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L'INCHIESTA DI CREMONA OGGI Passata la piena c'è anche la questione inquinamento, già avvistato grosso fusto

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Sopra, alcune fotografie del fusto avvistato nel Po e una fase dell’ultima piena

Passato il colmo di piena del Po, il secondo in pochi giorni e il più significativo degli ultimi 14 anni, bisogna cominciare a fare i conti con la questione inquinamento e con cumuli di ramaglie e tronchi potenzialmente pericolosi per le imbarcazioni in movimento. La forza di un fiume salito di diversi metri ha smosso e trascinato di tutto.

In più aree d’Italia le acque del Po e di affluenti sono uscite dal loro letto. E così, complice la corrente,  sono aumentate, si sono ammassate e si sono spostate verso est presenze estranee. Agglomerati di detriti naturali e prodotti non naturali sono ora all’altezza di Cremona e più in generale del territorio cremonese. Presumibilmente, alla luce della potenza delle due piene (dell’ultima in particolare)  si tratta per la gran parte di elementi provenienti da altre province e  incastratisi qui (per il resto di elementi già presenti in zona che, impigliandosi, non si sono allontanati, come può capitare).

Parliamo, s’è detto, di ramaglie e tronchi che con ogni probabilità resteranno fermi dalle nostre parti quando il livello del Po sarà sceso sensibilmente e che – soprattutto se rimarranno bloccati in acqua, lungo le sponde, risultando quindi pericolosi per le imbarcazioni, in quanto per via dell’instabilità potrebbero tornare a spostarsi – andranno rimossi. Ma allo stesso modo parliamo anche di prodotti artificiali, più o meno inquinanti, gettati direttamente in acqua oppure abbandonati nei pressi del Po o di un affluente, prima di essere mossi dalle piene. O magari, talvolta, semplicemente portati via da un insediamento umano impreparato a un’esondazione.

A poca distanza dal ponte che collega Cremona e Castelvetro, ad esempio, è stato già avvistato, tra le altre cose, un grosso fusto bianco. Si trova impigliato in alcune piante, oggi parzialmente sommerse, che dalla sponda piacentina si affacciano sul letto del fiume. C’è qualcosa dentro? Al momento non si può rispondere a questa domanda. Solo un’osservazione ravvicinata, quando torneranno le condizioni di sicurezza sul Po, potrà fare chiarezza. Inoltre, se il contenitore risulterà completamente vuoto e non saranno trovate tracce visibili attorno, risulterà impossibile stabilire se il grosso bidone ha riversato materiale nel fiume o se è finito nel Po già privo di sostanze all’interno. Al di là di tutto ciò, comunque, ci troviamo davanti a un fusto, quindi un rifiuto da rimuovere.

Il tema della pulizia del Po, degli altri fiumi e dei terreni investiti dalle piene, coinvolge in primo luogo, con varie competenze, l’Agenzia interregionale per il Po, la Provincia e i Comuni. Bisognerà attendere il ritorno del Grande fiume nel suo alveo, a un livello di almeno un paio di metri sotto lo zero idrometrico, per iniziare a delineare un quadro preciso della situazione (secondo le ultime rilevazioni è ancora attorno a due metri sopra lo zero idrometrico e ogni 60 minuti il calo registrato è di qualche centimetro). Solo allora gli enti e i gruppi associazionistici attenti alla salute del fiume e della zona circostante potranno effettuare accurati sopralluoghi, a terra e in acqua, per rendersi conto dettagliatamente delle conseguenze di quanto avvenuto negli ultimi giorni.

Tra chi, gli anni scorsi, si è trovato più volte di fronte a scenari inquinati dopo una piena, fatti anche di pezzi di plastica e bombole di gas arrugginite, c’è Il Nibbio onlus, realtà di volontariato con sede a Spinadesco. L’esperto presidente di questa organizzazione attiva nella tutela ambientale, Fabio Guarreschi, interpellato da Cremona Oggi sulla tempistica dei monitoraggi, spiega: “Considerando che bisogna aspettare la diminuzione del livello del Po, ci vorranno circa dieci giorni a partire da questo momento prima di avere un censimento di detriti e rifiuti rimasti dopo la piena”.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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