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Il vescovo celebra S.Omobono e ricorda il valore della famiglia per i cristiani

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Si è ripetuta anche quest’anno la tradizione di S. Omobono per i cremonesi. In mattinata il  fulcro delle celebrazioni è stata la Cattedrale, con il vicario generale, mons. Mario Marchesi, che all’inizio della liturgia ha ricordato che la festa patronale coincide quest’anno con il 50esimo di ordinazione sacerdotale del vescovo Lafranconi, da 13 anni a Cremona.  In prima fila per la messa solenne delle 11 le massime autorità del territorio, tra di esse il prefetto Picciafuochi, il questore Rossetto, il presidente della Provincia Carlo Vezzini e il sindaco Gianluca Galimberti con il vice Maura Ruggeri e altri componenti della Giunta e del Consiglio Comunale. Il primo cittadino, in fascia tricolore, prima della Messa, alla presenza del Vescovo e dell’intero Perinsigne Capitolo della Cattedrale ha proceduto alla tradizionale offerta dei tre ceri a Sant’Omobono dinanzi all’urna conservate in cripta.

Nell’omelia mons. Lafranconi ha centrato la sua attenzione sulla famiglia: «Sento il dovere di richiamare l’attenzione di tutti, ma soprattutto di chi è cristiano, perché si eviti di indebolire ulteriormente la famiglia creando nuove figure che finiscono per scalzare culturalmente e socialmente questo nucleo portante della persona e della società». Subito dopo il Pontificale mons. Lafranconi ha visitato la Casa dell’Accoglienza e le Cucine Benefiche dove ha pranzato con gli ospiti e le autorità.

La solennità di S.Omobono è stata anche l’occasione per visitare un gioiello dell’architettura cremonese, come la chiesa intitolata al Santo, che ricade nella parrocchia di S. Agostino, dove è custodita una reliquia. Novità di quest’anno, l’apertura, per la prima volta da tempo, del cortile retrostante la chiesa.

Nell’androne di ingresso alcuni volontari dell’oratorio di S. Agostino hanno organizzato una vendita benefica di oggetti, una rinnovata forma di “Borsa di S.Omobono”, adattata a questi tempi di crisi.

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