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L'ex broker Tolomini patteggia 4 anni, sì alla banca parte civile

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Patteggiamento concordato e accolto dal giudice Maria Stella Leone per l’ex broker Stefano Tolomini, 49 anni, finito a processo con l’accusa di appropriazione indebita. L’imputato ha patteggiato una pena di 4 anni e 1.600 euro di multa. “Accordo accettabile”, ha detto il giudice. Per Tolomini, interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e pagamento di 500 euro di spese legali per ciascuna delle parti civili, in tutto una decina di persone, rappresentate dagli avvocati Ugo Carminati e Paolo Zilioli, che avevano affidato all’imputato i loro soldi da investire.  Oggi il giudice ha anche sciolto la riserva, ammettendo la IWBank alla costituzione di parte civile. Il 27 settembre del 2013, per conto del suo legale, l’avvocato Roberto Sutich, la banca on-line aveva presentato querela per danno di immagine perché della banca Tolomini “non è mai stato promotore, ma semplice cliente”. “Dall’esame degli atti del fascicolo del pm”, ha fatto mettere a verbale il giudice, “risulta in effetti che i conti accesi presso la banca, seppur direttamente intestati all’imputato, sono stati presi in considerazione nel corso delle indagini riguardo alle operazioni dei conti correnti intestati a vari clienti; ritenuto quindi che sebbene nel capo di imputazione non venga esplicitato il nome della banca, né la stessa sia stata indicata tra le parti offese nel decreto di citazione a giudizio, può comunque ipotizzarsi un danno all’immagine della stessa banca”.
L’ex broker, di Grontardo, è l’esponente politico cremonese che tre anni fa, autodenunciandosi, aveva dato le dimissioni da capogruppo del Pd e da consigliere con delega a Sport e Tempo Libero. Doveva rispondere di un ‘buco’ che supera il milione di euro. I soldi da investire, l’imputato li aveva chiesti a familiari e ad amici ai quali chiedeva di fidarsi perché ci sarebbero stati risultati positivi. Al termine della scorsa udienza il giudice aveva  disposto il sequestro in via cautelativa di metà dell’immobile di proprietà di Tolomini e di un quinto del suo stipendio sulla base del fatto che vi è la possibilità di dispersione del patrimonio. All’imputato, dal 2004 fino al 2012, anno dell’autodenuncia, era contestata l’appropriazione indebita con le aggravanti di aver commesso il fatto con abuso di prestazione d’opera e di aver cagionato ai clienti un danno patrimoniale di rilevante gravità: 256 mila euro ad una coppia, 238 mila euro ad un’altra, 158 mila euro ad un’altra ancora e poi 129 mila, 57 mila, 30 mila, 21.800, 13 mila e 7 mila euro. Tolomini doveva anche rispondere di falsità in scrittura privata: per l’accusa, per rassicurare i suoi clienti sul buon andamento degli investimenti aveva confezionato una falsa documentazione bancaria.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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