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False coop e frode fiscale, 4 arresti Sequestrato anche yacht sul lago

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Sopra, la conferenza stampa (foto Sessa)

AGGIORNAMENTO – Quattro uomini in arresto con l’accusa di aver messo in piedi un’associazione a delinquere specializzata nelle frodi fiscali sfruttando false cooperative di lavoro, con un giro di milioni di euro. L’operazione, denominata ‘Borea’, è stata eseguita dalla guardia di finanza di Cremona. A carico dei quattro arrestati (finiti ieri ai domiciliari) e di una quinta persona, indagata, disposto anche un provvedimento di sequestro patrimoniale di beni. L’indagine è stata delineata in mattinata in una lunga conferenza stampa organizzata nella caserma di via Zara, alla quale hanno partecipato il procuratore Roberto di Martino, il colonnello Alfonso Ghiraldini (comandante provinciale della guardia di finanza) e il capitano Lucia Pasquetti (comandante della compagnia di Cremona). L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita nei confronti di un imprenditore cremonese classe 1959 (G.G. le iniziali rese note, ritenuto il capo del sodalizio), di due suoi collaboratori classe 1954 (M.R., accusato di essere il braccio destro del capo) e 1983 (M.P.R., parente dell’imprenditore e indicato dagli investigatori come il factotum) e del consulente fiscale partenopeo classe 1963 (S.D.N.). La quinta persona, indagata ma non arrestata, è un’impiegata lodigiana classe 1965, accusata di aver maneggiato consapevolmente e caricato nel sistema elettronico le false fatture.

Il quadro accusatorio parla della gestione, dal 2002, di una quindicina di cooperative con oltre 300 dipendenti, impiegati in varie aziende di macellazione e lavorazione di prodotti alimentari tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Cooperative in realtà fittizie secondo quanto scoperto dalle indagini, senza alcuna parvenza di vita sociale o mutualistica (come assemblee dei soci e divisione degli utili tra i soci). L’inchiesta, avviata a maggio dell’anno scorso, parla di lavoratori che sulla carta figuravano come soci e che ignoravano completamente i loro diritti in quanto soci.

L’imprenditore, del quale sono state rese note solo le iniziali durante la conferenza stampa, si è poi appreso essere il 55enne Giancarlo Giavardi, originario di Pandino, ex presidente onorario dei City Angels di Milano, a capo di un consorzio con sede a Cremona (una perquisizione nei confronti del consorzio in cui figurava come amministratore unico è stata eseguita dalla guardia di finanza nel 2013: vedi link in basso). Durante la conferenza stampa gli investigatori hanno inoltre spiegato che l’imprenditore 55enne arrestato conosceva Luigi Spagnuolo, il maxievasore di Spino d’Adda finito nel mirino della finanza nel 2010 e che ha patteggiato tre anni e cinque mesi per frode fiscale nell’ottobre di quest’anno. Nell’ambiente lavorativo di Spagnuolo, hanno aggiunto gli investigatori, ha inoltre operato in passato l’impiegata lodigiana oggi indagata nell’inchiesta ‘Borea’.

L’imprenditore 55enne è accusato di non aver versato le imposte dovute su un volume d’affari di oltre 80 milioni di euro, abbattendo i ricavi delle cooperative con un enorme flusso di fatture false. In sostanza, secondo quanto descritto dalle indagini della guardia di finanza, fino al 2006 i costi falsi equivalevano i ricavi, in modo da annullare l’Iva dovuta, mentre dal 2007 in poi, quando nel sodalizio ha fatto ingresso il professionista fiscale, i costi falsi sono stati gonfiati ulteriormente, allo scopo di creare un “credito Iva” con cui compensare indebitamente le ritenute fiscali e i contributi previdenziali dei lavoratori. A questo proposito, nel 2011 le cooperative hanno fatturato prestazioni per 11 milioni, dichiarando costi addirittura per 22 milioni. Nell’arco dei 10 anni di attività (2002-2012) i costi falsi dichiarati superano i 100 milioni stando ai calcoli delle fiamme gialle. Si parla anche di frode contributiva con meno ore di lavoro dichiarate rispetto alla realtà.

Ancora non si conosce con esattezza l’importo del danno per il fisco, ma solo per l’Iva si parla di 12 milioni tra il 2007 e il 2012 (questo il periodo su cui si sono concentrati maggiormente gli investigatori per fare luce sulla vicenda e raccogliere gli elementi necessari a sostenere il quadro accusatorio). Secondo quanto ricostruito dalla Finanza, il provento della frode veniva prelevato in contanti dai conti correnti delle varie cooperative, per una movimentazione complessiva di denaro, tra il 2007 e il 2012, di ben 54 milioni, di cui 21 prelevati in contanti, con una media mensile di oltre 170mila euro.

Gli immobili messi sotto sequestro sono 16, per un valore dichiarato nelle carte ufficiali di oltre 2,5 milioni (ma gli investigatori sono convinti abbiano un valore reale decisamente maggiore). Sotto sequestro anche beni come una cassaforte, preziosi, veicoli, uno yacht da 70mila euro ormeggiato sul lago di Garda e anche beni come conti correnti (i provvedimenti di sequestro sono stati eseguiti anche nelle province di Lodi, Napoli e Brescia). L’imprenditore 55enne, ha spiegato la guardia di finanza, aveva fatto confluire diversi beni in un trust. Importante per l’indagine anche l’attività di intercettazione, da cui emerge la consapevolezza del disegno illecito e, in seguito a una perquisizione della Finanza nel 2013, il timore di finire nei guai.

ALCUNI BENI SEQUESTRATI

Il natante

 

 

 

Un immobile a Coccaglio

Un orologio di valore

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