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Da poliziotte e bancarie di Sap e Fabi donazione per le donne in difficoltà

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Le lavoratrici bancarie dell’organizzazione sindacale Fabi di Cremona e provincia e le lavoratrici della polizia di Stato del sindacato Sap di Cremona e provincia in occasione della Festa della donna hanno deciso di raccogliere fondi e destinare un contributo alla Fondazione S.Omobono-Casa Famiglia di Cremona, a favore delle donne maltrattate, sfruttate e sole.

“Sottolineiamo il ruolo del sindacato che, come attore sociale, ha il compito di porre l’attenzione su tali temi in difesa dei diritti comuni, delle conquiste in ambito legislativo e normativo e delle difficoltà che ancora oggi le donne trovano nel denunciare tali violenze, spesso in mancanza di un’adeguata ‘giustizia’ correlata al danno subìto”, si legge in una nota congiunta diramata da Fabi e Sap.

“Il significato del dono sta racchiuso nell’intimo di ogni donna, così come la speranza di un mondo migliore, favorita da una maggiore presenza delle donne nella politica, nel mondo del lavoro, nella società”, aggiungono i sindacati. “Per una donna, difficoltà, sconforto, a volte disperazione spesso significa – ricordano Fabi e Sap -: essere ragazze-madri non accolte, magari minorenni, sole, prive di punti di riferimento; avere figli piccoli, sposate o separate, bisognose di aiuto nel compito di madre; essere maltrattate, sfruttate o trovarsi in particolare stato di abbandono”.

L’Azione cattolica di Cremona con la costituzione della Fondazione S.Omobono-Casa Famiglia si è impegnata nella vicinanza alle donne che si trovano in difficoltà. Si tratta di una struttura dotata di personale competente e in grado di capire, all’insegna della solidarietà, le donne in particolari situazioni, offrendo ospitalità, assistenza e protezione. Una comunità che può accogliere e accompagnare fino a sei donne con bambini, in un progetto strutturato e con un’impostazione familiare. Cinque appartamenti semiautonomi preparano e seguono donne con bambini al passaggio verso la gestione consapevole e adulta della vita indipendente (una sorta di “post comunità”). Un micro-nido accoglie 10 bambini per volta, fino a tre anni di età, e risponde ad alcune esigenze specifiche dell’educazione e delle relazioni tra madri e figli, specialmente per le situazioni che non trovano risposta sul territorio (in ordine ai prezzi, agli orari, ecc.). Una struttura complementare attiva per la pronta accoglienza di donne in difficoltà e bisognose di un intervento immediato.

Michele Ferro
redazione@cremonaoggi.it

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