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Scontri in via Mantova, il Dordoni 'Aggrediti perché difendevamo la sede'

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Conferenza stampa del centro sociale Dordoni, nel pomeriggio di giovedì, per fornire la propria e dettagliata versione dei fatti di domenica pomeriggio al foro Boario. Sono Alessandro e Leopoldo a fare la ricostruzione di quanto accaduto, nella stessa giornata in cui a quattro loro compagni è stato recapitato l’avviso di apertura indagini da parte della Procura. A fare da detonatore alle violenze, scoppiate poi in una rissa durante la quale un attivista del collettivo è finito all’ospedale con gravissime ferite alla testa, sono stati degli adesivi appiccicati nella mattinata di domenica al portone del centro sociale. “I soliti adesivi di Casa Pound”, spiega Alessandro. Alcuni vengono staccati e, continua il racconto dei fatti, “alcuni amici del centro sociale, antifascisti ma non appartenenti al collettivo Dordoni, vanno allo stadio per restituirli al mittente. Lì, in mezzo alla curva della Cremonese, si accorgono che mischiati  tra i tifosi ci sono anche alcune facce mai viste nella curva della Cremonese”. Qui finisce la prima parte, la “prima fase”. Il peggio viene dopo, tra le 17 e le 18 approssimativamente. “Una decina di esponenti di Casa Pound, tra cui abbiamo riconosciuto solo Gianluca Galli – spiegano Alessandro e Leopoldo – si avvicinano verso la nostra sede, armati di spranghe, bottiglie e cinghie”.  A quel punto i compagni escono dal centro sociale, sono circa 8, per “dare risposta all’aggressione, in difesa della sede”. Nel frattempo “dal bar Matisse sopraggiungono 35 – 40 fascisti, non di Casa Pound di Cremona,  tra cui persone di Brescia, Parma e Piacenza, quelli che erano in curva e si aggiungono ai dieci di prima. Emilio viene colpito alla testa, cade, e solo l’intervento in sua difesa dei nostri compagni lo ha salvato dalla morte. Infatti mentre è a terra viene ancora colpito al torace e al volto. I compagni riescono a trasportarlo dentro la sede e a chiudere il portone, che i fascisti cercano ripetutamente di sfondare”. Una maniglia si rompe (è già stata sostituita) e anche l’allaccio elettrico incassato nel muro esterno del Dordoni viene distrutto (lo è tuttora).  La Polizia, stando a quanto dichiarano gli autonomi, interviene con “carica di alleggerimento nei confronti dei compagni”, per consentire la separazione dei due gruppi ed effettua le identificazioni.

Negativo il giudizio espresso dagli autonomi riguardo l’operato  delle forze dell’ordine, nonché sul fatto che quattro di loro siano indagati per rissa aggravata e lesioni, “dal momento che i nostri compagni hanno difeso un compagno a terra e lo hanno salvato dalla morte”. Raccontato anche l’episodio (postato su Facebook dal csa) dell’ingresso in ospedale, dove è ricoverato Emilio Visigalli, da parte di due soggetti che si sono presentati nel reparto chiedendo ad un’infermiera dove fosse il ferito spacciandosi per compagni del centro sociale. Al Dordoni risulta tra le fila di Casa Pound un indagato per violazione di un Daspo emesso nei suoi confronti, quindi per motivi inerenti al tifo e non alle violenze. Per il resto “a noi – aggiunge Alessandro – risulta solo una denuncia contro ignoti per lesioni gravissime  e rissa, mentre c’erano i presupposti per tentato omicidio”.

Riguardo al corteo previsto per sabato (assembramento alle 15 alla sede del Dordoni), il tragitto è stato inviato alla Prefettura. “Le nostre indicazioni – dicono dal centro sociale – ai partecipanti sono ben precise e faremo in modo di allontanare gli eventuali infiltrati”. Ma il clima è ovviamente molto teso.

Giuliana Biagi

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