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Napolitano saluta il Quirinale. E poi?

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Sotto l’albero di Natale troviamo le dimissioni di Giorgio Napolitano. E’ stato lui stesso ad annunciarle il 18 dicembre ricevendo il corpo diplomatico per i tradizionali auguri. Ha detto,senza fare una piega: “La conclusione del mio mandato presidenziale è imminente”. Due giorni prima l’aveva confidato a Gasparri con un laconico “Nun cia facc’cchiu”. E’ tutto vero. Amen.

Siamo (quasi) esperti di dimissioni presidenziali.Questa mica è la prima.Anzi. Ha cominciato,guarda un po’,proprio un napoletano,cioè Enrico De Nicola,il primo Presidente della Repubblica.Era una brava persona,umile,un galantuomo. Girava con un cappotto rivoltato,aveva rifiutato lo stipendio di capo di Stato.Ma era un Re Tentenna. Sfiniva con i suoi dubbi chiunque l’avvicinasse.Quando gli offrirono la presidenza restò di sasso,non sapeva che fare.Mario Lupinacci sul Giornale d’Italia scrisse: “Decida di decidere se accetta di accettare”. Andreotti lo raccontava spesso. De Nicola si ritirò per motivi di salute. Lasciò il posto ad Einaudi.Anche il quarto presidente si è dimesso,cioè Antonio Segni,papà di Mariotto.Per il suo presunto sinistrismo lo chiamavano “Un pesce rosso nell’acquasantiera”.E’ restato in sella due anni e mezzo,poi si è dimesso volontariamente. Era stato colpito da una trombosi mentre discuteva con Giuseppe Saragat detto “L’alzabarbera” o anche “Cicchetto d’onore”. Fortebraccio sull’Unità, definiva Saragat “Un uomo dai modi lambruschi”ma anche “Peppino l’Elettricista” per via dei suoi frequenti richiami ai valori della Resistenza. I tempi erano quelli. Cin cin.

Pure il sesto presidente si è dimesso,ovvero Giovanni Leone.A Roma lo chiamavano “Leone Magno” (dal romanesco magnare).Certo è che lo scandalo Lockheed e gli attacchi della Cederna (targata Espresso) lo hanno messo all’angolo anche se le accuse non sono mai state provate. Gli ultimi due sono da primato: Sandro Pertini,il nonno della Patria, ha mollato 8 giorni prima della scadenza naturale del mandato. Cossiga due mesi prima. Pertini ha mollato nel gaudio popolare,Cossiga….picconando al punto che lo chiamavano financo “Isterix” o “Sassolino in bocca”.

E siamo a Napolitano,rieletto con l’inciucione Pd-Pdl. Non era mai accaduto nella storia repubblicana.Con lui,di fatto, siamo entrati un una repubblica presidenziale.Grillo ha parlato da subito di un “golpe”. Negli ultimi tempi gli hanno rimproverato molte cose: ad esempio di non aver pacificato il Paese (nel Pd ci sono turbolenze infinite),di non essere sempre stato super partes, financo di non aver saputo creare lavoro.Loscorso ottobre è stato interrogato come testimone al Quirinale – per tre ore! – da una delegazione dei gioudici della Corte d’Assise sul pasticciacco “Stato-mafia” ma se l’è cavata benissimo.E a chi gli ha rimproverato di non ricordare certi dettagl, ha risposto come ha potuto.cioè.”Mica sono Pico della Mirandola”. Non ha però potuto negare e in modo categorico l’esistenza di una trattativa. E siccome in quella circostanzia le domande sono state più importanti delle risposte,Re Giorgio c’è rimasto male.

Napolitano se ne va con qualche primato: è il primo capo dello Stato a provenire dal Partito comunista italiano ed il secondo ad essere arrivato al Quirinale da senatore a vita (dopo Leone).

Chi dopo di lui? In questi giorni sentiremo di tutto,di più. Ma ai giovani il toto-presidente interessa poco.Specie a quelli che cercano lavoro.

Enrico Pirondini

 

 

 

 

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