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Danza, al Ponchielli in scena il Balletto Civile con 'In-Erme'

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La Rassegna ‘La Danza 2015’ del Teatro Ponchielli, inaugura sabato 14 febbraio (ore 20.30) con In-Erme del Balletto Civile, imponente spettacolo in cui il corpo si fa portavoce di un messaggio di pace e  paralisi, follia e razionalità di fronte all’orrore di tutte le guerre.  Uno spettacolo creato ed interpretato da Alessandro Berti, Maurizio Camilli, Ambra Chiarello, Francesco Gabrielli, Sara Ippolito, Maurizio Lucenti, Michela Lucenti, Alessandro Pallecchi, Gianluca Pezzino, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Isacco Venturini e con Tommaso Vaja, per la regia e coreografia di Michela Lucenti.

LO SPETTACOLO – Un sipario/sudario si apre su una giungla di microfoni e un bianco livido da dove intravedere le ombre del presente. É lo spettro del secolo che incombe su questi corpi schiacciati da una forza di gravità che li porta come a sciogliersi nel pavimento e poi resuscitare continuamente dal terreno per cercare una via di fuga, di rinascita cristallina. Ma questa volta i corpi non urlano, si dissolvono nella storia. Il soldato lancia la sua sposa e la sua corsa per riprenderla è interrotta solo dal richiamo alle armi.  I civili composti sopravvivono come in un presepe sghembo, e la madre torna comunque alla sua culla.

I testimoni della guerra non riescono a parlarne e chi ha ordito i meccanismi ne rimane inevitabilmente incastrato.  Sono corpi che entrano, si intrufolano negli anfratti degli arti, girano rasenti al suolo, come una corrente, un brivido li attraversa, e li fa trasformare in draghi dalle lunghe chiome; qualcuno sostiene, qualcuno si arrampica, ci si lancia con amore e si viene ripresi al lazzo quando l’instabilità si fa pericolosa.  Tutti senza armi.
Disarmati di fronte all’incubo lucido che il secolo scorso ha vissuto per intero; un filo lungo come una bava di ragnatela collega ognuno di noi ai suoi antenati, ai corpi che lo hanno preceduto, caduti sotto i colpi del destino di cui noi portiamo in carico la dote. Il conflitto è in noi ed è un continuo patteggiamento con l’esterno. Per riprendere fiato cerchiamo una tregua, deglutiamo, un armistizio che diventa uno scivolo per altre guerre. Qui comincia la danza,  implacabile e maldestra come l’inarrestabile fluire dell’esistenza; in questa danza i corpi si affrancano da tutto quello che li fa dipendere dalla vita, diventano inalterabili, necessari, e tendono all’assoluto. Davanti al sipario immagini pop luminiscenti, dentro il vento della storia soffiato dalle corse degli uomini col cappotto, che cercano di salvarsi, di salvare.

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