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Inceneritore 'convertito' a produzione energia Il piano di Lgh che non piace al centrosinistra

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Cremona rischia davvero di dover ricevere i rifiuti da altre regioni d’Italia non dotati di inceneritore, in virtù dello ‘Sblocca Italia’. Il consiglio comunale si sta attrezzando per respingere al mittente, cioè al governo Renzi, i contenuti dell’articolo 35, che di fatto sorpassa la pianificazione regionale e contro cui si è già dichiarata la stessa Regione Lombardia. L’articolo infatti introduce il concetto di ‘bacino nazionale’ per lo smaltimento dei rifiuti, fino alla saturazione del carico termico dei singoli impianti e l’inceneritore Lgh di S. Rocco potrebbe essere tra quelli chiamati a soddisfare le esigenze di altre regioni d’Italia. La Lega Nord ha già depositato una mozione attraverso i consiglieri Carpani e Fanti e ieri è arrivata quella dei gruppi di maggioranza, primo firmatario Filippo Bonali di Sel e poi Francesca Pontiggia (Pd) e Sara Arcaini (Fare nuova la città).

TRE MESI DI RITARDI DA PARTE DELL’ASSESSORE REGIONALE. La prima richiesta è rivolta all’assessore regionale  Claudia Terzi, incontrata da Galimberti in agosto a proposito del decomissioning dell’inceneritore, accusata di aver perso tempo nella convocazione del tavolo interistituzionale, visto che “solo a fine ottobre é stato formalizzato, e dopo ripetute sollecitazione il tavolo verrà convocato per la prima volta il giorno 18 novembre”, scrivono i consiglieri. Per questo viene chiesto “di recuperare il tempo perduto e di procedere celermente al lavoro del gruppo di lavoro (GdL) interistituzionale a seguito del protocollo sottoscritto a maggio tra Regione, Provincia di Cremona, Comune di Cremona, Arpa Lombardia e Asl Cremona, finalizzato alla valutazione tecnica di dismissione dell’impianto di incenerimento dei rifiuti di Cremona”.

L’IMPIANTO DI SAN ROCCO: DA BRUCIARIFIUTI  A PRODUTTORE DI ENERGIA.  La seconda richiesta è rivolta direttamente “al proprietario dell’impianto di Cremona, LGH, di non accettare rifiuti solidi urbani di provenienza extra regionale e in sede di modifica del decreto AIA mantenere il codice D10 dell’impianto di cui è gestore, e predisporre un piano industriale con nuova impiantistica per un diverso sistema di smaltimento dei rifiuti”. La novità decisamente preoccupante riportata nel testo della mozione è infatti che Aem Gestioni ha chiesto lo scorso maggio (“tra il primo e secondo turno delle elezioni”, si fa notare) a Regione Lombardia di riclassificare l’impianto in R1, con la conseguenza che l’impianto diventerebbe “principalmente un produttore di energia rispetto alla vecchia catalogazione D10 che riguardava solo lo smaltimento, successivamente ottimizzato con recupero di energia. Questa prospettiva trasformerebbe dunque radicalmente l’importanza strategica dell’impianto termovalorizzatore di Cremona, allontanando le possibilità di una sua graduale dismissione”. La Regione ha recepito positivamente, a luglio, la richiesta, dichiarando che l’avrebbe formalizzata nell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) alla prima occasione utile.

La mozione svela anche  altri particolari sull’operato di Aem Gestioni nei primi mesi di quest’anno, quindi quasi contemporaneamente alle azioni messe in atto dall’ex assessore all’Ambiente Francesco Bordi (centrodestra) per cercare di contrastare la ex municipalizzata. Tra fine 2013  e primi mesi del 2014 infatti veniva convocato a più riprese il Tavolo Rifiuti comunale, la cui motivazione  ufficiale era quella di presentare le osservazioni al Piano provinciale rifiuti, ma la cui finalità era anche di rafforzare il fronte anti-inceneritore, cercando il sostegno di associazioni ambientaliste e della minoranza consigliare del Pd. “Nel 2014 – si legge nella mozione –  nei mesi precedenti alle elezioni e nei giorni tra il primo ed il secondo turno, delle elezioni amministrative, cioè in un periodo dove, in assenza di indirizzi politici, è forse sconsigliato prendere decisioni strategiche, Aem Gestoni ha ritenuto di procedere con un progetto di ammodernamento della sola linea 1 dell’impianto di via S. Rocco allo scopo di ottemperare alle prescrizioni AIA in merito al miglioramento delle performance emissive. Il cronoprogramma è stato presentato al Comune in data 28/2/2014 (quattro giorni dopo la votazione delle linee guida) e l’espletamento delle fasi di gara ad aprile e maggio, con aggiudicazioni lavori a fine giugno, e fermata di esercizio programmata al 31/12/2014, con riavvio ad aprile 2015”.

CREMONA E’ GIA’ INQUINATA, IL GOVERNO CI RISPARMI ALTRI RIFIUTI. Terza richiesta direttamente al Governo, affinchè escluda l’impianto di Cremona dall’applicazione dell’articolo 35 in quanto zona appartenente alle aree critiche in termini di inquinamento atmosferico.  Il Governo viene anche invitato a  “confermare il principio dei bacini ottimali e della vicinanza traluogo di produzione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, costruendo strategie coerenti con detti principi”.

Le altre richieste sono che il “Comune attui il più velocemente possibile un nuovo piano di raccolta dei rifiuti, che preveda l’estensione del porta a porta, partendo dal centro storico, così da incrementare sensibilmente la pratica della raccolta differenziata, generando altresì posti di lavoro e migliorando la qualità ambientale della città; in questo modo verrebbe anche facilitato il percorso verso la dismissione dell’inceneritore e si eviterebbe di incentivare l’apertura di nuove discariche; esortare il Governo al riconoscimento e rispetto del ruolo delle Regioni e della loro autosufficienza in tema di trattamento dei rifiuti urbani; in particolare è necessario chiedere al Governo che venga salvaguardata per la Lombardia la pianificazione di settore approvata, che prevede il potenziamento della Raccolta Differenziata e del Riciclaggio e l’avvio del processo di decommissioning degli inceneritori, sostituendo quelli più obsoleti e inquinanti con nuova impiantistica TMB, vietando potenziamenti o la costruzione di nuovi impianti di termovalorizzazione; insistere affinchè Regione Lombardia preveda nel prossimo bilancio finanziament iper i territori che riconvertono e dismettono i propri impianti d’incenerimento connuova impiantistica”.

g.b.

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