per avviare poi una causa, attraverso il proprio legale, al fine di far ottenere alle vittime della truffa il blocco del pagamento delle rate dei molti finanziamenti stipulati per pagare la fornitura. “Al cliente veniva proposto il pellets a cifre particolarmente vantaggiose, 3,50 euro al sacco, oltre all’installazione omaggio di una stufa, a patto che si acquistassero grandi quantitativi di prodotto – si parla di circa mille sacchi -. Per chi non poteva pagare tutto e subito si proponeva di stipulare un finanziamento che permettesse il pagamento dilazionato nel tempo”.

Tutto all’inizio sembrava svolgersi regolarmente. Dopo un paio di mesi, invece, la ditta ha però improvvisamente chiuso i battenti, lasciando i clienti “a becco asciutto”. “Per chi ha pagato subito in contanti purtroppo non possiamo fare nulla, mentre esortiamo chi ha stipulato il finanziamento a rivolgersi a noi (telefono 0352 42282) – spiega l’associazione dei consumatori che sta seguendo la vicenda -. Tramite il nostro legale possiamo congelare il finanziamento e chiedere il rimborso delle rate già pagate riferite alla merce mai ritirata”.

L’avvocato Gabriele Forcella sta raccogliendo le segnalazioni per poi mandare una lettera alla banca che ha erogato i finanziamenti, appellandosi all’articolo 125 del testo unico bancario che rientra tra le disposizioni a tutela del consumatore. “Infatti – fanno sapere dall’associazione -, se il fornitore non fornisce il bene per il quale è stato attivato il finanziamento, il contratto può essere risolto e la banca deve restituire quanto versato, salvo l’imputabile alla merce consegnata”.

Attenzione: non bisogna smettere di pagare le rate del prestito prima di avere intrapreso le vie legali, per non entrare nell’elenco dei cattivi pagatori.

Laura Bosio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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