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Negozi, si allunga l'elenco delle chiusure 'Brand' ultima vittima sul corso

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Una città che si sta spegnendo, come le vetrine di un altro negozio di vecchia data in corso Garibaldi che getta la spugna. ‘Brand’, negozio di abbigliamento che aveva aperto nove anni fa, chiude i battenti, lo farà probabilmente a fine mese per concludere la stagione dei saldi. “Ormai non è neanche più la questione degli affitti”, spiega il titolare, Gabriele Dassi, restio a parlare della propria vicenda personale, “perchè tutto quello che posso dire potrebbe sembrare uno sfogo solo per motivi personali”, si limita a dire dopo che per anni è stato in prima linea a sostenere il ruolo che il centro storico di Cremona deve tornare ad avere sul piano commerciale. Il negozio, che tratta firma importanti e che ha sempre cercato di conciliare prezzo, marchi di punta e qualità, chiude per “costrizione, perchè a fine mese devi pure avere un ritorno. Andare avanti in una città di cui non vedo possibilità di sviluppo, lavorando sempre più di frequente sette giorni su sette, è diventato estenuante e non ne vale più la pena”. L’ultima tegola che anche a livello psicologico ha pesato molto sull’umore dei commercianti è stata la chiusura ‘forzata’, consigliata addirittura dagli agenti della Polizia Municipale, nella giornata del corteo degli antagonisti il 24 gennaio. Un sabato pomeriggio di sole, in piena stagione di saldi.  La situazione è stata vissuta da tutto il commercio dell’asse corso Campi – Garibaldi come la resa a una causa di forza maggiore che non tiene conto delle ragioni della gente che vive del proprio lavoro, in questo caso l’impresa famigliare.

Una crisi iniziata nel 2008, ma che solo negli ultimi 6 – 12 mesi ha raggiunto il suo livello più basso, almeno a giudicare dalla morìa dei negozi in centro città e fuori. Tranne che nei centri commerciali e per qualche marchio in franchising, che vivono su dinamiche diverse da quelle del negozio di vicinato. Corso Garibaldi, su cui qualcuno aveva riacceso le speranze con la sperimentazione delle onde blu la scorsa estate, quest’inverno è tornato ad essere l’ibrido di sempre, una strada chiusa al traffico, ma che la gente non concepisce come isola pedonale. “Siamo al paradosso – dice Dassi –  che le persone continuano a passare sul marciapiede raso muro e se lo trovano ostruito aspettano che l’ostacolo venga rimosso, pur di non andare in mezzo alla strada. Lo dico perchè lo sperimento ogni giorno davanti al negozio”.

Costi di gestione sempre più alti, fatti di tassazione locale e nazionale, contributi previdenziali, oneri per il personale; e poi anche l’affitto, molto variabile da situazione a situazione, oltre ad un sistema creditizio sempre più diffidente nei confronti degli imprenditori: sono le cause principali delle tante chiusure che stanno spegnendo la città. ‘Brand’ ha quasi dieci anni, ma con una lunga tradizione alle spalle, perché ha continuato l’attività di famiglia avviata da Dassi in via Palestro nei primi anni Cinquanta. Quando circolavano più soldi ed era più facile intercettare i gusti del pubblico, oggi condizionato dalla globalizzazione, soprattutto nel settore dell’abbigliamento. Intanto in corso Campi dal 1 febbraio Tezenis  ha traslocato di qualche metro prendendo il posto di Playlife. Il marchio resiste, ma intanto si svuota e resta buio uno dei più imponenti spazi commerciali sul corso. Chiusura a sorpresa, invece, per la gastronomia Uberto Grandi di corso Mazzini, di fronte alla Feltrinelli, che ora ha fuori il cartello “affittasi”.

La gastronomia chiusa in corso Mazzini

 

 

Cambio di sede per Tezenis, in corso Campi: da un lato all'altro della strada

 

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