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Ennesima tragedia del mare, fiaccole alla Casa dell'Accoglienza per le vittime

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Dopo la tragedia del mare del 10 febbraio al largo di Lampedusa Caritas Cremonese e il Segretariato diocesano Migrantes promuovono per la serata di domenica 15 febbraio presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona un momento di ricordo e riflessione dlle 20.30 nel cortile della struttura di via S. Antonio del Fuoco. Già segnalata l’adesione all’iniziativa del Forum provinciale del Terzo settore.

“A illuminare il cortile della Casa dell’Accoglienza – si legge sul sito della Diocesi – saranno decine di lumini: un simbolico segno di ricordo nei confronti di ognuna delle vittime. Oltre all’intera cittadinanza, Caritas Cremonese e il Segretariato diocesano Migrantes hanno esteso l’invito a tutte le associazioni del territorio, che potranno contribuire alla riflessione attraverso l’intervento di un loro rappresentante. Alla serata saranno presenti anche i profughi ospitati nella struttura della Caritas”.

Quella avvenuta al largo di Lampedusa è l’ennesima tragedia del mare, che “ha nuovamente confermato l’inadeguatezza dell’operazione Triton come unica misura per la gestione dei flussi migratori e la sua limitatezza nel portare soccorso ai migranti in mare”. Così Caritas Italiana e Fondazione Migrantes con le ong Ai.bi, Amnesty International Italia, Centro Astalli, Emergency, Intersos, Save the Children e Terre des Hommes. Insieme hanno ufficialmente chiesto al Governo Italiano e all’Unione europea “un reale cambio di rotta nelle politiche sull’immigrazione”.

“Occorre aprire immediatamente canali sicuri e legali d’accesso in Europa – si legge nella nota congiunta di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes con le altre realtà impegnate sul fronte dei diritti umani – per evitare ulteriori perdite di vite in mare, che consentirebbe di gestire un fenomeno ormai stabile e probabilmente in aumento”.

Nello stesso tempo le organizzazioni chiedono all’Italia e all’Unione europea di “rafforzare ulteriormente le operazioni di ricerca e soccorso in mare” e di “avviare politiche che garantiscano la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, migranti e richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo”.

“Non è più tempo di affrontare il fenomeno dei flussi migratori di persone in fuga da guerre, persecuzioni e povertà con azioni insufficienti e poco efficaci – si legge ancora nel comunicato congiunto –. L’Operazione Mare Nostrum ha ampiamente dimostrato che l’Europa può affrontare meglio questo problema, dando priorità alla ricerca e al salvataggio in mare. Tuttavia è necessario un impegno diverso e condiviso in tutta Europa che preveda il dispiegamento congiunto di mezzi e risorse, con approcci e strumenti realmente utili a salvare vite umane e non solo a pattugliare le nostre coste, oltre a politiche di immigrazione e asilo che diano priorità alla dignità delle persone”.

Attenzione a quanto accaduto a Lampedusa anche da parte del Papa che, al termine dell’Udienza di mercoledì 11 febbraio, mentre giungeva la notizia dell’ennesima tragedia del mare con centinaia di morti, ha voluto assicurare la propria preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà.

Arci, con una nota pubblica, ha fatto sapere che parteciperà all’iniziativa: “Questa ennesima strage poteva essere evitata se il governo italiano non avesse deciso di sostituire Mare Nostrum, un’azione dedicata alla ricerca e al soccorso in mare, con l’operazione Triton, le cui finalità sono tutt’altre, e cioè il controllo e la sicurezza delle frontiere. Arci, insieme a molte altre organizzazioni sociali, chiede l’attivazione di canali d’ingresso regolari, in grado di mettere in salvo i profughi, consentendo loro di rivolgersi agli Stati e non ai trafficanti”.

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