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Nelle case popolari di via Giuseppina grossi problemi di morosità

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E’ bufera sulle case di edilizia residenziale pubblica di Cremona. Dopo che è emerso il problema degli edifici di via Giuseppina (presenza di amianto sui tetti dei garage, di proprietà e in gestione al Comune), l’Aler ha voluto fare il punto, durante una conferenza stampa, sulla situazione degli alloggi popolari, che spesso si trovano in situazione di degrado, anche a causa dei numerosi anni di età. Le palazzine in via Giuseppina, ad esempio, risalgono agli anni Cinquanta e, secondo Aler, non hanno mai ricevuto una manutenzione strutturale da parte del suo ente proprietario, ossia il Comune. “Noi ci occupiamo della gestione solo dal 2012” ha evidenziato il direttore della sede cremonese, Maurizio Boldori, che ha partecipato alla conferenza stampa insieme al presidente delle Aler di Cremona, Brescia e Mantova, Ettore Isacchini, e al direttore generale Giacomina Bozzoni.

Sono 4mila gli alloggi popolari gestiti dall’Aler sul territorio, oltre a 1.700 gestiti per conto dei Comuni (900 quelli di Cremona). “Abbiamo sempre preso molto sul serio il problema dell’amianto, che infatti non è presente nelle case Aler cittadine, ed è solo in tre edifici in provincia, su cui comunque stiamo già intervenendo” spiega Isacchini.

Tornando a via Giuseppina, al di là del degrado, uno dei problemi maggiori è quello della morosità: a fronte di una morosità media complessiva del 4%, infatti, in quella palazzina a non pagare l’affitto sono circa il 25% degli inquilini. L’Aler respinge anche le accuse in merito allo stato delle case: “La situazione non è negativa e gli inquilini non si lamentano – afferma  Boldori -. Del resto ricordiamo che ogni qualvolta si libera un alloggio, esso viene ristrutturato completamente. Anche se, ovviamente, la struttura esterna ha tutti i problemi che può avere una casa vecchia”.L’edificio, conta complessivamente 33 alloggi, di cui 9 sfitti.

C’è poi l’annoso problema dei consumi energetici spesso eccessivi, e delle morosità sulle utenze domestiche. “Negli edifici in cui c’è il teleriscaldamento, ad esempio, se un inquilino è moroso per tagliargli l’utenza viene staccato il contatore di tutto il condominio, e per farlo riattaccare ci tocca pagare la bolletta dell’inquilino moroso. Insomma, tutto alla fine ricade su di noi – si lamenta Isacchini -. A questo proposito credo che si dovrebbero rivedere certi criteri, in primis quelli di assegnazione degli alloggi: le liste d’attesa andrebbero fatti secondo tre fasce di reddito, pescando un po’ da tutte e tre, in modo da riequilibrare gli affitti”.

L’Aler, che dal primo di gennaio ha una nuova gestione, ha annunciato di avere 250 appartamenti sfitti, per i quali farà partire da quest’anno i lavori per renderli assegnabili.

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