Un commento

Cinema d'essai e teatro, la risposta del Filo a multiplex e home cinema

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“Assurdo per una sala cinematografia ingaggiare una battaglia con i multisala. La sfida deve essere giocata su altri fronti, quella del cinema di qualità, delle prime visioni, delle pellicole in lingua originale, in un rapporto più diretto con il pubblico rispetto a quello delle multisala, un pubblico che oggi è molto più esigente ed informato di qualche anno fa. Su questi temi il Filo è in prima linea e continuerà ad esserlo”.

Giovanni Schintu, titolare insieme a Luca Beltrami della Nuova Cinefilo, traccia un bilancio dei primi due anni (a marzo) di gestione della sala cittadina, una delle prime in assoluto che aprì alla settima arte ai primi del Novecento e ormai l’unica rimasta in centro città. “Quando ci siamo lanciati in questa impresa eravamo mossi dalla volontà di non lasciare sguarnito un centro storico con già troppe vetrine spente. Il 98% della nostra programmazione è costituita da film d’essai, ma in linea con la convenzione che lega la Società Filodrammatica – proprietaria dello stabile – al Comune, riserviamo spazio anche al teatro e ai concerti. I cremonesi tendono  a identificare quasi unicamente nel Ponchielli il luogo della concertistica, ma è sbagliato.  Lo  scorso anno abbiamo ospitato l’esecuzione integrale delle 32 sonate per pianoforte di Beethoven, ad ingresso gratuito, grazie alla collaborazione con Istituto Pareggiato Monteverdi e facoltà di Musicologia, per esempio. Il nostro cinema d’essai è di respiro internazionale, come dimostrano la rassegna di quattro film sudcoreani, a cui abbiamo abbinato un’iniziativa gastronomica sul sud est asiatico. Lo stesso abbiamo fatto con il cinema africano, in collaborazione con il festival milanese, uno dei più importanti per questa cinematografia. Le proiezioni in lingua originale occupano pure un posto di rilievo, le riteniamo un importante veicolo di sensibilizzazione per il pubblico cremonese, utile anche per l’apprendimento delle lingue straniere. Lo scorso anno abbiamo avuto il patrocinio dell’Istituto di Francia di Milano, che ha riconosciuto l’alto interesse culturale della rassegna di film in francese; quest’anno replicheremo anche con l’inglese. Abbiamo in essere la collaborazione esclusiva con la Cineteca di Bologna per la proiezione dei classici restaurati: la rassegna ‘Il cinema ritrovato’ ha debuttato mercoledi con Barry Lyndon di Stanley Kubrick, e seguiranno Metropolis, il Gattopardo, Roma città aperta, Salvatore Giuliano, Le mani sulla città”. Una sala dal sapore antico (Il Filo risale al 1670) ma che ha voluto adeguarsi alla miglior tecnologia disponibile, con l’acquisto della macchina di proiezione Sony 4K, che ha consentito il completo passaggio alla tecnologia digitale.

“Non solo crediamo al nostro lavoro – aggiunge Schintu – e crediamo che il cinema di qualità debba essere riportato nelle sale; ma riteniamo anche che ciò debba avvenire ad un costo giusto per il pubblico”· E qui si viene al tema economico, croce per gli imprenditori di tanti settori, e l’attività cinematografica non fa eccezione. “Noi siamo in ottimi rapporti con la società Filodrammatica e non avremo difficoltà a proseguire il contratto. Per fortuna esistono agevolazioni fiscali per l’acquisto delle attrezzature tecnologiche e abbiamo la possibilità di accedere a fondi ministeriali, sulla base della nostra programmazione. Ma la nostra attività  si regge unicamente sugli incassi, non riceve alcun aiuto dal Comune – anche se spesso si vede il logo dell’ente sulle locandine – e si basa su una rigorosa politica di contenimento dei costi”.

Tra l’altro, la convenzione Società FIlodrammatica – Comune prevede che 100 giornate all’anno siano riservate a rappresentazioni ad ingresso gratuito, per le quali è prevista la messa a disposizione senza oneri della sala. “In questo modo – aggiunge il gestore – si dà la possibilità di esibirsi a piccole compagnie teatrali che non potrebbero mai sobbarcarsi i costi di affitto”.

E il futuro del cinema a Cremona? “Indubbiamente le sale sono poche, restiamo noi e il Cinechaplin. Con così pochi spazi non si riesce ad offrire tutto quello che è in distribuzione e questo è un primo problema. Poi c’è una particolare difficoltà del tessuto cremonese ad apprezzare l’offerta cinematografica. Lo ha dimostrato tra l’altro lo scorso anno una ricerca della professoressa Elena Mosconi: i giovani intervistati non ricordavano nemmeno i titoli dei film che avevano visto in sala nell’arco di un anno. Ciononostante chi fa questo mestiere non può arrendersi alla crisi: se c’è una crisi della monosala, questa è soprattutto una crisi di idee. Se in questo mestiere non cerchi continuamente nuovi stimoli, diventa un mestiere di routine e questa cosa la sala la paga. Mai accontentarsi di aver raggiunto un risultato”. E nell’ottica di cercare sempre nuovi stimoli, l’orizzonte del Filo si allargherà quest’anno a nuove collaborazioni per avvicinare altre realtà culturali, ad esempio il Fai – Fondo Ambiente Italiano, a cui si deve la rassegna “Il Cinema ritrovato”, mentre continuerà la sinergia iniziata lo scorso anno col Cai per la proiezione dei film di montagna.

g.b.

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Commenti
  • bakabuta

    Un plauso enorme al coraggio imprenditoriale e sociale di persone che fanno scoprire o riscoprono pezzi di storia e cultura non solo cremonesi. Bravi Schintu e Beltrami!