Un commento

Sel e Prc a Milano con la Fiom: 'Renzi distrugge i diritti'

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Nella foto: Agnese Gramignoli, Gabriele Piazzoni, il Segretario Provinciale della Fiom di Cremona Massimiliano Bosio e l’on. Franco Bordo

I partiti della sinistra cremonese si sono uniti questa mattina agli operai della Fiom  nello sciopero indetto a Milano. Prc e Sel hanno manifestato insieme alla delegazione dei metalmeccanici della Cgil guidata dal segretario provinciale Massimiliano Bosio. La mobilitazione è culminata nella manifestazione tenuta a Milano, con gli interventi conclusivi di Maurizio Landini e Susanna Camusso e la presenza di Nichi Vendola. “Lo sciopero dei metalmeccanici – spiega Sel in un comunicato – si inserisce nel percorso che attraverso diversi appuntamenti porterà allo Sciopero Generale del 5 dicembre, contro il Job Act del Governo, che recepisce quanto di peggio si possa fare in termini di regolamentazione del mercato di lavoro, con un aumento della ricattabilità dei lavoratori e soprattutto della loro licenziabilità, senza nulla chiedere in cambio alla Confindustria, che non a caso plaude a questa manovra che lede i diritti del lavoro e condanna ad un futuro di precarietà le nuove generazioni. Il Governo Renzi ed il Partito Democratico si stanno assumendo la grave responsabilità di distruggere tutti i diritti duramente conquistati dai lavoratori Italiani in decenni di battaglie sociali, varando quelle misure che neppure i Governi Berlusconi avevano osato proporre. Sinistra Ecologia Libertà di Cremona ha partecipato con una delegazione che ha visto anche la presenza dell’On. Franco Bordo, e continuerà con la mobilitazione dentro e fuori le aule parlamentari contro un provvedimento profondamente iniquo e dannoso per il futuro del nostro Paese”.

“Siamo in piazza il 14 novembre – afferma Celestina Villa per la federazione cremonese di  Rifondazione comunista – con la categoria di lavoratori storicamente all’avanguardia alla quale si devono le straordinarie conquiste in materia di diritti e salario e che oggi si trova decimata dalla deindustrializzazione e dalla mancanza di un piano industriale per il Paese. Ripartiamo da qui per rilanciare un’alternativa anche politica nel Paese, perché solo una grande mobilitazione dei lavoratori, che coinvolga anche chi è  disoccupato, precario, partita iva, pensionato, piccolo imprenditore o artigiano, potrà ridare la fiducia e la forza per invertire il percorso di umiliazione che ha annullato qualunque diritto e prospettiva di un futuro normale e sereno per tutte e tutti, come stabilito  dalla nostra Costituzione. La piazza del 25 ottobre a Roma ha lanciato al governo una sfida vera:  risolvere finalmente i danni fatti in quasi 20 anni di “flessibilità” per  tornare a forme contrattuali e ammortizzatori sociali che abbraccino tutti, estendendo i diritti e garantendo salari che permettano alle nuove generazioni di lavoratori di investire su loro stesse e sul paese. Una piazza che ha parlato anche a chi è disoccupato, a chi  per lavorare deve accettare lavori precari e poco pagati,  aprire una partita Iva, ai piccoli imprenditori ed artigiani che  hanno bisogno di ben altri provvedimenti, normativi e finanziari, che non dell’ennesima riduzione dei diritti dei lavoratori per proseguire nella loro attività”.

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Commenti
  • erisso

    E intanto l’estensore del jobs act è sotto scorta per minacce di morte. La lezione Biagi non è servita. C’è chi continua a usare le parole come pietre, salvo poi nascondere la mano che le ha lanciate.