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Rientro nelle case per gli evacuati Stato di emergenza, le motivazioni

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foto Sessa

Rientro nelle proprie abitazioni per circa i 200 evacuati di Sommo con Porto, la frazione di San Daniele Po ricadente in golena, uno dei simboli delle esondazioni del Po. I residenti erano stati evacuati tra domenica e lunedì, quando il Po ha raggiunto il suo massimo di piena. Da ieri, 19 novembre, informa la sede regionale del’Aipo, “l’invaso di numerose golene chiuse, simultaneo al passaggio del colmo di piena da Boretto a Pontelagoscuro, ha massimizzato l’effetto di laminazione che si è manifestato in quest’ultima sezione idrometrica con una leggera riduzione e in anticipo rispetto a quanto previsto. I livelli sono in calo anche lungo i rami del Delta, ma si prevede che si manterranno di elevata criticità (livello 3) nell’arco delle prossime 24 ore da Boretto all’Adriatico, mentre nel tratto fino a Cremona si prevede un rientro al di sotto delle soglie di criticità”.

Intanto il presidente della Provincia Carlo Vezzini ha circostanziato  al presidente della regione Maroni e al dipartimento della Protezione Civile presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, le ragioni della richiesta di stato d’emergenza per rischio idraulico. Questa la lettera inviata: “Parte del territorio della provincia di Cremona, attraversato da quattro tra i più importanti  fiumi italiani: Po, Oglio, Adda e Serio, è stato interessato da fenomeni idraulici rilevanti su tutto il reticolo idrico maggiore e minore e, soprattutto, da un’onda di piena del fiume Po, che ha comportato una serie di interventi di protezione civile nonché un monitoraggio straordinario h24 degli argini fluviali. Tali eventi hanno provocato, numerosi allagamenti, evacuazioni della popolazione, interruzione di collegamenti viari, determinando forti disagi alla popolazione di tredici Comuni, ivi compreso il capoluogo.

La situazione descritta ha determinato un pericolo per l’incolumità delle comunità locali, provocando l’evacuazione di alcuni nuclei familiari dalle loro abitazioni nonché lo spostamento di attività imprenditoriali ivi compreso la delocalizzazione di animali. Si evidenzia che la golena cremonese è caratterizzata da una ampiezza che raggiunge i 5 Km dal fiume e che necessita quindi di un presidio e di una gestione da parte degli operatori privati insediati. In gran parte di questi territori esistono vaste zone protette da argini golenali consortili privati, le cui quote altimetriche ed il cui stato di manutenzione sono estremamente variabili, ma che svolgono comunque un ruolo molto importante nel contenimento delle piene che interessano l’ambito golenale, consentendo la suddivisione di quest’ultimo tra “golena aperta” e “golena chiusa” .


Lungo l’asta del fiume Po la massima concentrazione delle golene chiuse si trova proprio nel tratto compreso tra Cremona e Casalmaggiore: circa 63 km quadrati di estensione, con una capacità di invaso pari a circa 184 milioni di m³; tale volume indubbiamente gioca un ruolo molto importante nella laminazione delle piene. E’ stato pertanto necessario provvedere tempestivamente a porre in essere tutte le iniziative di carattere straordinario finalizzate al superamento della grave situazione determinatasi considerato che detta situazione è stata ritenuta di emergenza per l’intensità e l’estensione, quindi fronteggiabile con strumenti, mezzi ed interventi straordinari, anche in relazione al fatto che in tutti i comuni dell’asta del fiume sono state adottate ordinanze sindacali volte alla tutela della pubblica incolumità ed alla messa in sicurezza del patrimonio pubblico e privato. L’emergenza in atto sul territorio ha richiesto il coinvolgimento e la partecipazione di tutte le strutture di protezione civile della provincia: Provincia, Prefettura, AIPo, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine, ASL, tutte le Organizzazioni di Volontariato della Provincia (con il supporto anche della quota regionale), i militari del X° Reggimento Genio Guastatori di Cremona, tutti  impiegati per le attività tecnico-operative più varie, compresa la realizzazione di opere provvisionali di difesa spondale. Tutto ciò fa ritenere che si ricorra nella fattispecie ai presupposti previsti dall’art. 5 comma 1 della L. 225/92 e s.m.i., ovvero che sussistano le condizioni per richiedere la dichiarazione dello stato di emergenza, per dare supporto e concretezza ai primi interventi di soccorso e a anticipazione per il ristoro dei danni”.

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