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Provincia: tensione, si teme per il posto di lavoro, critiche a politici e sindacati

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foto Sessa

Forte preoccupazione per i possibili esuberi che potrebbero essere decretati per il 50% dei dipendenti, questa mattina all’assemblea sindacale del personale della Provincia. Clima molto teso tra i lavoratori, che si sentono capro espiatorio per tutti i mali della pubblica amministrazione, non difesi da alcuna parte politica e nemmeno – è emerso da quasi tutti gli interventi – dai sindacati che li rappresentano. Si sono ritrovati in un centinaio, questa mattina nell’aula magna dell’istituto Vacchelli, per ascoltare le motivazioni dello sciopero generale del 12 dicembre indetto da Cgil e Uil, ma a tenere banco è ovviamente il futuro dell’ente dove lavorano. Mai prima d’ora si era sentita la parola licenziamenti per personale della pubblica amministrazione, ma stavolta il termine è circolato: si tratta dell’eventualità che le Province (non solo quella di Cremona ma tutte quelle a statuto ordinario) a causa della drastica riduzione dei finanziamenti, si trovino costrette a dichiarare il dissesto finanziario, quindi a non rispettare gli equilibri di bilancio e pertanto a dichiarare l’esubero di personale. Questo sarebbe l’anticamera all’attivazione di ammortizzatori sociali e, nel giro di due anni se non subentrassero novità, del licenziamento. Un’ipotesi al momento assolutamente remota, ma che inizia a spaventare.

Un centinaio i lavoratori che hanno partecipato all’assemblea, sugli oltre 400, ai quali la segretaria della Fp Funzione Pubblica Cgil, Maria Teresa Perin, ha proposto la proclamazione dello stato di agitazione e l’occupazione del sala del Consiglio provinciale in occasione dello sciopero generale del 12 dicembre. Con richiesta di incontro a Presidente della Provincia e al Prefetto per rappresentare il pericolo dello smantellamento di servizi di pubblica utilità. Una proposta che non è nemmeno stata posta ai voti per le critiche piovute addosso ai sindacalisti da quasi tutti gli interventi dei lavoratori. Al centro della polemica la mancata valorizzazione, a tempo debito, del lavoro svolto dalle Province, dalla manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole, alle pratiche autorizzative ambientali; dalle politiche attive per chi perde lavoro o lo sta cercando, alla manutenzione delle strade. “La gente non sa quello facciamo, ma a chi spettava rappresentarlo all’esterno e ai tavoli istituzionali?”, è stato chiesto dal pubblico.   “Così state facendo il gioco di Renzi”, ha spiegato Perin, all’ennesimo intervento polemico nei confronti del sindacato. Criticato dalla platea anche il sottosegretario Luciano Pizzetti, per la mancata realizzazione di uno dei presupposti della Legge Delrio, ossia la ricollocazione di tutto il personale negli enti che avrebbero assorbito le funzioni delle Province, in particolare  le Regioni. Oggi sono proprio queste ultime a non volere né funzioni ne personale, causa i tagli che a loro volta stanno subendo dallo Stato.

Altri interventi dei lavoratori hanno messo in rilievo la scarsa considerazione per le Province che caratterizza da anni il mondo politico. “Ad ogni cambio di amministrazione – ha detto un funzionario  del settore Lavoro particolarmente accalorato – ho dovuto rispiegare al presidente di turno cosa facciamo. Ad esempio, il tavolo di governance  delle politiche attive e passive per il lavoro, che non ho inventato io, ma c’è una legge, da vent’annni, che lo prevede. C’è qualcuno che sa, fuori dal mio settore, che la Provincia ha gestito 40 crisi aziendali in questo periodo? Tutti sono pronti a dire che siamo dei fannulloni, però poi, quando serve, gli amici ci telefonano per chiedere se per caso questa o quella azienda è in crisi …. E poi (rivolto ai sindacati, ndr), ci venite a dire che dobbiamo spiegare ai cittadini quali sono i servizi che svolgiamo? Ma perchè solo noi dobbiamo spiegarlo e non quelli che lavorano in Regione, o al Ministero?”.

Dalla platea sono emerse altre proposte alternative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’importanza dei servizi svolti, addirittura il blocco dei Centri per l’Impiego, uno dei servizi gestiti dall’amminisitrazione con maggiori contatti con il pubblico. Una misura che però non sarebbe efficace, perchè scatterebbe la precettazione. Altre proposte: tenere le scuole al freddo, o non spargere l’antigelo lungo le strade di competenza. Qualcuno ha proposto l’occupazione della Paullese,  mobilitazione certamente più di impatto, ma che sicuramente troverebbe troppe poche adesioni per essere efficace.

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