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Al Museo archeologico, l'arte contemporanea di Gianni Politi in mostra

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Prosegue al Museo Archeologico di San Lorenzo il ciclo di mostre di arte contemporanea, che si susseguiranno sino a febbraio 2015, dal titolo ‘Uno più uno uguale a tre’, titolo legato al paradosso di Zenone. Venerdì 12 dicembre, alle 17.30, sarà inaugurata l’esposizione di Gianni Politi, dal titolo ‘Una storia d’amore’. La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 13 dicembre al 15 gennaio. Sarà quindi la volta di Enzo Cucchi. La ricerca di Gianni Politi è strettamente collegata ad eventi autobiografici sviluppati in modo viscerale, elaborando i suoi progetti in modo reale e introspettivo.

Gianni Politi è il più giovane degli artisti della rassegna. “Per questo progetto porterò ciò che al momento segna un punto e virgola all’interno di questi anni guardando la pittura antica – spiega l’artista -. E’ una cornice che però contiene tutte le informazioni riguardanti la mia pratica pittorica ed educativa. Perché per me dipingere significa educarsi ed educare a guardare le immagini immobili. Credo con certezza che dipingere è un percorso che dura l’intera vita dell’artista. Un pittore non può decidere di smettere dipingere, un pittore anche se lo dichiara continua a farlo in segreto. Io sto facendo questo percorso, di cui ovviamente non conosco o immagino il fine (formale), procedendo passo per passo. Il mio lavoro cresce in quanto mi addentro sempre più all’interno di ciò che per me vuol dire ‘dipingere’ un’ immagine contemporanea. La componente ambientale e contingente trova un ruolo fondamentale nella costruzione dell’immagine. Le mie tele subiscono e si nutrono di ciò che gli accade intorno e sopra; convivono con il mio studio e le mie abitudini. In qualche modo sono una proiezione di qualcosa che un giorno sarà archeologia. In questo momento parlano di un passato prossimo, fra 10 anni racconteranno un passato remoto. In generale penso che comunque ogni pittore ha il dovere di guardarsi indietro, di guardare ciò che è stato dipinto prima; è l’ unico modo per poter costruirsi un educazione sentimentale all’immagine; possedere tale tipo di educazione è la conditio sine qua non per poter produrre un’ immagine contemporanea. La tela che esponiamo insieme rappresenta proprio questo processo, essendo una tela che ha vissuto in quanto immagine e dopo il mio passaggio e la mia operatività, vive e resta in quanto scarto”.

Curatore di questo ciclo di mostre è Ettore Favini, che ha scelto come cornice l’ex basilica di San Lorenzo in quanto “l’arte dovrebbe ritornare ad uno stato di contemplazione silenziosa delle opere, in un luogo che sia legato in qualche modo con una dimensione ‘altra’. La pittura viene spesso bistrattata e demonizzata ma è una delle forme più intellettuali di fare arte oggi. Ho invitato quattro pittori di diverse generazioni, a me vicini per varie ragioni. Considero questa mostra come un’opera, un dispositivo che, attivando un rapporto particolare con il pubblico, sia in grado di conferire un ulteriore grado di lettura alle opere esposte. Una mostra che offra la possibilità di un incontro uno a uno con l’opera, senza altre distrazioni.”

Per questo la scelta del luogo è caduta sulla sede del Museo Archeologico, ricavato in una una delle chiese più antiche di Cremona. Durante gli scavi archeologici, al suo interno, sono venute alla luce una necropoli paleocristiana e una romana, oltre all’antica via Postumia. Questo luogo fatto di strati sovrapposti è parso al curatore un’immagine che corrisponde perfettamente al procedere della pittura.

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