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Utero in affitto, 3 anni e 4 mesi ai genitori per alterazione di stato

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Il pm Messina

E’ finito con una condanna a tre anni e quattro mesi, così come chiesto dal pm Francesco Messina, il processo contro i due genitori cremaschi che sognavano di avere un figlio affittando una madre surrogata e che invece sono finiti davanti ai giudici con l’accusa di alterazione di stato. Ad emettere la sentenza, dopo due ore di camera di consiglio, il collegio dei giudici composto dal presidente Pierpaolo Beluzzi con a latere i colleghi Giulio Borella e Christian Colombo. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni. La  difesa, rappresentata dall’avvocato Cecilia Rizzica, di Roma, aveva chiesto l’assoluzione, puntando sull'”assoluta buona fede” dei suoi clienti.

Tre anni fa i due coniugi si erano rivolti ad una clinica di Kiev, dando avvio alle procedure e versando 30 mila euro. Il bimbo, nato nel settembre del 2011, era poi stato iscritto all’anagrafe di Kiev come figlio della coppia, così come prevede la legge ucraina. Successivamente i genitori cremaschi avevano portato il bambino in Italia e intanto l’ambasciata ucraina aveva chiesto all’ufficio anagrafe di Crema di trascrivere il certificato di nascita. Tutto sembrava andare nel migliore dei modi, fino a quando qualcuno aveva segnalato che la donna non era mai rimasta incinta. Nei confronti della coppia, che si è poi vista togliere il bimbo che aveva cresciuto per un anno e mezzo, era scattata una denuncia per alterazione di stato. Intanto il bambino era stato dato in affido e nel frattempo si è scoperto che non era figlio dell’imputato cremasco. Sulla questione era intervenuto il procuratore presso il tribunale dei minorenni di Brescia Emma Avezzù, che aveva spiegato il motivo per cui alla coppia era stato tolto il bambino. L’esame del dna aveva infatti svelato che il piccolo non è figlio di nessuno dei due cremaschi, segno che il materiale biologico usato nella fecondazione artificiale non appartiene né all’uomo, né alla donna italiani. La coppia cremasca lo sapeva ? No, secondo l’avvocato Rizzica, che ha sottolineato ancora una volta la buona fede dei suoi clienti. “Semmai dovrà essere la clinica di Kiev a dare spiegazioni, ma non lo farà mai”.

L'avvocato Rizzica

“Non permettono di adottare i bambini”, aveva commentato al termine di una delle ultime udienze il papà cremasco. “Danno i bimbi col contagocce. Se no, non avremmo fatto questo. Io però il mio bambino lo devo portare a casa”.

Nelle ultime settimane, però, la Cassazione ha deciso che gli accordi tra italiani e madri surrogate di altri paesi non sono validi. Quindi, a rigor di logica, il bambino portato in Italia dalla coppia cremasca è figlio di nessuno, e come tale adottabile. In merito, l’avvocato Rizzica ha già fatto sapere che ricorrerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Finora sono una ventina i casi simili finiti nelle aule dei tribunali, dei quali solo due terminati con una condanna: a Brescia (cinque anni e due mesi per alterazione di stato) e a Varese (un anno e due mesi per falso ideologico).

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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