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Dordoni come il Leoncavallo? I militanti: 'Pensano di poter chiudere, ma non sarà così'

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All’indomani del Consiglio comunale dedicato ai fatti del 18 e del 24 gennaio, in cui si è stabilito di non rinnovare le convenzioni con i centri sociali cremonesi, Dordoni e Kavarna, in molti si interrogano su quando effettivamente si concretizzerà la chiusura. Non sembrano particolarmente preoccupati, invece, i militanti dello stesso Dordoni che, forse forti di esempi come quello del Leoncavallo di Milano, si sentono piuttosto sicuri nella propria roccaforte di via Mantova. “Ci aspettavamo questa bufera, così come ci aspettavamo gli interventi in Consiglio comunale, abbastanza scontati” ha dichiarato Gianluca, uno dei portavoce del centro sociale, in un’intervista rilasciata a Radio Onda d’Urto. “Hanno messo sullo stesso piano i movimenti antagonisti che creano quotidianamente vertenze su cui lavorare con i fascisti di Casa Pound. Ma ci sono stati anche altri interventi che ribadivano che si deve parlare di aggressione e non di rissa tra bande, come invece si è fatto nella maggior parte degli interventi. I fatti di domenica si sono svolti proprio davanti al centro sociale e questo è l’indizio che vi fosse la volontà di aggredire da parte dei militanti di Casa Pound”.

Sulla questione del rinnovo, Gianluca ha evidenziato che “le mozioni erano volte al rinnovo o non rinnovo dei contratti con gli spazi sociali pensando di poterli chiudere o vincolare a una sorta di contratto, quando sappiamo benissimo che così non è e non sarà. Quindi anche queste dichiarazioni dal nostro punto di vista lasciano il tempo che trovano. Siamo sereni per quanto riguarda gli spazi sociali e in particolare quello del Dordoni. Ora vederemo cosa si muoverà nei prossimi giorni”. I militanti esprimono quindi la propria delusione “nei confronti di quella che è una non presa di posizione della Giunta comunale, che tenta come sempre di non perdere il consenso più che guardare a ciò che sarebbe giusto e doveroso fare”.

Insomma, difficile che venga messo in atto uno sgombero del Dordoni. Tra il diniego del Comune a rinnovare il contratto di affitto scaduto e l’effettiva fuoriuscita degli autonomi dalle ex stalle del Foro Boario trasformate in centro sociale, ce ne passa. La vicenda del Dordoni e del Kavarna, potrebbe alla fine assomigliare molto a quella del più celebre centro sociale del nord Italia, il Leoncavallo di via Watteau a Milano. Circa 8mila mq di superfici coperte, un vero e proprio quartiere, occupato dagli antagonisti nel 1994 e da loro ristrutturato. Di sfratto di parla da anni, ma non è mai andato in porto. Al suo interno si organizzano corsi gratuiti e viene data ospitalità ai senzatetto, oltre ad esserci una mensa a basso costo. La proposta di soluzione portata avanti dall’amministrazione Pisapia è quella di permutare l’immobile (che è di proprietà privata, della famiglia Cabassi) con altri due stabili comunali, uno in via Zama, l’altro in via Trivulzio. La permuta consentirebbe al Comune di diventare proprietario del centro sociale e quindi di “legalizzare” la presenza degli autonomi in quella sede.

Naturalmente a Milano, molto più che a Cremona, si è scatenata da tempo la battaglia politica su questa decisione, che dovrà ricevere il benestare del consiglio comunale entro il 30 aprile. I partiti di destra parlano di un “ticket elettorale” che il sindaco Pisapia deve staccare con la parte di estrema sinistra del suo elettorato; i componenti di Sel e la sinistra Pd magnificano le attività di pubblica utilità che vengono svolte da anni gratuitamente dagli autonomi.

I ragazzi del Dordoni, sempre ai microfoni di Radio Onda d’Urto, hanno anche aggiornato sulle condizioni di Emilio Visigalli: “Per fortuna dall’ospedale arrivano belle notizie – ha raccontato Gianluca -. In questi giorni Emilio sarà trasferito al reparto di riabilitazione. Qualche giorno fa è riuscito a scrivere messaggi su carta e a mangiare. Siamo molto emozionati da queste belle notizie, sperando che potremo riabbracciarlo presto. Certo è che la sua condizione rimane gravissima e il periodo di riabilitazione durerà per diversi mesi”.

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