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Cofferati lascia il Pd 'Non posso restare nel partito che ho fondato'

Cofferati

Sergio Cofferati dice addio al suo partito, il Pd, dopo le contestazioni sullo svolgimento delle primarie per la candidatura alle Regionali in Liguria. L’ex leader Cgil, cremonese di Sesto, aveva fin da subito criticato il modo in cui si erano svolte le consultazioni, perse con il 45,7% dei voti contro il 52,98% dell’avversaria, Raffaella Paita.  Cofferati contestava la massiccia partecipazione di stranieri al voto (“E’ un problema quando si presentano gruppi di stranieri che non parlano neanche italiano. Dubito che siano così affascinati dai procedimenti democratici del nostro Paese se non conoscono neanche la lingua”, ha dichiarato) e ha denunciato l’inquinamento del voto “sollecitato e ottenuto del centrodestra, che si è mobilitato per votare alle primarie del centrosinistra: così non ci sono più le primarie, visto che una parte vuole entrare pesantemente in casa altrui”.

L’ex sindacalista esclude, al momento, di dar vita a una nuova formazione politica (è uno dei referenti dell’ala di sinistra del partito, notoriamente poco in sintonia con il leader Renzi) ed esprime rammarico per la scelta che si trova costretto a fare. “Non posso più restare in questo partito. In un partito che non dice nulla su quanto accaduto in Liguria – ripete – io non posso più restare. E’ decisione per me difficile e dolorosa – aggiunge Cofferati – perché sono uno dei 45 fondatori del Pd. Ma esco ugualmente”.

In discussione non solo la sua figura ma lo stesso strumento delle primarie.

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Commenti
  • erisso

    Cofferati? Quello che lasciando la segreteria generale della CGIL affermò che sarebbe tornato a lavorare in una nota azienda di pneumatici, e adesso è parlamentare europeo a diecimila euro al mese?

    • pinco pallino

      l’osservazione è pertinente…….la missione…… di molti sindacalisti si è conclusa nella politica ben retribuita.e condiziona pesantemente la vita democratica del bel paese.
      NON c’è nessun nesso con il progresso della vita civile del popolo NON protetto dai sindacati.