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Cristiani massacrati, papa Francesco smaschera l'ipocrisia

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Era ora. Davanti all’ennesima strage di cristiani – stavolta in Pakistan, 15 morti e 80 feriti – Papa Francesco ha lanciato (domenica) il suo grido di dolore dopo aver appreso degli attentati terroristici a Lahore. Ed ha inviato il suo monito durissimo al mondo intero. “Battendo il pugno” – come hanno detto alcuni osservatori, “per dire basta alle persecuzioni contro i cristiani “che il mondo cerca di nascondere”. Ed ha aggiunto: “I nostri fratelli versano il  sangue soltanto perché sono cristiani”. Un messaggio chiaro rivolto soprattutto a coloro che, da molto tempo – direi da sempre – minimizzano queste atrocità, le circoscrivono a “fatti interni”, si mascherano dietro a scudi comodi e ipocriti per essere politicamente corretti, non disturbare le manovre in corso della integrazione che non ci sarà mai; al massimo ci  sarà convivenza, quieto vivere, rapporti (minimi) di buon vicinato. A me il Papa è parso chiaro e tranciante: “Basta violenze” ha tuonato.  Svolgendo così, in profondità, il compito che appartiene a tutti i capi religiosi del mondo, ovvero l’obbligo di denunciare le violazioni della dignità e dei diritti umani. Ripeto: era ora. Erano anni che aspettavamo una presa di posizione del genere, così vera, così tempestiva, così appropriata. Almeno dall’estate 2012. Cioè da quella famosa e già (purtroppo)  dimenticata strage di cristiani in Nigeria, opera dei Boko Haram. Cioè gli afro-taleban che, imbottiti di esplosivo, avevano attaccato le chiese cristiane durante le funzioni religiose immolandosi per la loro causa come Kamikaze. Inseguendo una pulizia etnica che il potere centrale nigeriano – corrotto, feroce, inefficiente – non sa arginare ancora oggi  se non inventandosi di volta in volta repressioni selvagge. Azioni terribili, brutali, che ottengono l’effetto contrario: contagiare il Paese di un jiadhismo che ha legami con Al Quaeda. Per gli orfanelli di Osama Bin Laden – ucciso ormai 4 anni fa – questo è il loro nuovo Afghanistan. Ci eravamo illusi che con l’eliminazione dello “sceicco del terrore”,  gli americani – che l’hanno annientato nel disagio evangelico alla vendetta della Chiesa di Roma – ci restituissero la possibilità di costruire un mondo com’era prima delle ore 9 dell’11 settembre 2001. Non è così. Oggi dalla Nigeria alla Somalia è tutto un incendio. Gli islamici cavalcando la rabbia per la miseria che spacca il Paese ed inseguendo lotte per il potere (massì camuffandole da guerra interconfessionale) hanno già ucciso migliaia di persone. Ed ora l’incendio divampa in Pakistan. Il Papa  domenica ci ha messo una pezza, come diciamo noi. Ha messo le mani avanti. In un Paese che vuol mettere il  burqa financo alla Rai (l’Unione delle comunità islamiche cha chiesto  giornalisti della propria fede in viale Mazzini ed il Pd non lo ha escluso) non c’è da stare assopiti. Sveglia! ha detto il Papa sapendoci presi dalle nostre “cosucce” interne come ad esempio le beghe tra Landini e Bersani che si contendono le truppe anti-Renzi o la class action di Salvini contro Renzi e Alfano definiti “nemici degli italiani”. Intanto l’Imu ha messo KO l’edilizia (500 mila posti n meno in 5 anni) ma siccome è colpa delle tasse, i principi del gnam-gnam non ne parlano volentieri. Vanno nei talk show a cazzeggiare d’altro. Per fortuna che c’è Francesco.  E mentre noi  – chessò – perdiamo tempo a strigliare il soccorso rosso di Bruti Liberati alla  Boccassini sconfitta sul caso Ruby,  le truppe nere avanzano. Noi nascondiamo le stragi di cristiani, loro continuano a farle. Fino a quando?

Enrico Pirondini

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