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Maxi-operazione 'ndrangheta, arrestati cremonesi tra cui ex poliziotto

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AGGIORNAMENTO – Anche arrestati cremonesi nella maxi-inchiesta coordinata dalle direzioni distrettuali antimafia di Bologna, Brescia e Catanzaro, denominata “Aemilia”, che ha portato alla custodia cautelare per 163 persone complessivamente in tutta Italia, e che sta scoperchiando un diffuso sistema di malaffare, corruzione politica e usura con epicentro Modena e Reggio Emilia. Le zone colpite dal terremoto del 2012, e quindi interessate alla ricostruzione, con pesanti coinvolgimenti di personaggi politici (tra cui un consigliere comunale di FI di  Reggio Emilia, arrestato). Gli arrestati del nostro territorio sono Francesco Lamanna, 53 anni, pluripregiudicato, già arrestato nell’operazione Grande Drago, residente al Boschetto,  Salvatore Muto, residente a Corte dè Frati, Giulio Muto, di Sesto ed Uniti, Maurizio Cavedo, ex sovrintendente della polizia stradale di Cremona e residente a Castelvetro Piacentino (quest’ultimo è in carcere in Venezuela in quanto arrestato nel paese sudamericano per possesso di cocaina), Rosario Vetere e Pierino Vetere, bloccati a Castelvetro, dove risiedono. Tra la provincia di Cremona e la bassa Piacentina sono indagate altre 27 persone. Parallelamente,  la Guardia di Finanza di Cremona ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre imprenditori residenti nel reggiano e di un professionista di Crotone con studio nella cittadina calabrese ed anche a Reggio Emilia.

LA CONFERENZA STAMPA DEL PROCURATORE DI BOLOGNA – Parole chiare e decise, quelle di Roberto Alfonso, procuratore capo di Bologna, e di Franco Roberti, procuratore nazionale Antimafia, che poco prima delle 11 di mercoledì, a Bologna, hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare un’operazione che ha portato, come è stato evidenziato, a un “risultato storico, che non ha precedenti”. 163 arresti, tenendo anche contro della contemporanea azione condotta dalle procure di Catanzaro e Brescia, con un contatto costante e un prezioso scambio di informazioni continuo.
“In Emilia” è stato spiegato “si era creata una vera e propria propaggine della ‘ndrangheta cutrese, prima infiltrata, poi radicata, arrivando a comprendere profili di imprenditorialità, in particolare edilizia, politica e anche nel campo dell’informazione (tra gli arrestati vi è pure un giornalista reggiano, ndr) . La ‘ndrangheta si è prima insediata, poi si è strutturata e infiltrata nei gangli vitali e sani del tessuto emiliano, inquinando specifici settori dell’economia. Una metastasi continua che ha avuto nella città di Reggio Emilia l’epicentro, ma che ha poi preso piede in tante province, in particolare Modena, Parma, Piacenza, fino ad arrivare alle rive del Po, come conferma l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona”  L’operazione Aemilia ha portato all’applicazione del provvedimento restrittivo per 117 persone, 54 per associazione di stampo mafioso, 4 per concorso esterno, altri per fatturazioni false e altri delitti.  Tra le 54 persone arrestate per il delitto più grave, 6 sono considerati capi e promotori, che si sono spartiti diverse zone della regione: si tratta di Nicolino Sarconi, del cremonese Francesco Lamanna, di Antonio Gualtieri, Romolo Villirillo, Michele Bolognino e Alfonso Diletto. Cinque invece gli organizzatori, coordinatori dagli stessi promotori, in costante contatto tra loro: Giuseppe Cirio, Salvatore Calpa, entrambi nel pieno del tessuto imprenditoriale, e ancora Antonio Silipo, Gaetano Lasco e Antonio Valerio.
Un’operazione per la quale il procuratore del capoluogo emiliano ha ringraziato tutte le forze dell’ordine, tra cui la Guardia di Finanza di Cremona: “E’ stata – ha detto –  una operazione che ha richiesto impegno, disponibilità, sacrifici, orari a volte impossibili, pedinamenti e osservazioni sul territorio. La ‘ndrangheta cutrese era ormai arrivata a radicarsi anche con calabresi di seconda e terza generazione”.
L’operazione AEmilia, come è stato spiegato, ha ripreso da vicino altre operazioni importanti, quale la Drago, la Edilprova, la Scacco Matto e la Pandora (queste ultime due guidate da Catanzaro), che in passato hanno compiuto passi decisivi in direzione della soluzione del rebus: come tante tessere di un puzzle che ora vanno a completarsi. “La cellula emiliana, a differenza di quanto accade in Calabria, dove il potere deve essere ostentato per essere immediatamente percepibile” ha spiegato Roberto Alfonso “si rimodellava in base al territorio in cui veniva a trovarsi: in Emilia agiva in modo sotterraneo e subdolo. Per anni abbiamo sentito parlare di mafia imprenditrice, ora l’abbiamo scoperta e perseguita proprio in casa nostra. Il punto è che questa propaggine ha poi guadagnato in autonomia e autorevolezza anche finanziaria, staccandosi dalla matrice cutrese e costituendo così un corpo a sé stante, capace di mantenere invariata la cifra della propria intimidazione”.

IL FILONE CREMONESE – Nel 2012 i finanzieri cremonesi alla guida del comandante Alfonso Ghilardini, che indagavano su un episodio di usura nel capoluogo lombardo, si sono incrociati con le indagini che l’Arma emiliana stava conducendo su un’organizzazione ‘ndranghetista presente nel territorio emiliano. La Direzione Distrettuale Antimafia ha assunto il coordinamento delle indagini e incaricato i finanzieri di scandagliare le attività imprenditoriali e le disponibilità patrimoniali degli indagati. Emergeva così un articolato giro di fatture false il cui scopo non era solo la frode fiscale ma anche quello dimascherare prestiti usurai nei confronti di imprenditori in difficoltà economiche. La ricostruzione di alcuni casi di usura, uno dei quali nei confronti di un imprenditore cremonese, ha portato a calcolare tassi di interesse superiori al 200%: in un caso sono stati prestati 700mila euro e richiesti interessi per ben 400mila euro. Per quanto riguarda la frode fiscale al momento sono stati accertati 20 milioni di fatture false utilizzate solo nel biennio 2011-2012.

Le indagini patrimoniali hanno portato al sequestro di 78 appartamenti e di 106 unità immobiliari (Garage e box doppi), di 5 capannoni industriali e di 15 terreni per un valore storico dichiarato, estremamente prudenziale, di oltre 20 milioni di euro. Sono state sequestrate anche 27 società di capitali, edili o della logistica, compresi i crediti, i beni strumentali e le altre attività il cui valore non è possibile al momento quantificare.I beni e le società sono stati sequestrati, oltre che in Emilia Romagna e Calabria, anche nelle Province diMantova e Verona.

Emerge dunque una fitta rete di connivenze tra imprenditori e politici nell’assegnazione dei subappalti delle opere pubbliche, tra cui quelle per la ricostruzione dai danni del terremoto del 2012 in Emilia Romagna. Il maggior numero degli arresti, non a caso è concentrato nelle province di Modena e Reggio Emilia, e in Lombardia la Bassa mantovana. Tra l’altro risulta indagato anche il sindaco di Mantova, Sodano.

Anche nei dintorni di Cremona e nel confinante territorio di Castelvetro piacentino era visibile la mobilitazione di Carabinieri e  GdF, durante l’ultima nottata e fino all’alba. Impegnati anche elicotteri per il monitoraggio del territorio al fine di evitare fughe.

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Commenti
  • paolo

    .

    • Guest3

      No fascisti…
      Propongo una manifestazione.