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Depositata motivazione Apic, per i giudici 'Feroldi non è credibile'

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Nella foto, Franco Feroldi (a destra) e il suo avvocato Massimiliano Cortellazzi

Una versione dei fatti non credibile. Questo, in sostanza, emerge dalle 16 pagine di motivazione della sentenza Apic depositata dal collegio dei giudici (presidente Maria Stella Leone, a latere Francesco Sora e Cristina Pavarani) nei confronti di Franco Feroldi, ex coordinatore e dirigente del settore cultura Apic, ex braccio culturale dell’amministrazione provinciale travolto da un debito accertato di tre milioni di euro verso fornitori e creditori, e di altri tre milioni di crediti inesigibili. La sentenza, emessa il primo luglio dell’anno scorso, ha visto la condanna di Feroldi per peculato a tre anni e sei mesi di reclusione e al risarcimento del danno con una provvisionale di 10mila euro. La procura accusava l’imputato, difeso dall’avvocato Massimiliano Cortellazzi, di essersi intascato, tra il 2005 e il 2007, 168.334 euro, denaro ricavato dal 50 per cento dei biglietti relativi al museo civico e alla sala dei violini in base ad una convenzione secondo la quale metà dell’incasso andava all’Apic e l’altra metà al Comune. Per i giudici, ci si trova di fronte ad una “gestione scriteriata” e priva di “adeguati controlli” sull’operato dell’imputato, che ha gestito “la contabilità dell’associazione come se fosse cosa propria”.

“Il possesso esclusivo del denaro proveniente dalle vendite dei biglietti dei musei comunali in capo al Feroldi”, si legge nella motivazione, “l’assenza di alcuna valida spiegazione fornita dall’imputato sulla destinazione di tale denaro che non è confluito sul conto Apic negli anni 2005 e 2006, anche una volta ammesso il pagamento in contanti di debiti Apic; la confluenza sul conto personale del Feroldi di elevati importi in contanti senza che ne sia certa la provenienza legittima; il pagamento dei debiti Apic da parte del Feroldi con bonifici e contanti dal suo conto corrente; il deposito ingiustificato sul conto personale dell’imputato di denaro di provenienza Apic e destinato al Comune di Cremona, consentono di ritenere che in effetti il denaro contante Apic proveniente dalla vendita dei biglietti dei musei comunali relativamente alla quota di competenza Apic non versato sul conto dell’associazione negli anni 2005 e 2006 sia stato distratto da Feroldi a proprio favore”.

“In sostanza, nella migliore delle ipotesi”, secondo i giudici, “pur sottraendo dall’importo complessivo degli ammanchi contestati tutti i pagamenti eseguiti da Feroldi in favore dei creditori sia in contanti che con bonifici bancari, i conti non tornano, atteso che la differenza non ha trovato alcuna valida giustificazione”. Per il tribunale, “l’imputato ha cercato di giustificare l’ammanco di denaro anche attraverso il suo utilizzo in contante per il pagamento di debiti propri dell’associazione e, in particolare, quelli aventi titolo nei viaggi eseguiti da diversi tassisti in occasione di eventi pubblici su richiesta dello stesso Feroldi. Ma l’importo complessivo delle prestazioni dei tassisti appare di gran lunga inferiore agli ammanchi contestati”.

Secondo la difesa, invece, i giudici non avrebbero preso in considerazione “oltre ai circa 60.000 euro spesi dall’Apic per i taxi, tutti gli altri pagamenti effettuati dall’imputato e provati documentalmente”. Secondo l’avvocato Cortellazzi, infatti, “dalla documentazione contabile prodotta dalla difesa dell’imputato, oltre ai 60.000 euro per i taxi, impiegati esclusivamente per motivi di lavoro, non disponendo l’Apic di alcun autoveicolo”, ci sarebbero “spese per rinfreschi, pranzi, cene, pernottamenti, pagamenti a creditori per oltre 200.000 euro, e quindi per un importo superiore agli ammanchi contestati”.

Da quanto si legge nella motivazione, infine, “Feroldi, già dirigente del settore cultura della Provincia di Cremona per nomina del suo presidente in virtù di un rapporto fiduciario, era stato investito della carica di coordinatore tecnico operativo dell’Apic al quale erano affidati tutti gli adempimenti di carattere gestionale connessi alla realizzazione dei progetti dell’associazione. Ciò sino al 2004. Cessato tale incarico, pur non avendo un ruolo decisionale in Apic, Feroldi aveva mantenuto un ruolo operativo, essendo chiamato a curare per intero l’organizzazione delle mostre e degli eventi culturali che venivano organizzati da Apic, risultando di fatto il custode del denaro che costituiva provento dell’attività propria dell’associazione”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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